giovedì 18 aprile 2013

“Insegnare” a vivere al bambino


Il concetto di “insegnare al bambino” ad abituarsi a una determinata cosa secondo me è assolutamente deleterio. Quando qualcuno mi diceva “dovresti insegnargli a dormire anche un pò nel passeggino..” io sospiravo…nessuno capiva? Io non posso “insegnare” proprio un bel niente a una neonata…posso PROPORLE una cosa e vedere come reagisce, questo si. Se la accetta, benone. Ma se me la rifiuta che faccio? La obbligo? Certo, potrei obbligarla, è ovvio che poi cederebbe, che altro fare? urlerebbe così forte e per così tanto tempo da sfinirsi e crollare addormentata nel passeggino…e magari a furia di insistere imparerebbe anche a non piangere più e ad addormentarsi da sola nel passeggino, non ne dubito. Ma altrettanto fermamente non dubito che farebbe così non perché scoprirebbe che addormentarsi da sola nel passeggino è piacevole ma perché si arrenderebbe all’evidenza del fatto che se anche piange, perchè il suo istinto le dice che è in pericolo di morte, nessuno la soccorrerà, nessuno la capisce (si chiama “estinzione graduale”). Insegnerei a mia figlia che ci sono per lei solo quando voglio io, non quando è lei che ha bisogno di me.
E’ questa la madre che voglio essere?
E questa sarebbe una vittoria per me? Per me no, anzi, mi sentirei un’egoista e mi si spezzerebbe il cuore. Usciremmo sconfitte tutte e due. Quindi preferisco aspettare che sia lei ad accettare le cose. Gliele posso proporre ogni tanto, ma se lei le rifiuta, nessuna forzatura. Sono io l’adulta, sono io che vado incontro a lei. Perché sicuramente prima o poi lei sarà pronta a fare quel passo di sua spontanea volontà e allora si che sarà una vittoria per entrambe. Non avrei mai pensato di poterla mettere a letto la sera e tornare giu in cucina per mangiare da sola con mio marito eppure anche quel giorno è arrivato. L'ho portata in facia per circa un anno e poi un girono è stata lei a indicarmi il passeggino (lo utilizzava solo con le altre persone, mai con me)  e non ha più voluto uscire in fascia. Così arriverà piano piano anche tutto il resto. Perché litigarci ora a discapito della serenità di tutti?

Allattamento, un'esperienza possibile e possibilmente fantastica.



L’altro giorno sono stata a casa di un’amica che ha avuto una bimba da pochi giorni. Mi ha detto “Se lo sapevo prima invece di andare a fare un corso preparto, che non mi è servito a niente, sarei andata a fare un corso sull’allattamento! Nessuno ti dice niente e poi ti trovi col bambino in braccio e non sai come fare e le ostetriche hanno fretta.”
“ A parte il fatto che me l’hanno riportata dopo 3 ore dal parto, 3 ore!, nessuna mi aiutava ad attaccarla al seno, alla fine è arrivata una ostetrica che si è messa a schiacciare la testa della bambina contro il seno. E’ scoppiata a piangere e non si voleva attaccare. Poi invece mentre eravamo sole e l’ho lasciata fare si è attaccata.”

