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giovedì 6 febbraio 2014

Confessioni di una mamma irresponsabile col raffreddore. Ovvero: i lavaggi nasali, questi sconosciuti.



Mi ritrovo qui con la goccia al naso, a fare un pò il bilancio sulla salute di mia figlia...e davvero non capisco se è semplicemente culo il nostro o se l'atteggiamento con cui vivo l'argomento ha influenzato i risultati. Non lo sapremo MAI temo.
 
Una certezza che ho è che l'allattamento al seno ha indiscutibilmente giocato grande peso su quanto vi racconterò.
Sarò pazza, ma secondo me è soprattutto grazie all' allattamento se mia figlia non si è mai ammalata nel primo anno di vita. E per mai intendo MAI, neanche un raffreddore. Eppure leccava con avidità anche la suole delle scarpe...
Facciamo che è miracolata, ok.
E ok, ho amiche mamme che invece pur allattando subiscono continui assalti di virus e germi...ma non si può sapere dopotutto come sarebbero andate le cose se non avessero allattato....magari sarebbero andate pure peggio?
Amiche mamme che hanno più di un figlio mi giurano che quello allattato si ammala molto meno di quello che non avevano invece allattato.
E che mi dite del fatto che ogni volta che prendo io il raffreddore e glielo attacco, la mia bimba ha un decorso meno poderoso e più rapido del mio?? Io sono qui in pieno scolo che lei dopo un paio di giorni che sembra promettere il disastro del Vajont...si spegne nel giro di pochi giorni. Senza alcun rimedio farmaceutico o omeopatico. Nulla.
Io me lo sono spiegato così: quando sono io a passarle il raffreddore ora che glielo attacco e comincia ad averne i sintomi io sto già cominciando a produrre anticorpi e glieli passo col latte. Così lei ha un decorso più breve e molto meno "impegnativo" del mio. Possibile? Non so, non sono un medico. Ipotizzo.
 
Insomma, tutto mi fa pensare che l'allattamento abbia un ruolo in tutto questo.
 
Prendetelo come un racconto il mio...si sà, ogni bambino...anzi, ogni galassia "mamma-bambino" è un mondo a se, governato dalle sue leggi e da suoi personalissimi equilibri e nessuno può vantarsi di possedere le risposte PER TUTTE le altre galassie!
 
Io nemmeno.
Quindi quanto vi racconterò vale a mo di "sarò pazza, ma io sto bene a fare così"...un racconto di pura follia se volete. O di ingenua fiducia se credete. O di spavalderia?? Personalmente penso di essere semplicemente... "felice così". Quello che vi racconto sono le leggi e gli equilibri che regolano la costellazione "raffreddore e influenza" nella nostra personalissima galassia mamma-bimba.
 
Non so se la motivazione alla base delle mie scelte è la mia enorme fiducia verso la natura o la credenza nel potere taumaturgico dell'ottimismo...ma ecco come sto messa stasera, sdraiata a letto, con un raffreddore forza 10 mal di gola inclusive, e una bambina di due anni e mezzo, lievemente raffreddata,  addormentata nel lettino qui di fianco a me.
Sul comodino: un rotolo di carta igienica e le immancabili Tic Tac alla "menta forte" (non so come si chiamino esattamente).
Il primo ovviamente per soffiarsi il naso, le seconde per concedermi l'abbandono a Morfeo...si, sono per il mal di gola.
Si sa che le donne che allattano non è che possono ingollare cani e porci di farmaci...gli sciroppi per la tosse mi risulta siano tra quelli.
Quindi banditi. Si, esistono rimedi omeopatici e alternativi...ma le Tic Tac costano meno e mi funzionano.
L'unico farmaco che mi concedo quando si fa dura è la Tachipirina.
E' da quando è nata mia figlia che mi curo con Tachipirina e Tic tac. E fazzoletto di seta al collo, si, anche quello ci vuole!
 
Ecco, questa sono io.
E mentre strombazzo il naso con delicatezza per non svegliare la pupetta, butto l'occhio nel lettino.
Lì giace una bimba semi sdraiata su cuscini, occhi chiusi e bocca aperta , russa lievemente.  
(Che bella che è!!)
 
La bimba profuma di eucalipto...è il gel balsamico all'eucalipto che le ho spalmato sul petto e sul collo. Mi pare che sia della Mister Baby ma non ne sono certa...l'etichetta è venuta via da tempo dal barattolo.
Mai fatto un lavaggio nasale io. No, quella tortura non la posso proprio fare, mi è stato chiaro fin da subito.
E ho trovato la mia alternativa: tanti cuscini, bagno caldo prima della nanna e gel balsamico. E fazzoletti di stoffa per il delicato nasino della bimba.
Il bagno caldo fa scolare un pò il naso che le faccio poi soffiare. Poi gel balsamico e già si sente che respira meglio. Ora non rimane che metterla a letto a pancia in su e sistemarle i cuscini dietro la schiena per portare il suo nasino nella giusta angolazione...e il rantolo tipico da nasino chiuso non c'è più.
Ora la parte divertente: Mia figlia si addormenta solo al seno.
Oh tu, mamma che non allatti, già stai sogghignando non è vero?
Eh si, altro che yoga avanzato...trovo la posizione più comoda (in genere a quattro zampe), attacco la pupa e mi appresto a tonificare i miei muscoli perchè in quella posizione ci devo restare in sospensione finchè il cucciolo non cade in letargo.
Ma dopotutto è l'unica palestra che faccio da quando è nata...il mio culo sarà pure un aeroporto ma almeno avrò dei bicipiti da culturista!
Nelle notti disperate ho preparato il letto del papà in un'altra stanza e io e la super-raffreddata abbiamo assediato il lettone tra mille cuscini.
La bambina, senza pianti e senza cure, passava così notti incredibilmente serene.
Si, il muco se lo ingoia, questo è certo. Ma voi che fate di notte quando avete il raffreddore? Vi assicuro che lo ingoiate pure voi...Ora mia figlia sa soffiarsi bene il naso (e devo dire che l'ah anche imparato a fare presto. Ma anche quando non sapeva soffiarselo non le ho mai fatto lavaggi nasali, eppure è andata bene. Benissimo direi.
 
Ah, e il mal di gola mi chiederete? Latte ovviamente, solo latte di mamma.
Sembra funzionare. Anche se non ha dentro miele e rum.
 
E la tosse?
...niente. Poi passa.
Ovviamente questo significa che la tosse di mia figlia finora non mi ha mai indotta a pensare che si stesse aggravando a tal punto da diventare pericolosa.
Qualche colpo di tosse ogni tanto ci può stare e non le do un bel nulla. (Anche se ho sentito dire bene dello sciroppo di lumache. Penso che se dovessi preoccuparmi proverei quello eventualmente)
 
E quando ha avuto l'influenza?
Bene, ora mi denuncerete.
 