Prima del parto mi dicevo…ma perché tutti insistono tanto a parlare di allattamento? Che ci vorrà mai? Se sarò fortunata e avrò il latte potrò allattare, se no no. Dove saranno tutte queste difficoltà?
In parte avevo ragione, in parte no. Dopo aver letto qualche libro, essere andata a un corso preparto eccezionale e aver conosciuto una consulente di allattamento ho scoperto che in realtà tutte le mamme hanno il latte e allattare è un istinto naturale, come pensavo. Il problema è che le mamme spesso non ricevono gli aiuti e le informazioni giuste (c’è molta confusione a riguardo) e quindi o l’avvio dell’allattamento viene compromesso (spesso dalle stesse ostetriche che ti assistono) e non inizia nemmeno, oppure vengono consigliate male e quindi il latte piano piano si estingue. Ecco perché questo enorme numero di donne che dice che purtroppo “non aveva latte” o che l'ha "perso". Se invece hai in mano le informazioni giuste, l’allattamento è una bazzecola, anzi, è bellissimo e basta. Oltre che molto utile!
La consulente di allattamento Francesca Alberti, che io, essendomi fatta una testa tanta prima del parto, fortunatamente non ho mai avuto bisogno di contattare, mi ha chiesto di segnalarle la mia esperienza in ospedale. Ecco cosa le scrissi:
“Io ho partorito all'ospedale di Pieve di Coriano, scelto espressamente perchè il mio ginecologo, che lavora al Poma di Mantova mi ha sconsigliato di partorire al Poma.
E sicuramente nella scelta ci ho guadagnato anche se sinceramente il prossimo parto sogno di farlo in casa, perchè anche a Pieve non sono esattamente al passo coi tempi...
Per quanto concerne l'allattamento ho da segnalare 4 cose:
1) Quando la mia bimba è nata l'hanno avvolta in un panno e me l'hanno data in braccio e quindi non me l'hanno messa nuda sul ventre. Nessuno mi ha detto niente, sono stata io a scoprirmi il seno e appoggiare la bambina sul capezzolo. Neanche il tempo di annusare il seno e me l'avevano già tolta per farle il bagnetto. (N.B. non avevano neanche la scusa di dovermi dare dei punti)
2) La bambina di prassi avrebbe dovuto passare le prime due ore in culla termica perchè secondo le ostetriche la mamma dopo il parto è troppo fredda per poter scaldare adeguatamente il pupo. Sotto mia insistenza (avevo letto che le prime ore dopo il parto sono le più importanti per avviare l'allattamento) in via eccezionale me l'hanno riportata dopo solo un'ora.
3) Quando me l'hanno portata l'ho presa in braccio, mi sono scoperta il seno e l'ho avvicinata. Lei si è messa ad annusare e leccare il capezzolo. E' intervenuta l'ostetrica che mi ha detto "Ti faccio vedere come si allatta" e si è messa a schiacciare la faccia della bimba contro il mio seno, facendola scoppiare a piangere (secondo me perchè così si è sentita soffocare), io sono schizzata su con un "Faccio da sola!!" e l'ostetrica se n'è andata offesa. Ho lasciato che la bimba riprendesse dolcemente ad entrare in confidenza col capezzolo e a fare i suoi tentativi, i suoi strusciamenti e alla fine si è attaccata serena.
4) La seconda notte che ho passato in ospedale la mia bimba urlava come una disperata e non riuscivo a calmarla, nemmeno offrendole il seno. E' arrivata un'altra ostetrica e ha riprovato ad attaccarla al mio seno schiacciandole la faccia contro la tetta, come aveva fatto la sua collega il giorno prima. La bimba non si è attaccata ne calmata, anzi, si è arrabbiata ancora di più. L'ostetrica mi ha detto che probabilmente piangeva perchè aveva fame e mi ha proposto di darle una aggiunta di latte artificiale visto che io ancora avevo il colostro, la montata non mi era ancora arrivata. Io ho rifiutato dicendole che mi tenevo la bimba così, grazie. Avevo letto alcuni libri del Leone Verde e sapevo che la montata lattea impiegava qualche giorno ad arrivare e non volevo che un'aggiunta di latte artificiale potesse comprometterne l'avvio. Infatti due giorni dopo è arrivata la montata.
In sintesi ho fatto tutto da sola per quanto riguarda l'allattamento. Sono stata fortunata perchè non ho avuto problemi, salvo qualche piccolo dolore ai capezzoli (qualche piccola ragade) durante la prima settimana a casa, ma poi si è risolto tutto da solo, non ho avuto bisogno di chiedere aiuto.
Quel "Faccio da sola!!" però rimarrà per sempre nei miei ricordi perchè credo che sia stato quello il momento in cui ho capito che avevo davvero la possibilità di proteggere mia figlia e non dovevo per forza sottostare alle istruzioni di medici e ostetriche. Ho capito che nessuno di loro aveva potere sulla mia bambina se io non glielo concedevo e questo mi dava serenità anche se significava grandi responsabilità. Però mi chiedo, perchè una donna deve sentire di doversi difendere proprio in un momento così delicato come il puerperio accipicchia?”

Inutile dire che è stato fondamentale fin da subito offrire il seno alla bambina ogni volta che piangeva, (si chiama allattamento a richiesta) ovvero quanto spesso voleva, per tutto il tempo che voleva.
Gaia  mi ha messa davvero a dura prova, i primi due mesi ciucciava ogni ora. Ogni ora. Ce l’avevo attaccata dappertutto, a tavola, in bagno…A ogni poppata le offrivo la tetta che non aveva ciucciato la poppata precedente. Anche qui, non è vero che bisogna tenere attaccato il bimbo 10 minuti da una parte e 10 dall’altra…lo dicono tutti i libri di allattamento. Ancora una volta…ma lasciamoli in pace sti bambini! Fidiamoci un po’! Io la attaccavo alla tetta che sentivo più gonfia e amen.
Gaia è sempre stata una bimba da “una ciucciatina e via” , tante piccole poppatine. Impegnativo, ma di grande soddisfazione il fatto che in questo modo aveva pochissimi rigurgiti di latte, digeriva benissimo.
Il fatto che lo stomaco dei neonati debba riposare è un'assurdità. E non lo dico io, ma diversi pediatri.
Quante volte mi è stato chiesto “quante poppate fa al giorno?”…mai saputo. Mai contato. Non lo so nemmeno ora. Quelle che le servono immagino, perché dovrei contarle? E’ come chiedermi quante volte faccio la pipì…chi le conta?

Problemi di allattamento non ne ho mai avuti a parte un paio di piccoli ingorghi, (apparivano come un livido sul seno) che si sono risolti nel giro di pochi giorni semplicemente massaggiando il seno e attaccando di più la bimba al seno dolorante. Inoltre per due volte durante i primi mesi è capitato che per alcuni giorni mi sembrava che il seno fosse sempre sgonfio, che Gaia lo svuotasse così velocemente che la produzione non ci stesse dietro e mi ero preoccupata che non mangiasse quanto voleva. Però in entrambe le situazioni mi sono detta, aspettiamo 3 giorni, se la situazione non cambia chiedo aiuto alla consulente di allattamento. Entro il terzo giorno il mio seno si era adattato alla nuova richiesta di latte e produceva di più, ritornando ad essere pieno. Anche questa volta, è bastato avere fiducia nel mio corpo e in mia figlia.

L’allattamento è stato ed è tuttora per me un modo piacevolissimo di farmi le coccole con la mia bambina, inoltre ha dei vantaggi sia a breve che a lungo termine per proteggere la sua salute, essendo l’alimento più sano e nutriente in assoluto per lei.
Inoltre devo ammettere che nei suoi primi 15 mesi di vita Gaia non si è mai ammalata. Prendendo il mio latte evidentemente è satura di anticorpi.
Non so per quanto ancora allatterò e non me lo chiedo. Per ora sono felice così e lo è anche Gaia. Se lei vorrà arriverò ai 2 anni, come consiglia L’Organizzazione Mondiale della Sanità (consiglia minimo fino ai 2 anni), e dopo vedremo. Magari si stufa prima.
Ma meglio non contarci.

Recentemente ho trovato un libro molto utile, che mi rammarico di non aver letto prima del parto perché mi avrebbe risparmiato alcuni errori: Allattare un gesto d'amore di paola Negri.

Potere e responsabilità.



Oggi dico con certezza che non giudicherò mai più un genitore con la leggerezza con cui lo facevo prima di essere madre a mia volta.