Il mio primo pediatra ASL mi ha detto: se la febbre supera i 38° datele il paracetamolo (tachipirina).
Il mio secondo pediatra (privato) mi ha detto: la febbre non è una cosa da combattere, è un meccanismo di difesa, l'alta temperatura uccide i germi.
Mia madre ha detto: se la febbre raggiunge i 42° è a rischio meningite.
 
Io ho fatto così: guardo mia figlia con la febbre.
La misuro: 38°.
Piange? E' sofferente? No. Ok, non le si da niente.
Si? ok, devo trovare il modo di farle prendere la tachipirina...sciroppo? sarà comunque dura ma la tachipirina sciroppo è la più gradevole che c'è sul mercato. (E vi assicuro che io le ho tutte: gocce, supposte, compresse...)
Metti che non le do niente. Dopo un pò la misuro di nuovo: 40°.
La guardo: è sofferente? No. Ok, non le do niente.
Ai 41° penso che comincerei a vacillare, probabilmente chiamerei il pediatra per un parere. Ma prima dei 41 no. Sempre che la bambina non sembri sofferente questo è ovvio.
Sarà che ho avuto alcune esperienze del tipo che si faceva 4 giorni di febbre che poi se ne andava come era venuta. Solo febbre, nessun altro sintomo. Ho imparato a non prenderla troppo sul serio. Controllarla, tenerla osservata, ma non preoccuparmi. Se n'è sempre andata come era venuta, dopo 4-5 giorni.
La tachipirina l'ho data una volta sola. In 2 anni e mezzo.
 
La mia non è pigrizia o leggerezza.
E' una scelta consapevole...io credo che i bambini siano molto più fedeli e vicini alla natura di noi, credo che ci sia saggezza nel loro resistere a certe nostre attenzioni, credo che la natura abbia fatto le cose per bene e quindi visto che contempla l'esistenza di muco nasale e febbre...se posso evitare lavaggi nasali e tachipirina a 38° li evito e lascio che agisca lei.
 
Quando la bimba ha il raffreddore la porto fuori almeno una volta al giorno. Non si aggrava anzi, dopo sta meglio.
Di sicuro almeno sta meglio di umore, il che aiuta TANTISSIMO! Come si fa a restare in casa con una bambina che ci sta da 24 ore? Impazziremmo.
Se ha la febbre in genere invece non esco o faccio uscite molto brevi. Dipende molto anche dall'umore e dallo stato della bimba.
 
Ah, io non le metto il cappotto se lei non lo vuole.
Si, è così.
Dopo l'anno di età mi son messa a chiederle se sentiva freddo e se voleva il cappotto. Se dice di no non glielo metto, la infilo nel passeggino così come è (pantaloni, maglietta di cotone e golfino o felpa) ed è poi lei a dirmi quando sente freddo e vuole il cappotto.
Insomma, ma a voi farebbe piacere se vi obbligassero a mettervi il cappotto anche se non ne sentite il bisogno?? Magari vi farebbe sudare e poi allora sì che vi prendereste il raffreddore!
E infatti indovinate? Si ammala pochissimo.
Ho imparato a considerare che mia figlia possa avere una temperatura corporea diversa dalla mia (non dimentichiamo inoltre che porta un pannolino di plastica addosso) e soprattutto a CREDERE IN QUELLO CHE MI DICE DI SENTIRE.
E non solo sopravvive....ma tra i bambini che conosco sembra essere una di quelli che non si ammalano mai.
 
Infine le pozzanghere.
Memore dei racconti di una mia amica, medico generico, con due figli, che lasciava i bambini giocare liberamente nelle pozzanghere, un giorno ho voluto fare un esperimento.
Eravamo in una piazza, e pioveva.
Mia figlia aveva appena scoperto le pozzanghere. Come poterle negare questo meraviglioso incontro??
Con le scarpine da ginnastica l'ho lasciata saltellare liberamente nelle pozzanghere e bagnarsi.
Lei era estasiata.
Faceva piuttosto freddo ma ero certa che se avesse avuto freddo o qualche disagio, la mia bimba me lo avrebbe comunicato in qualche modo. Ero in compagnia di amici con figli di poco più grandi della mia. Loro non hanno avuto il permesso di fare questa esperienza.
Dopo mezz'ora siamo risalite in macchina. Le ho tolto le scarpe e le calze: aveva i piedi caldi. Eppure la temperatura fuori era decisamente invernale! Ma tutto quel saltare evidentemente l'aveva riscaldata lo stesso.
Il giorno dopo quasi per assurdo, i bimbi della mia amica avevano il raffreddore, la mia patata stava benissimo.
E aveva un'esperienza di vita in più.
 
Perchè vi racconto tutto questo?? Non perchè spero mi emuliate. 
Ma forse per farvi venire un pochino voglia di ascoltare il vostro bambino, di fidarvi di lui, di osservarlo e interpretarlo come solo una mamma può fare, di trattarlo come trattereste qualunque altro vostro "prossimo", senza violenza, senza obblighi "di ruolo"...ragionare col cuore e non con la testa a volte porta dei benefici maggiori.
Ci sono scelte che dobbiamo prendere contro la loro volontà, questo è indubbio. Ma molte piccole cose di tutti i giorni su cui ci incapponiamo a volte non sono davvero così essenziali...non sono questioni di vita o di morte. E quanto costano al vostro bambino invece? Leggeteglielo in faccia.
A voi decidere se ne vale davvero la pena.
 

Bene, ora ...vi auguro una notte serena, mi infilo la mia Tic Tac in bocca e buonanotte a tutti...

Irene

mercoledì 2 ottobre 2013

"Io quando avrò dei figli non lo farò mai!"...come cambiano le opinioni...

Un'amica di Annalisa le chiede via email maggiori informazioni sul perchè delle sue scelte di madre. Ho chiesto ad Annalisa di condividere con noi la sua risposta. Eccola qui.






Risposta a un'amica non mamma.


Credo che sarà difficile da comprendere quello che ti dirò.
Non so se faccio bene a dirtele queste cose perchè so che per arrivare a dirtele ho fatto un percorso che tu chiaramente non hai fatto, quindi credo che non comprenderai del tutto.
Probabilmente ti scandalizzerai.
E' normale, anche io lo avrei fatto prima di di Sara.
 
Poi ti sembrerà che ti voglio convincere invece non è così, è solo che ho delle informazioni che tu non hai.
Il giorno che anche tu sarai madre se me lo permetterai ti passerò tutte queste informazioni e poi qualunque cosa tu deciderai di fare coi tuoi figli non mi riguarderà, non ti criticherò stai sicura, anche se farai delle scelte opposte alle mie.
L'importante è che tu sappia, prima di scegliere.
Io ti consiglio di sospendere ogni giudizio per il momento su il mio modo di essere madre, vedrai che quando sarà il tuo turno avrai le idee molto più chiare, anche perchè finchè non conosci tuo figlio c'è poco da decidere o preparare in anticipo.
Anche mia sorella mi chiedeva quando ero incinta "ma che madre sarai?" e io le ho sempre risposto "come faccio a saperlo? quando sarò madre saprò che madre vorrò essere". Ecco, vorrei dirti questo, non preoccuparti ora, perchè il tuo percorso deve ancora iniziare. Non importa cosa tu sai ora, quando avrai un bambino in braccio tutto il mondo ti sembrerà diverso.
 