Appena diventi madre sembra che tutti cerchino di farti capire che non sei capace di fare la mamma, che devi imparare, e a tale scopo si sentono in dovere di elargirti un sacco di buoni consigli su come si fa, dando per scontato che si fa in un solo modo: il loro. Altrimenti sbagli.
La verità è che tu (e/o il padre del bimbo, in certi casi) sarai sempre la maggior esperta mondiale di tuo figlio, (anche se all’inizio non lo pensi) e semplicemente l’unica cosa che occorre imparare è proprio questa verità.
Cercheranno di farti credere che tuo figlio non è stato affidato a te, ma è stato affidato ai medici, agli "esperti" e che sei una pazza a non consegnarti a loro ad occhi chiusi. Non è vero. Tu hai il potere di concedere agli altri l'"accesso" a tuo figlio, che è stato affidato a te e a tuo marito. Nessuno ha il diritto di intervenire su tuo figlio senza il tuo consenso, ne a giudicarti, in ospedale come a casa.
Il senso di responsabilità è grande ma, come per il prendere marito e per decidere di avere un figlio, per crescerlo ci vuole a volte un pizzico di incoscienza. Col senno di poi ringrazio i miei “momenti di incoscienza” in cui ho rifiutato consigli provenienti da ostetrica, pediatra o psicologo di turno perché ho deciso di seguire invece il buon senso e l’istinto.
Mi riferisco a scelte come ad esempio quella di fare il travaglio nella serenità di casa mia, invece che correre subito in ospedale, ed opporsi al fatto che la bambina fosse allontanata da me, chiusa in una culla termica, per due ore dopo il parto(Motivazione: la mamma è troppo fredda per poter scaldare il neonato). Sapevo invece che le ore successive al parto sono le più importanti per il bonding e per l’avvio dell’allattamento. Mi riferisco alla scelta di rifiutare aggiunte di latte artificiale offerte dalle ostetriche, correndo il rischio di far patire la fame alla bimba a detta loro e più avanti di gestire l’introduzione delle pappe nella dieta di mia figlia seguendo i consigli di due pediatri di cui avevo letto i libri invece che quelli del pediatra affibiatoci dalla ASL.
E’ dura fare il contrario di quello che ti dice “il dottore”, prendersi la responsabilità di ciò che questo potrebbe comportare. L’autorità del camice è sempre una grossa influenza.
Tuttavia a volte l’ho fatto, ho preferito credere nelle informazioni che avevo scovato fuori dall’ospedale o dallo studio pediatrico, più inclini a ciò che sentivo d’istinto e nonostante/grazie a ciò la mia bambina è in ottima salute e psicologicamente equilibrata. Ne deriva che dubito che potrei dire lo stesso se avessi acconsentito sempre a tutto ciò che si aspettavano che facessi. Non demonizzo la categoria, ho sempre avuto massima fiducia nella sanità finora. Ma purtroppo per quanto riguarda gravidanza, parto, puerperio e maternità ho riscontrato grosse carenze e incoerenze nell’assistenza ai “pazienti” SANI. Altra storia è l’assistenza medica in casi di patologie, nel qual caso, benedetti i medici che possono salvare delle vite.
L’allenamento è durato molti mesi ma oggi io sono una persona molto diversa rispetto a quella che ero alla nascita di mia figlia. Ho gli occhi pieni della mia bambina e finalmente non vedo altro, la pressione della società, dei parenti, dei medici mi scivola addosso senza lasciare traccia. So che devo molto a mio marito, che mi ha lasciato carta bianca.

A proposito di “potere e responsabilità” mi viene in mente anche un altro frangente in cui la scelta di attuare o non attuare un tuo intervento utilizzando la tua autorità di madre può fare la differenza. In genere capita coi parenti più stretti ma a volte anche con perfetti sconosciuti: una persona dice o fa una cosa con o a tuo figlio che tu disapprovi o che ti infastidisce. Fortunatamente mi capita davvero molto di rado perché le persone che interagiscono con Gaia ormai riconoscono la mia autorità e raramente si permettono di  agire senza prima consultarmi (e per questo ho un grande sentimento di gratitudine verso di loro). Tuttavia può sempre capitare la persona invadente, che non riconoscendo i limiti dettati dal rispetto altrui (limiti sia “fisici” che “verbali”si intende) aggredisce tuo figlio con uno slancio di entusiasmo che gratifica solo chi lo fa, lasciando il genitore irritato e il bambino contrariato se non piangente. Ho assistito a una scena pochi giorni fa: un’amica con il bimbo in carrozzina, ci siamo incontrate per strada e ci siamo messe a chiacchierare. Io non tocco mai i bambini altrui, mi limito a salutarli sorridendogli, mi sembra più rispettoso perché non sono dei bambolotti ma delle persone e io per loro sono una sconosciuta, quindi come non gradirei se uno sconosciuto mi si avvicinasse accarezzandomi la guancia evito anche io di farlo agli altri, a prescindere dall’età. Comunque, stavamo chiacchierando e arriva una signora che saluta la mia amica e si fionda sul passeggino ad accarezzare le guance e le mani del bimbo. Io osservavo l’espressione tirata della mia amica. Dopo un po’ la signora saluta e se ne va. La mia amica mi guarda e mi dice “odio quando me lo toccano! Ma scusa, proprio in faccia gli doveva mettere le mani? E poi le manine se le mette in bocca!”. Io l’ho rassicurata sul fatto che era capitato anche a me, al supermercato, una signora dopo essersi coperta la bocca e aver emesso un sonoro starnuto ha visto Gaia seminascosta nella fascia e mi si è gettata addosso, utilizzando la stessa mano per tirare verso il basso il lembo della fascia e scoprire il viso alla bambina. Mi ero tirata indietro con un balzo e avevo avvertito la signora che la bambina quel lembo di tessuto lo succhiava quindi non era il caso di toccarlo. Ma la maggior parte delle volte, capisco la mia amica…semplicemente si tace e si stringono i pugni. Perché hai paura di offendere, perché hai paura di essere giudicata iperprotettiva. E’ giusto farsi dei riguardi e distinguere gli episodi in cui è meglio lasciar correre, perché “non è grave” o perché “anche io prima di avere figli/essermi informata facevo come loro”, dagli episodi in cui invece “si passa il limite”. Per me, lo starnuto e l’invadenza di cui eravamo state vittime era stata… “troppo”. In genere però se qualcuno si avvicinava con modi più garbati ero più disponibile a frenare i nervi, la gente a volte coi bebè ha delle reazioni istintive e non si ferma a pensare cosa ne può pensare il bebè o la mamma. Forse anche io prima di avere Gaia toccavo la manina a bimbi sconosciuti. Ma non ricordo perché non mi sono mai interessati granchè i bimbi prima, ne avevo mai pensato che potessero avere delle opinioni sulle persone che li avvicinavano.
Ad ogni modo, il mio parametro di giudizio per differenziare le situazioni troppo invadenti da quelle invadenti ma sopportabili è guardare Gaia, la sua espressione, i suoi gesti in risposta all’evento. Se sorride, o per lo meno è serena, tutto bene, a meno che non stia accadendo qualcosa di potenzialmente “insano” (le stanno offrendo dei dolci o le stanno starnutendo in faccia) non interverrò. Se invece ha un’aria preoccupata o ansiosa, mi guarda , mi si stringe addosso o peggio ancora inizia a piangere …quello è il segnale che devo intervenire, è il suo SOS. Devo difenderla, anche se la persona a cui farò sentire la mia autorità materna ci rimarrà male. Devo far sapere a Gaia che sono dalla sua parte, non le sorrido cercando di farle credere che l’ "invadente” di turno va assecondato, piuttosto assecondo mia figlia. Allora fermo tutto, mi riprendo in braccio la bambina nel caso già non lo fosse, e spiego all’invadente, con gentilezza che no, Gaia non ama essere presa in braccio dagli estranei, no, Gaia non ama chi le sta troppo adosso, no, Gaia non ama quando le si parla ”a voce troppo alta”si, Gaia è una bambina ipersensibile, è una mammona, meglio ignorarla perchè continuare a girarle intono dicendo “cucicù” mentre lei gira la testa dall’altra parte evidentemente la infastidisce. Cose ovvie, ma la gente a volte ha bisogno che le vengano spiegate.
Io sono il tramite di mia figlia per relazionarsi col mondo, se per codardia le facessi mancare la mia protezione nel momento del bisogno, a chi potrebbe mai rivolgersi? Imparerà che deve sopportare le invadenze e i soprusi della gente? Io non desidero questo, ma piuttosto che impari tramite il mio esempio a reagire, sempre con garbo, per difendere i suoi spazi fisici ed affettivi e a mediare con la gente spiegando i suoi bisogni.

Depressione Post Partum ??