Le cose che ti scriverò ora, prima di avere mia figlia non avrei MAI e poi MAI pensato che sarebbero uscite dalle mie labbra, prima di diventare madre.
 
Tutte le informazioni che ti scrivo qui non provengono dalla mia fantasia o da mie deduzioni personali, sono tutte informazioni ampiamente documentate e scientificamente accertate che ho riscontrato nella lettura di una ventina di libri circa e nell'incontro con alcuni specialisti che me ne hanno confermato la veridicità (3 pediatri, una psicologa infantile, 3 mie amiche ostetriche di nuova generazione, una consulente certificata di allattamento materno...e ogni tanto incontro uno specialista nuovo che me le ribadisce) e tutto corrisponde. Inoltre frequento anche un paio di forum e un gruppi di discussione per mamme su facebook e queste informazioni vengono anche confermate da mamme che le hanno utilizzate per i loro bambini che ora sono già grandini.
L'unico vero problema di "uscire dal coro" è quello di crearsi una rete di supporto di gente informata come te, altrimenti se vivi sola in mezzo a persone ignoranti (nel senso che ignorano quello che tu invece sai) finisci per uniformarti.
 
Ti prego di credermi se ti dico che se rileggerai questa mia email quando avrai un bambino la vedrai con tutt'altri occhi.
 
Ma è così, davvero, c'è una vita pre-bimbo e una vita-post bimbo.
 
Innanzitutto ho imparato che non ci sono regole. Non c'è un manuale di puericultura che si possa applicare indistintamente a qualunque coppia mamma-bimbo.
Ma ho imparato anche che la maggior parte delle madri non possiede molte informazioni e neanche le cerca, si ferma alla puntata di SOS Tata, alle seduzioni del marketing, alla "moda". Il motivo per cui molti bambini oggi vengono svezzati presto dal seno o nemmeno mai allattati, o lasciati piangere nel loro lettino fino allo sfinimento, o ingozzati a forza per paura che non mangino abbastanza, è perchè le loro madri sono in possesso solo di informazioni che provengono dalla televisione, da luoghi comuni o popolari privi di fondamento scientifico, da influenze sociali o specialisti poco aggiornati sulle recenti scoperte scientifiche se non addirittura in mala fede, per accaparrarsi più "pazienti".
Ogni madre ha il sacrosanto diritto di prendere le proprie decisioni in merito alla cura dei propri figli, e nessuno dovrebbe mai metterci il naso, ma quello che io auguro a tutte le madri è che prima di scegliere si preoccupino di conoscere tutto e non si limito a prendere delle decisioni per seguire la massa, senza mai porsi un "perchè?" o un "ma io sono felice di fare così?".
 
Ogni bambino è diverso e ogni mamma è diversa.
Quello che faccio io, le mie scelte, non pretendono di essere quelle universalmente giuste, sono solo le mie soluzioni alla mia situazione (con la MIA bambina). Ogni amica mamma che conosco ha una storia diversa da raccontare, alcune condividono con me l'allattamento a oltranza e il co-sleeping (dormire tutti insieme nel lettone) , altre hanno fatto scelte o hanno avuto possibilità diverse (a una mia amica la bimba ha smesso autonomamente di cercare il seno a 11 mesi)
 
è normale che a quasi due anni si addormenti ancora al seno? Il latte la nutre ancora? 

Ti cambio la domanda: E' normale che si addormenti col ciuccio un bambino di due anni? io non lo so perchè non ho mai visto altri bambini, ma credo che la risposta sia sì. Pertanto, partendo dall'assunto che il ciuccio e il biberon sono surrogati del seno materno, trovo anche che sia normale che un bambino ciucci ancora al seno per addormentarsi. Non è una questione di ciuccio o tetta ma un istinto di suzione. Questo istinto è socialmente accettabile se il bambino ciuccia un biberon, ma è socialmente inaccettabile se succhia il seno. Perchè?
Dipende dalla cultura in cui vivi, perchè in altre culture questi tabù non esistono.
 
Il latte nutre ancora eccome.
Un altro falso storico diffuso negli anni settanta dalle ditte che producevano latte in polvere per aumentare le vendite.
In effetti se ci pensi siamo mammiferi tanto quanto lo sono le mucche, ne più ne meno, eppure nessuno mette in discussione il latte che proviene da mucche che vengono munte per anni di seguito. Perchè il nostro dovrebbe non andare più bene dopo soli pochi mesi?
Analisi di laboratorio mostrano che il latte col passare dei mesi si modifica (si adatta ai bisogni del bambino mano a mano che cresce) ma non perde consistenza ne nutrienti.
In Africa i bambini vengono allattati fino anche a 7 anni e nessuno ha dubbi sul fatto che il latte continui ad essere nutriente. Infine io stessa ho appurato che Sara, nonostante faccia periodi in cui mangia pochissimo ma ciuccia di più acquista comunque centimetri in altezza.
 
se avessi un altro figlio, come faresti? Cioè, il trattamento esclusivo che stai dando alla Sara, non potresti farlo anche con un altro, perché avresti sempre un'altra figlia che anche se più grande, c'è. Quindi come faresti?
 
Se arrivasse un altro bambino e Sara ciucciasse ancora non lo so cosa farei, e non posso prevederlo con certezza finchè non conosco il nuovo bambino. Non ci sono problemi comunque perchè ci sono tante possibilità: Sara potrebbe disinteressarsi al seno perchè quando rimani incinta il latte cambia sapore e tanti bimbi non lo vogliono più, oppure lei potrebbe continuare a ciucciare ma a me potrebbe dare fastidio al seno (ad alcune mamme capita) e potrei allora cercare di far diminuire le poppate (Sara mano a mano che cresce è sempre più disponibile a trovare compromessi perchè ci si può ragionare sempre di più con lei) oppure potrei continuare ad allattare e poi con la nascita del secondo continuare ad allattare entrambi. Si ho detto ENTRAMBI. Immagino la tua faccia in questo momento. Si chiama allattamento in tandem e conosco un paio di mamme che lo fanno. Ce ne sono diverse a dire la verità ma si guardano bene dal farlo sapere in pubblico, sempre perchè non è una cosa socialmente accettabile. Solo i libri ne parlano senza pudore.
 
Effettivamente fa bene anche a lei questo tipo di attaccamento alla madre? Non lo so.. perché poi ci sono bimbi che vengono abituati a stare "staccati" che vanno a dormire nel lettone con i genitori. . quindi ci sono tante cose che cozzano secondo me tra loro.
 
Brava, ovviamente anche io me lo sono chiesto. Com'è che i più dicono che bisogna staccare il bambino dal seno? che è un vizio da togliere? C'è qualche risvolto psicologico che può compromettere lo sviluppo di mia figlia?
Non posso riassumerti qui in poche righe tutte le informazioni che ho raccolto in due anni, ma sappi che avevo i tuoi stessi dubbi, e li ho colmati completamente e sono straconvinta di quello che faccio ormai e le tue domande sono passato per me perchè ne conosco le inconsistenti origini.
 
Diciamo che è cominciato tutto dal parto. Partorendo ho capito o piuttosto "ricordato" di essere un mammifero. Ho potuto provare sulla mia pelle la bellezza del fidarsi della natura e ho continuato su questo percorso che finora mi ha portato solo benefici. Diciamo che da lì ho come fatto uno studio antropologico sulla specie umana, come se fossi un extraterrestre che cerca di capire le dinamiche umane. Ho fatto una scelta "ecologica "si può dire, di "amore per la natura" e con questo non intendo andare a partorire nei boschi, girare scalza o convertirmi a una religione pagana o animista! Si tratta solo di aprire gli occhi e riconoscere che la natura ha delle leggi sagge, che hanno un loro perchè. A volte non le capisci ma se ti fidi, o meglio "affidi" tutto diventa più facile. Partorire diventa un'impresa epica e bellissima, il fatto che tua figlia lecchi le suole delle scarpe e non si ammali mai sembra un miracolo, il fatto che tutta la famiglia nonni compresi si prenda il virus intestinale e tua figlia, prendendosi la sola precauzione di smettere di mangiare e nutrirsi per alcuni giorni di solo latte materno evita vomito e diarrea e scoppia di salute alla facciaccia nostra è una vera lezione di vita, il fatto che la maggior parte delle mamme si lamentino della mancanza di sonno mentre io dormo perfettamente e per tutte le ore che mi occorrono (8 al giorno) non è un caso...sono solo alcuni esempi di quanto mi torna indietro dal non interferire col naturale sviluppo infantile e con le leggi naturali della nostra specie, che ci vogliono mammiferi "portatori", ovvero con piccoli sempre attaccati addosso. Non siamo nidiacei come gatti ne nidifughi come i cavalli. Siamo portatori attivi, come gli scimpanzè. Se ci comportiamo da gatto o da cavallo ecco che il nostro cucciolo si lamenta, giustamente. 
La fiducia verso le leggi della natura mi ha conseguentemente regalato fiducia nella mia bambina, nei suoi istinti e nei suoi ritmi. Passaggi come lo svezzamento ( o meglio, l'introduzione di cibi solidi, visto che l'allattamento permane) o lo "spannolinamento" sono e sono state tappe assolutamente serene, divertenti, piene di soddisfazione e senza alcun trauma. Il rapporto col cibo e con il vasino si è creato con grande naturalezza. E' un vero peccato che molte madri siano indotte a vivere queste importanti tappe dello sviluppo con ansie e frustrazioni. La natura avrebbe già predisposto tutto.
 
Ora, cercando di risponderti, il fatto è che (e non lo dico io, sia chiaro, ma specialisti del settore) l'istinto di suzione è appunto un istinto. Non è un comportamento indotto dalla madre ma un bisogno fisiologico del bambino. Non ho sufficiente tempo per dilungarmi sulla storia dell'uomo che oggi ci ha portato a ritenere necessario separare la madre dal bambino precocemente (ovvero prima che il bambino abbia esaurito questo suo bisogno) ma il punto fondamentale è che i presupposti per cui l'allattamento prolungato provochino dei danni è una bufala: i bambini allattati a lungo al seno non diventano omosessuali, non crescono fragili e più dipendenti dalla madre (i bambini sono dipendenti per loro natura), l'allattamento prolungato non ha nessun effetto negativo, solo positivi, sia fisici che psicologici, sia alla madre che al bambino.
Basta allargare un pò la mente per rendersene conto d'altronde: non mi pare che la popolazione africana abbia grossi problemi di omosessualità, anzi, ne che si possa dire che gli africani siano un popolo insicuro e mammone...confronto agli italiani..!
Detto questo, se vedi un bambino succhiare il ciuccio o addormentarsi da solo è perchè gli è stato dato un surrogato materno: il ciuccio, un pupazzetto, una copertina...lui finge che sia la madre per consolarsi. Personalmente lo trovo triste. Non voglio demonizzare i ciucci, le copertine e i pupazzetti eh! Solo che mi dispiace quando queste cose sono imposte invece che proposte. Personalmente ho scelto di non imporre nulla a mia figlia, di proporle tutto ma poi di ascoltare i suoi bisogni e darle quello che chiede, che a parere mio, è davvero poco tra l'altro: Vuole solo coccole, mi chiede di essere rassicurata sul fatto che la amo.
 
Tu mi dicevi che questo attaccamento servirà a renderla indipendente giusto? Ma con il secondo o meglio ancora con il terzo, saranno mammoni perché non avranno lo stesso attaccamento nei primi anni di vita?
 
L'attaccamento, e questo l'ho studiato all'università, quindi in tempi non sospetti, non è una croce ma una cosa essenziale e importantissima su cui si basa lo sviluppo emotivo affettivo e psicologico del bambino. Tutti i bambini avrebbero bisogno di un attaccamento sicuro. L'attaccamento chiamato "sicuro"è proprio quello che presuppone che un bambino piccolo pianga o comunque sia disturbato dall'allontanamento della madre. (E' una tecnica di difesa istintiva che assicura al bambino la sopravvivenza ed è pertanto una cosa sana.) L'attaccamento "sano" è l'attaccamento sicuro. Un bambino che non soffre per la separazione dalla madre non ha un attaccamento sicuro. E' possibile che quel bambino abbia per esempio una madre depressa, che non si prende cura di lui o una madre altalenante che a volte lo allontana e a volte lo soffoca. Questi tipi di interazioni sono stati studiati in laboratorio.
L'attaccamento alla madre quindi non è qualcosa da combattere ma da difendere. Anche perchè più che un bisogno della madre, è un bisogno del bambino e ci sarà, che ci piaccia o no, e meno male che c'è perchè è sintomo di salute mentale! Mia figlia, per quanto sia tuttora attaccata al seno, sia stata portata in fascia e dorma nel lettone coi genitori non ha avuto ne più ne meno difficoltà rispetto agli altri bambini ad adattarsi a stare con al nonna invece che con me o a stare al "nido"(questo a detta della maestra). Non c'è nulla che una madre possa fare per "viziare" un bambino col troppo affetto, i bambini nascono già "viziati". Le madri posso scegliere se accondiscendere alle loro richieste o contrastarle e obbligarli a trovarsi dei surrogati, delle soluzioni alternative...
Chiariamo, non sto dicendo che questo sia assolutamente da evitare, sto solo dicendo che è come minimo auspicabile avere una buona ragione prima di chiedere un sacrificio di questa portata a tuo figlio: oggi Sara ha l'influenza e l'ho lasciata a casa con la babysitter , so che piangerà un pò perchè sta poco bene ed è con una persona che conosce poco, però io non posso non andare al lavoro, lei sarà costretta ad accontentarsi finchè non tornerò e poi ci coccoleremo per recuperare le coccole perse.
 