Personalmente, pur avendo avuto un paio di momenti di stanchezza in cui in tutta franchezza ho pensato di lanciare la bimba contro il muro, (ma Cacilia, la psicologa che ha tenuto il corso preparto ha detto che è normale, basta non farlo!!) non ho mai pensato neanche lontanamente di poter soffrire di depressione. Non a causa della bimba almeno. Anche se per i primi due mesi alla sera piangeva un sacco senza che io riuscissi in alcun modo a consolarla, io ero serena perché sapevo che era tutto normale, e che stavo facendo tutto quello che potevo per esserle vicina e non desideravo essere in nessun altro posto al mondo se non a cullare e allattare la mia bambina strillante.
L’unico vero ostacolo alla mia serenità è stata la percezione di essere oggetto di critiche e giudizi da parte di alcuni miei parenti, che, sicuramente in buona fede, pensavano di aiutarmi elargendo consigli non richiesti, ottenendo invece di farmi sentire non rispettata, incompresa e incapace nel mio nuovo ruolo di madre. Ho passato delle brutte nottate a piangere, finchè non ho trovato il modo efficace di chiarire definitavene la mia frustrazione e sensibilizzarli al problema. Ma questo lo racconterò più avanti.
Pertanto il fatto che alcune donne soffrano di depressione post partum, mi sorprende, ma ascoltandone qualcuna lamentarsi capisco che c’è la generale tendenza a complicarsi la vita, e di conseguenza ad impazzire più facilmente di sonno, stanchezza e stress.
Io penso di essermi protetta da questo genere di pericolo grazie a queste scelte:
  1. Indispensabile. Avere una colf tuttofare affidabile e di qualità o in alternativa una suocera o una madre che si stabilizzino a casa tua per qualche settimana pensando a tutto tranne che a occuparsi del bambino, che ha bisogno solo della sua mamma. In alternativa ancora, un marito efficientissimo che si premuri di curare, pulire la casa e soprattutto di cucinare o procacciarsi in qualunque modo cibo pronto.
  2. Dormire SEMPRE quando dorme il bambino, che sia giorno o sia notte. Non farsi prendere dalla voglia di fare altro. Buttare via l’orologio.
  3. Non sentirsi in colpa se non si riesce nemmeno a cucinare un uovo. La pizza a domicilio andrà benissimo, altrimenti, se il marito si lamenta, che cucini lui. La parola magica per i primi mesi è “sopravvivere”.
  4. Affrontare giorno per giorno. L’obbiettivo è arrivare a sera, niente di più. Continuare a ripetersi che poi tutto passerà e la bambina crescerà, è di enorme aiuto.
  5. I parenti e gli amici hanno tanta voglia di dare una mano? Che portino cibo grazie!
  6. Ridimensionare le aspettative e abitudini da maniaca dell’igiene.
  7. Allattare al seno. Mille volte più comodo di allattare col latte artificiale: se il pupo dorme di fianco a te non ci si deve nemmeno alzare dal letto e ce la si cava in pochi minuti.
  8. Portare il bambino con la fascia: lui è contento perché è in braccio e la mamma non si  spezza la schiena.
  9. Non tentare di dare dei ritmi al bambino, ci si renderebbe la vita un inferno. Assecondarlo e basta, come un passo di tango in cui sia lui a condurre. Fidarsi di lui. Lasciarlo poppare  e dormire quando e quanto vuole, buttare via tabelle, prescrizioni, statistiche su quanto deve mangiare, dormire… lui sa quello di cui ha bisogno. Piano piano sarà lui da solo a trovare il suo ritmo, ogni intervento è dannoso. Per almeno qualche mese ha solo bisogno di una mamma con una pazienza incondizionata.
  10. Non pesare il bambino più di una volta alla settimana. Meglio ancora non pesarlo affatto e lasciare che sia il pediatra a farlo ai controlli. Disinteressarsi della posizione che il bambino occupa nelle tabelle di crescita. Se il pediatra dice che il bambino è sano, non occorre sapere altro. Un peso “sotto la media” non è un sintomo di malattia, visto che la media presuppone che il 50% dei bambini sia sopra e il 50% sia sotto. Ricordarsi che la priorità è che il bambino sia felice, non che sia del peso che vorresti tu. Ottimo a questo scopo vedere libro del pediatra Carlos Gonzalez “Il mio bambino non mi mangia”.
  11. Di notte tenere il bambino a dormire nella camera dei genitori, la mamma riposa molto ma molto di più.
  12. Difendersi da critiche e giudizi di parenti e persone a cui vuoi bene ma ti stanno rendendo la vita ancora più difficile.