Mi chiedi come sarà con un secondo bambino. Ancora una volta non ho una risposta oggettiva ma solo soggettiva. Conosco mia figlia e conosco il suo carattere. Non conosco il futuro fratellino o sorellina. So che Sara sarà molto gelosa e possessiva nei miei confronti perchè è una bambina molto "richiedente"...magari il fratellino non lo sarà altrettanto, magari sarà uno di quelli che stanno in braccio a tutti (lei non è mai stata così,fin dal primo giorno). Non lo posso sapere. Per questo voglio aspettare che Sara abbia almeno 3 anni prima che arrivi un fratellino, perchè so che per lei sarà dura e quindi voglio essere tutta per lei almeno per i primi 3 importantissimi anni della sua vita.
Però l'affermazione che traspare da questa tua domanda è che Sara sia mammona perchè l'ho resa così io. Allattandola , portandola in fascia, dormendo nel lettone...questa cosa vedi, anche io la pensavo prima di avere figli, quindi ti capisco. Per questo ti dico che capisco che tu non possa capire. So che anche se te lo dico comunque non mi crederai del tutto, ma forse un giorno lo farai: Sara è come è senza che io l'abbia minimamente influenzata. E' stata così fin dal primo giorno (mio marito testimone) e io ho solo dovuto provarle tutte per capire quali funzionavano per farla smettere di piangere e quali no. Le mie scelte sono MIEI adattamenti cuciti su misura per il carattere di mia figlia. Se avessi fatto qualcosa di diverso avrebbe semplicemente pianto molto di più, il che, tradotto in evoluzione, avrebbe potuto portarla oggi ad essere una bambina molto più insicura. Infatti mia figlia è una mammona ma se c'è una cosa che non si può dire è che sia un'insicura. La maestra d'asilo l'altro giorno mi fa "Eh! Certo che tua figlia ha una gran bella autostima!!". Sarà un caso ma nel piccolo nido dove la porto è la preferita di tutti. Io non ho meriti per questo se non quello di non aver voluto interferire con il suo naturale sviluppo. Lei è così di suo, nuda e cruda come me l'hanno consegnata.
Quando arriverà un fratello non lo so cosa farò, non so se il nuovo arrivato mi darà altre possibilità, magari a lui non dispiacerà dormire nel lettino, magari starà in braccio a tutti...o magari no. Non lo posso sapere. E ancora una volta, non me ne preoccupo ora, tanto non ho le informazioni per poter prendere una decisione ora come ora. Di sicuro sono soddisfattissima di tutto quello che sto facendo con Sara e mi auguro di poter continuare così, a colmare i suoi bisogni sempre, anche con un fratellino. Credo che un fratellino sarà un arricchimento per tutta la famiglia alla fine dei conti.
 
E se avessi dei gemelli? Se mi nascessero due gemelli, e allattare è la cosa migliore che possa fare per loro, che madre sarei ? Dovrei trovare un'altra mamma che li allatti come facevano una volta? E per farli addormentare insieme, come farei?
 
Ripeto, secondo me queste domande te le devi fare entrare in un orecchio ed uscire dall'altro.
Ora non sei consapevole di cosa significhino veramente.
Ci sono mille possibilità che ti si parano davanti e la scelta di una di queste dipenderà dalle informazioni che avrai ma anche dal carattere dei tuoi gemelli e dal tuo. Non hai tutto questo al momento quindi non puoi realmente sapere cosa farai. Rimanda il problema e non pensarci più.
Ti basti sapere che abbiamo due seni proprio perchè la natura ha previsto che alcune di noi avrebbero avuto più di un bambino insieme. Una possibilità per nulla remota è quindi quella di allattarli tu. Non è infatti un problema di allattare ma un problema di gestione dei bambini e di tempo e di braccia...due gemelli sono duri da accudire per una persona sola. L'allattarli sarebbe solo il "problema" più piccolo che ti si parerebbe davanti, te lo assicuro. Perchè se anche non li allattassi ma li nutrissi col biberon non significa necessariamente che sarebbe tutto più semplice credimi. Ci sono pro e contro in ambedue i casi, personalmente ho trovato molti più contro nell'allattamento artificiale ma non ho idea delle scelte che avrei fatto in caso la mia situazione fosse stata diversa, magari ad esempio con due gemelli.
Io so solo cosa ho fatto IO con Sara. 

mercoledì 3 luglio 2013

Devi imparare a condividere!



Al parco Mattia, 18 mesi, è tutto felice e corre in giro con in mano la sua palla, lanciando gridolini e sorrisi di soddisfazione a ogni viso che incrocia.
Si avvicina un bimbo con intenzioni evidenti.
"Oh, Mattia! Guarda! C'è un tuo amichetto!" dice il papà.
Amichetto? Mattia guarda il papà perplesso e sembra chiedere con lo sguardo maggiori informazioni Davvero Papà? e quando l'abbiamo conosciuto questo qua? io non ricordo...
Papà tutto allegro continua. "Mattia, il tuo nuovo amichetto vuole giocare con te! Gioca a palla con lui!"
Mattia comincia ad agitarsi...la situazione comincia a farsi preoccupante! Ma io ero qui che giocavo da solo felice!! PERCHE' devo dare la mia palla a questo sconosciuto?? Cosa vuole da me??
Il bimbo sconosciuto comincia a cercare di strappare la palla a Mattia, che si difende con fughe e strattoni, ma interviene il papà: "Mattia! Insomma! Devi imparare a condividere!" Strappa la palla di mano a Mattia e la mette in mano all'altro bambino.
Mattia scoppia in un pianto isterico e passa una buona mezz'ora cercando di riappropriarsi della sua palla, mentre suo padre continua a sgridarlo e a bloccarlo nei movimenti.
E' così che si gioca a palla insieme? pensa Mattia frustrato, non mi piace!
Interviene la mamma del bambino sconosciuto: "Leonardo! Ridai la palla al bambino!".
I due genitori a questo punto intrattengono una divertente conversazione su quanto il loro rispettivo bambino sia maleducato. Alla fine Mattia ottiene il possesso della sua palla e Leonardo si mette a giocare con il suo camion.
Di lì a poco Mattia ha imparato la lezione: Va da Leonardo e gli prende il camion.
"Mattia! Se non sei capace di condividere i tuoi giochi non puoi prendere quelli degli altri!" interviene prontamente il padre, stappando il camion di mano a Mattia e restituendolo a Leonardo.
E la mamma di Leonardo: "Ma no, non si preoccupi...Leonardo, gioca col tuo amico!Giocate INSIEME!!"

Questa scena la vedo spesso...
I nomi sono inventanti ma il racconto dei fatti no.
E non può che salirmi un pò di tristezza per il povero Mattia, che credeva di aver capito la lezione (se gli altri mi rubano i giocattoli e papà li difende, difenderà anche me se rubo i giocattoli degli altri, no?) e per il povero Leonardo che deve imparare a giocare insieme CON UN SOLO CAMION. Come farà?
Io stessa sarei in difficoltà nei loro panni.

Vorrei spezzare una lancia a favore di tutti quei bambini che ogni giorno al parco vengono redarguiti dai genitori, con conseguente inconsolabile pianto o malumore, perchè "sono egoisti e possessivi" e devono imparare a condividere.

A parte che l'egocentrismo è una fase assolutamente naturale dello sviluppo infantile, ma poi, mi viene da dire: ci sarà un motivo per cui i bambini iniziano la materna a 3 anni...no?? Il nido è un'invenzione recente e non possiamo pretendere che i bambini sotto i 3 anni abbiano le capacità sociali di un bimbo di scuola materna...no?

E poi, scusate, noi genitori credo che dovremmo osservarci e forse vederemmo che spesso chiediamo qualcosa per cui non siamo un buon esempio, dopotutto.

I giocattoli non sono nostri, sono dei nostri bambini. Sono le sole cose che possiedono e sono importanti per loro. Sono pertanto dell'idea che debbano essere loro a decidere se condividerli, prestarli o regalarli ad altri bambini. Tanto più se il bambino di turno è uno sconosciuto.

Cosa ne direste se al parco, seduti beati su una panchina, mentre state messaggiando sul vostro Iphone, uno sconosciuto venisse, ve lo levasse di mano e dicesse "Bello, fammelo vedere"....
E se lottando per rientrarne in possesso intervenisse un poliziotto dicendovi "Zitta tu! devi imparare a condividere con gli amici! Prego signor ladro, faccia pure, telefoni in Australia se crede. Così impara questa maleducata!"








domenica 5 maggio 2013

Bésame mucho - Carlos Gonzalez. I bambini sono PERSONE.

La "collega mamma"  Elena, desidera condividere la sua opinione su questo libro.



Credo che questo libro dovrebbero darlo in mano a ogni madre che esce da un ospedale con il bimbo in braccio.
E' un libro che ogni tanto vado a rileggermi perchè ha il potere di infondere grande serenità.
E' scritto da un noto pediatra spagnolo, fondatore e presidente dell'associazione catalana per l'Allattamento materno, ma tratta di temi che vanno ben al di là dell'allattamento e quindi adatto anche a mamma che non hanno potuto (o voluto) allattare.
La prima volta che lo lessi Sofia aveva pochi mesi e pensai che era un bel libro, leggero, divertente e profondo al tempo stesso. Forse un pò troppo "permissivista". Diciamo che lo condividevo per un buon 90%.

Quando dopo circa sei mesi lo ripresi in mano mi sorpresi del fatto che non mi sembrava più permissivista ma realista. In quei mesi infatti ero cresciuta come madre e il mio percorso mi aveva svelato quanto fossero infondate certe affermazioni e luoghi comuni sui bambini.
Mi riferisco al fatto di ritenere comunemente i bambini "monelli" o "dispettosi" o "che ti vogliono mettere alla prova" o "capricciosi".
Avendo in quei mesi approfondito il discorso sull'importanza della comunicazione con i bambini tramite la lettura di qualche libro e la partecipazione a un corso Gordon "Genitori Efficaci"  avevo sperimentato su Sofia ciò che avevo appreso e semplicemente...funzionava. Ci capivamo. Quando comunemente qualcuno avrebbe detto "sta facendo un capriccetto" io riuscivo a vedere che non c'era alcuna malizia in lei.
Era proprio vero: Sofia non traeva nessuna soddisfazione nel "darmi fastidio".
La verità era lì alla mia portata, bastava guardare l'espressione di mia figlia: Sofia aveva un problema, e il suo unico modo per comunicarmi i suoi bisogni era quello di "lagnarsi".
Rimproverarla o ignorarla non era la risposta che volevo ricevesse da questa sua richiesta di aiuto.
Ecco perchè quando rilessi il libro di Gonzalez per la seconda volta...lo compresi tutto perfettamente e capii che non era permissivista ma semplicemente rispettoso perchè denudato dai falsi stereotipi comunemente diffusi di cui pochi mesi prima ero ancora intrisa anche io.

E' molto diverso partire dalla premessa che il bambino è una creatura buona e pensare invece che il bambino è una cratura buona solo fintanto che "sta buono".

Dire che un bambino sta facendo un capriccetto significa chiudere subito i canali di ascolto ed emettere immediatamente una sentenza irrevocabile di punizione per "correggere il comportamento inaccettabile".
Ma il comportamento da cosa è provocato? Ce lo si chiede davvero o lo si indaga solo superficialmente?

Perchè, se un uomo è "innocente fino a prova contraria", un bambino no??

Il bambino è buono, ora ne sono certa.
A volte i bambini hanno comportamenti sgradevoli perchè li hanno appresi da cattivi esempi (per es. dicono le parolacce) oppure perchè semplicemente non conoscono gli effetti che possono avere sulle altre persone o su loro stessi (stanno sperimentando le loro potenzialità fisiche o le leggi della natura).
Permissivismo sarebbe lasciare fare a un bambino tutto quello che vuole senza intervenire.
Se un bambino si comporta in un modo inaccettabile per prima cosa, invece di arrabbiarsi sarebbe ragionevole analizzare il perchè lo fa. Poi si potrà reagire come si riterrà utile e necessario. A volte si è troppo stanchi e la pazienza viene meno, ma non mascheriamo questi nostri stati incolpando il bambino, se in una certa occasione sono troppo stanca per rispondergli come si deve, ok, sono umana, non sono divina, magari in quell'occasione farò ciò che posso. Però almeno sono consapevole che quello che sto vivendo non è un dispetto da parte del bambino ma un conflitto di bisogni (il mio di riposarmi, il suo di esprimersi).