Dopo la nascita. Ovvero “il parto? Uno scherzo a confronto!!”



Una volta tenevo un diario. Da quando Gaia è nata non ho più scritto. Non ce l’ho fatta fisicamente, lei si è presa tutto: il mio tempo, le mie energie, la mia attenzione…non essendo una bambina “delegabile” e avendo io fatto delle scelte in merito allo stile genitoriale che volevo abbracciare, ho messo lei davanti a tutto e tutt’ora sono felice che sia così. Però da quando a 9 mesi e ha cominciato alla sera ad addormentarsi presto, lasciandomi del tempo libero, dopo aver cenato con mio marito, riesco a ritagliarmi del tempo ogni tanto e non voglio che questi bellissimi primi mesi della sua vita vengano dimenticati. Eccomi quindi qui a ripercorrere i passi della nostra avventura.

Non me lo aspettavo
Non ci sono parole per poter descrivere, a chi non ci sia passato o non ci stia passando, come cambi la tua vita dal momento in cui nasce un bambino in poi. Io non potevo assolutamente capirlo prima. E’ come trovarsi catapultati al di là dello specchio di Alice nel Paese delle Meraviglie. E’ come rinascere, la tua vita comincia da capo. C’è una vita pre-bambino e una post-bambino. Ciò che prima sembrava importante ora non lo è più così tanto e ciò che invece sembrava semplice e palese ora non lo è più. Due stupidi esempi: un rigurgito di latte sul lettone non giustifica il cambio delle lenzuola. E 5 minuti per fare la cacca da sole in santa pace in bagno non è più una cosa scontata.

Non so descriverlo meglio di così.
Pensavi che “l’esame” fosse il parto. Invece il parto è un attimo, un giorno che rimarrà vivissimo nella tua memoria per tutta la vita, un giorno da preparare, mentalmente, psicologicamente, perché possa essere per sempre un ricordo meraviglioso e non un trauma da metabolizzare per il resto della tua vita. Ma se fai le cose fatte bene, se ti informi, e ti prepari, se non ti deleghi semplicemente ai medici e sei pronta anche a difendere i tuoi diritti se è necessario e hai fiducia in te, nel bambino e nel fatto che migliaia di bambini nascono ogni giorno senza problemi, il parto sarà semplicemente quello che dovrebbe sempre essere: un evento eccezionalmente naturale e gioioso. Un’esperienza indimenticabile. Ma pur sempre un giorno solo.
Nulla ti prepara al dopo parto invece. Nessuno ti fa un corso post-parto. E invece è da qui in poi che inizia la vera avventura e il corso post-parto te lo devi fare tu.