Ieri alla grigliata del primo Maggio una signora, vedendomi accontentare Sofia (2 anni) che voleva bagnarsi le manine alla fontanella per l'ennesima volta ha commentato sorridendo "ah...ma qui siamo viziatelle!". Le ho risposto sorridendo: "Bhe, se per vizio intende assecondare il suo desiderio di scoperta del mondo, si, è una bambina molto viziata! Ma se invece per viziata intendiamo dire che fa tutto quello che vuole senza freni, no, Sofia è una bambina molto ubbidiente invece, basta parlarle nel modo giusto." lei rispose "Perchè allora non le dici di no e vediamo se ti ubbidisce?". "Perchè sono daccordo con lei: l'acqua è molto divertente e ci sono dei segreti che evidentemente non ha ancora carpito dalla fontanella!".

Penso che sarebbe stato facile per me interrompere il gioco di Sofia, certamente non semplicemente "dicendole di no"! Però ormai per lo più so come parlarle affinchè mi ascolti. Il fatto però era che non avevo reali motivi per farlo. Dimostrare qualcosa a quella signora non era più importante di permettere a mia figlia di imparare qualcosa di nuovo dal mondo.
Penso quello che ho detto: è una bambina molto ubbidiente. Ma non significa che sia un soldatino: "Fai questo" e "fai quello". Grazie a Dio ha un cervello! Ubbidisce solo se viene trattata con rispetto. Se viene trattata come una PERSONA, e non come un cagnolino addestrato. C'è da stupirsi?

I bambini sono PERSONE, questa è stata la scoperta di questi ultimi mesi di maternità.
Vi rivolgereste mai a un vostro amico come vi rivolgete a vostro figlio? Se la risposta è no, la domanda seguente è "E pechè?". Perchè a un vostro amico vi rivolgereste con educazione e rispetto ma vostro figlio non è degno di questo trattamento? E vi sentite forse "Permissivi" con il vostro amico, solo perchè lo trattate con gentilezza invece che imporvi con arroganza? Perchè una sculacciata al bambino è legittima ma la stessa cosa a una fidanzata non è accettabile?
In pratica è di questo che parla il libro di Carlos Gonzalez: perchè i bambini non dovrebbero essere trattati come le altre PERSONE?
Si può educare un bambino e contemporaneamente rispettarlo? Dalla mia piccola, singola esperienza...semplicemente si.


Ringrazio Francesca per queste parole che credo possano aprire una bella riflessione personale in ogniuno di noi e concludo solo, trascrivendo alcune frasi tratte dal libro:

"Coloro che attaccano il bambino sembrano credere che in questo modo difendono i genitori (...) ma si sbagliano perchè genitori e figli in realtà, stanno dalla stessa parte."

"(...)Tabù relativi al pianto: è proibito preoccuparsi dei bambini che piangono, dare loro ciò che chiedono.
Tabù relativi al sonno: è proibito far addormentare i bambini in braccio o allattandoli, cantare o cullarli perchè si addormentino, dormire con loro.
Tabù relativi all'allattamento: è proibito allattare in qualsiasi momento o in qualsiasi luogo o un bambino "troppo grande"(...)
Tutti questi tabù e pregiudizi fano piangere i bambini e non riescono a rendere felici i genitori. Chi soddisfano allora?Forse qualche pediatra, psicologo educatore o vicino che li propugna? Tutte queste persone non hanno diritto di darti indicazioni perentorie, di dirti come devi vivere la tua vita e come devi trattare tuo figlio.
Troppe famiglie hanno sacrificato la propria felicità e quella dei loro figli sull'altare di qualche pregiudizio senza fondamento.Con questo libro vogliamo smentire miti, rompere tabù e dare a ogni madre la libertà di godere della sua maternità così come lei desidera."

"La nostra società non tratta i bambini con lo stesso rispetto con cui tratta gli adulti."

"Nell'essere umano, e in minore grado in altri primati, il comportamento non dipende solo dai geni, ma anche dall'apprendimento. I comportamenti appresi non si possono trasmettere attraverso i geni ma tramite l'esempio e l'educazione, non soltanto ai discendenti ma anche ad altri membri della stessa specie.(...)
Per colpa della selezione culturale non possimo più affermere che noi esseri umani cresciamo i nostri figli nella migliore maniera possibile.(...)
Pertanto, difronte a comportamenti che non dipendono dai geni ma dalla cultura, non è più lecito il ragionamento secondo cui "se lo fanno tutti, servirà a qualcosa". non è lecito ne per la nostra cultura ne per qualsiasi altra."

"Educare male" significa educare con poco affetto, poco contatto fisico, poco rispetto e poche coccole. E' impossibile educare male un bambino prestandogli molta attenzione, prendendolo molto in braccio, consolandolo molto quando piange o giocando molto con lui."

"Quando un bambino smette di chiamare la madre perchè non ne ha più bisogno non è come quando smette di chiamarla perchè sa che, per quanto la chiami, lei non gli presterà mai attenzione."

"I bambini cresciuti con affetto sono affettuosi e rispettosi. (...) Questa è la loro tendenza naturale, infatti nell'essere umano la cooperazione con altri membri del gruppo è naturale quanto camminare o parlare. I bambini diventano aggressivi se gli adulti in qualche modo li hanno indotti a deviare dalla loro naturale inclinazione. I bambini "educati" a suon di grida gridano. I bambini "educati" a suon di schiaffi, picchiano."

Carlos Gonzalez



E voi avete letto questo libro? Cosa ne pensate?









martedì 30 aprile 2013

(STRA)consigliati



Ecco una lista dei siti, dei libri, dei contatti e dei nominativi che reputo utili!
Se però volete quella più aggiornata, andate alla pagina "(STRA)consigliati" che trovate in alto nella Home Page del blog.
Blog e siti amici:

http://www.mammapermamma.eu/eccomi/  una mamma come noi ci aiuta ad informarci

http://www.quandofuoripiove.com/ la fantasia contagiosa di Giada, giochi per creare e divertirsi coi bimbi

http://mammagiramondo.blogspot.it/ bellissimo blog di una mamma viaggiatrice

http://www.lacasanellaprateria.com/category/attivita-con-i-bambini/ Claudia: giochi, fantasia e Montessori

http://www.lapappadolce.net/category/feste/ pedagogia e didattica, arte e manualità

http://mammanatura.blogspot.it/ una mamma ecologica e le sue risorse

http://www.piacerediconoscerti.it/ bellissime bambole e sagge idee eco

http://nontogliermiilsorriso.org/forum/index.php?sid=af51453081f39b78920242ca6da4f76a confronto con mamme di tutta italia sui temi della nonviolenza

http://www.centostorie.it/public/wordpress/ microblog sui libri per bambini

http://ilmondodici.blogspot.it/p/libri.html consigli su libri per bambini

http://www.homemademamma.com/ per crescere creativamente

http://www.mammafelice.it/2013/03/13/rispettare-i-bambini/ una mamma come noi condivide le sue idee



Informarsi e corsi interessanti
http://www.nascitarmonica.com/
http://www.allattamentomantova.it/


TagesMutter a Mantova: un'alternativa all'asilo nido più a misura di bambino
http://www.matermantova.it/tagesmutter.htm