Inoltre dal punto di vista affettivo è un’esperienza pazzesca, perchè finchè non lo vedi in faccia quel piccolo sconosciuto, finchè non lo tocchi con mano, non puoi dire di conoscerlo veramente …era più che altro nella tua fantasia, ecco. Quando era in pancia e durante il travaglio “sentivo” che la mia bambina era un tipetto deciso, che sapeva quello che voleva e come ottenerlo. Il parto l’ha fatto tutto lei, un giorno ha deciso che era ora e si è spinta fuori, in pratica! Questa impressione sul suo carattere a 9 mesi data dopo la nascita è da riconfermare in effetti, quindi forse la conoscevo anche quando era nella pancia ma ho potuto accertarmene solo quando poi è nata…e in quanto ai sentimenti…bhe, ora sono innamorata. Ma tipo innamorata come una liceale eh?? Con un po’ di senso di colpa verso mio marito quando alla radio sento una canzone d’amore spesso istintivamente la “applico” a lei!! Tipo…stamattina ho sentito Stand by me e ovviamente mi è venuta in mente lei. I primi mesi non era così. L’idea di separarmi da lei mi era inconcepibile, come separarmi da un mio braccio o una mia gamba, però non sarei riuscita a descrivere che genere di amore provavo per lei…era come amare me stessa. Certo che ti ami, ma non come ami un’altra persona. Come ami te stessa. E’ diverso, non so se mi spiego…Ora invece, pur considerandola ancora come parte del mio corpo, la amo come una persona. Forse perché ora lei è in grado di farmi capire che anche lei mi ama.
Un’altra cosa che non mi aspettavo di scoprire è…di essere un mammifero. Si, col parto ho scoperto di essere un mammifero. Il mio corpo si è trasformato, plasmato, lievitato, ammorbidito, dilatato e…imploso per ritornare esattamente come era prima, anzi meglio. E’ stato come assistere al Big Bang. Nel mio caso, come nel caso del 50% delle donne, tutto questo non ha comportato la benché minima lesione. E questo è davvero affascinante se penso che una bimba di 3,50 kg è uscita proprio da lì…poi è arrivato l’allattamento e ti senti un po’ mucca…ma poi passa e capisci che non è che ti senti un po’ mucca, è che c’è un po’ di mucca in te! Ovvero, ecco qua, sono un mammifero tanto quanto lo è la mucca.
Fa strano questa parte “animale” che è accessibile solo a noi donne... E per mia esperienza è molto meglio accettarla che respingerla, perché rende tutto molto più semplice. Quando partorisci, sapere di essere un mammifero ti da coraggio (con la testa non lo so fare, ma il mio corpo farà tutto da solo, se ci riesce una cavalla, posso farlo anche io!) e quando allatti sapere di essere un mammifero ti permette di creare un legame col tuo cucciolo d’uomo che, davvero, niente potrà mai paragonarsi…è un’esperienza meravigliosa. La natura, o il Creatore come penso io, la sa davvero lunga…

Detto ciò, al di là del lato prettamente fisico del diventare madre, il vero dilemma che si pone è:
Che tipo di madre vuoi essere? Io me lo sono chiesto per molti mesi dopo il parto e a tale scopo ho raccolto informazioni, documentazioni, su  teorie, approcci, metodi di qualunque orientamento e opinione. Ho letto decine di libri. Poi di tutto questo materiale ho trattenuto solo ciò che mi calzava bene, che sentivo giusto per me e per la mia bambina.
Si perché ho dovuto arrendermi all’evidenza: non c’è un UNICO indiscutibile MODO GIUSTO di fare la madre. Ce ne sono centinaia, migliaia forse. Anche perché ogni diade madre-figlio è specialissima e nessuno può ne deve permettersi di dirti che scelte fare per tuo figlio. Puoi (e a mio parere devi) informarti a 360 gradi all’inizio, ma poi la decisione spetta alla mamma e alla mamma sola. Non al pediatra, non alla suocera, non ai così detti “esperti”…perché nessuno, nessuno è più esperto di te su tuo figlio. Anche se quando esci dall’ospedale con il fagottino in braccio nulla ti sembra più lontano….e pensi “oddio adesso siamo soli soli…esploderà?” … invece è vero: La mamma è la maggiore esperta mondiale di suo figlio. E se non lo sa uscendo dall’ospedale lo saprà presto…Questa è l’unica affermazione che mi sento di generalizzare.

Visto che so quanto il tempo sia infingardo e cancelli i ricordi, ho pensato di scrivermi il mio diario, per poter un girono rileggere in queste pagine la mia “Formula della felicità” di questi primi anni di vita della mia bambina, per la quale desidero essere la migliore madre possibile, senza permettermi  sconti. Non che io pensi di essere perfetta, intendiamoci, sono umana e fallibile, sia come donna che come madre. Però non posso fare a meno di pensare che quello a cui ambisco sia un capolavoro…e di lavoro da fare ce n’è!

Io e Gaia, diade unica al mondo, abbiamo trovato la nostra realizzazione e il nostro equilibrio grazie alle seguenti scelte. Scelte personali, si intende sempre. Dettate dell’osservazione  e “sperimentazione” di e su questa bimba vulcanica, sveglia, di umore delicato e cangiante, estremamente sensibile e bisognosa di sicurezze. Un connubio affascinante di fragilità affettiva e forza di carattere. Sa bene quello che vuole e non perde occasione per comunicarmelo.