Allattamento
http://www.lllitalia.org/
http://www.allattamentomantova.it/


Portare con la fascia
http://www.portareipiccoli.org/


Comunicare efficacemente coi figli
http://www.iacp.it/gordon/gordon.htm


Contatto fisico: il Massaggio AIMI
http://www.nascitarmonica.com/massaggio-a-i-m-i/


Curare in modo dolce - l'Omeopatia per i bambini
Dott. Pinelli
Dott Leggeri
Dott. Davide Angelucci


Negozi Consigliati:
Bioanchio : negozio di prodotti biologici
http://www.bioanchio.it/
La Birba: negozio dell'usato per bambini
http://www.labirba.com/mantova/index.html


Libri per mamme e premamme
(personalmente letti o che vengono consigliati da mamme che li hanno personalmente letti. Quelli con l'asterisco sono irrinunciabili) :

Parto:
-*La gioia del parto; Ina May Gaskin

Prime informazioni per accudire i bambini:
-*Besame Mucho; Carlos Gonzalez

-*E se poi prende il vizio?Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini; Alessandra Bortolotti

-Portare i piccoli Un modo antico, moderno e... comodo per stare insieme; Esther Weber

Nutrizione:
-*Allattare, un gesto d'amore; Paola Negri
-*W la Pappa; Paola Negri
-*Io mi svezzo da solo; Lucio Piermarini e F. Panizon
-*Il mio bambino non mi mangia; Carlos Gonzalez
-Svezzamento secondo natura; Trevisan Michela
-Allattare e Lavorare si può; Giorgia Cozza
http://www.lllitalia.org/images/stories/Nuovo%20libro%20per%20La%20Leche%20League%20-%20Allattare%20e%20lavorare%20si%20puo!.pdf


-* Svezzamento Passo dopo passo
http://www.lllitalia.org/index.php?page=shop.browse&category_id=6&option=com_virtuemart&Itemid=1

-Un dono per tutta la vita Guida all'allattamento materno; Carlos Gonzalez
-Sapore di mamma Allattare dopo i primi mesi; Paola Negri



Educare e Comunicare coi bambini:
-*Genitori efficaci. Educare figli responsabili; Thomas Gordon

-I figli, che bella fatica. Il mestiere del genitore; Grazia Honnegger Fresco (montessori)
-Amarli senza se e senza ma Dalla logica dei premi e delle -punizioni a quella dell'amore e della ragione; Alfie Kohn
-Libertà e amore L'approccio Montessori per un'educazione secondo natura; Elena Balsamo
-*La sculacciata. Perché farne a meno: domande e riflessioni; Olivier Maurel
Mamma parla con me; Nancy Cadjan

Salute:
-Bambini super-vaccinati - seconda edizione Saperne di più per una scelta responsabile Eugenio Serravalle

Sonno:
-Di notte con tuo figlio La condivisione del sonno in famiglia; James J. McKenna
-Facciamo la nanna Quel che conviene sapere sui metodi per far dormire il vostro bambino; Grazia Honegger Fresco




N.D.R. Tutti glispecialisti, i negozi, le case editrici, i corsi e gli eventi indicati e consigliati su questo blog non vengono in alcun modo pubblicizzati sotto pagamento, ma solo per puro passaparola tra mamme che li hanno conosciuti direttamente e li vorrebbero consigliare ad altre mamme.



mercoledì 24 aprile 2013

Ordine in sala! Idee per l'arredo



Come fare in modo che la sala resti in ordine? E' di grande aiuto dare i giusti spazi al bambino, con ripiani per i giocattoli facilmente accessibili per la loro statura. Stile Montessori. Elisa è andata all'IKEA e senza spendere una fortuna ha risolto così:



venerdì 19 aprile 2013

Difendersi dai consigli non richiesti



Passo per una trasgressiva un pò fricchettona ma sinceramente ho imparato a non badarci, perchè questo è l’unico modo per vivere serenamente la mia maternità. Non ho la presunzione di dire che le mamme che non fanno come me sbagliano, ogni mamma è diversa, ogni bimbo è diverso e quindi ognuna deve trovare la propria “formula” della felicità. Io ho trovato la mia e non me la lascio togliere da nessuno.
Il problema della gente che si fa gli affari tuoi è l’unico vero problema che ho riscontrato nella mia esperienza finora.
Ho differenziato due casistiche: disapprovazione degli estranei e disapprovazione di parenti/persone a cui sei affettivamente legata.
Io ho risolto così.
Estranei: fregarsene e andare per la propria strada (la gente tanto non capisce,non posso pretendere che capiscano tutti, concentriamoci quindi solo sulle persone a cui siamo legati affettivamente). Esempio, dialogo tipo con la mia vicina di casa “Dorme nel lettino?” “Dorme benissimo, nel lettone con noi!” “Aaah! Che viziatella!” “No, no, è una scelta.” “Ah.” “Si chiama Approccio ad Alto Contatto. Ne siamo entusiasti!”. Questo di solito fa ammutolire l’estraneo di turno.
Parenti/persone a cui vuoi bene: io ho risolto il problema così. Gaia aveva 2 mesi e io non ne potevo più di piangere la notte a causa della pressione esercitata dalle critiche dei famigliari. Ho invitato tutta la famiglia al completo a cena (ho comprato le lasagne, col cavolo che riuscivo a cucinare) mi sono alzata e ho fatto un discorso al termine del quale la mia bambina si è profusa in gridolini di approvazione, come se avesse percepito che la mia tensione andava finalmente sciogliendosi. Il mio breve discorso faceva pressappoco così “Da quando è nata Gaia, le uniche notti che ho passato piangendo sono state quelle dei giorni in cui mi sono sentita giudicata nel mio ruolo di madre. Del giudizio della gente non mi sono mai preoccupata, ma il giudizio di parenti e persone a cui voglio bene ha un grosso impatto su di me e mi ferisce molto….io so che tipo di madre voglio essere e se dovessi avere dei dubbi vi assicuro che non esiterò a chiedervi aiuto e consiglio. Ma se ciò non avviene, ho bisogno che d’ora in avanti voi semplicemente mi diate fiducia e rispettiate le mie scelte senza intervenire. Ho bisogno di questo ora da voi, altrimenti questi bellissimi momenti che sono i primi mesi di vita della mia bambina rischiano di essere rovinati. So che mi volete bene quindi vi prego, aiutatemi ad essere serena. ” E poi avevo comprato una copia di un libro che ho consegnato a ognuno di loro. Era il libro “Besame Mucho” di Carlos Gonzales ma qualunque libro mi avesse ispirata sarebbe stato uguale, tanto il libro è solo un simbolo, è servito per sancire meglio il concetto. Sono abbastanza sicura che nessuno l’abbia poi letto, ma l’obbiettivo è stato comunque raggiunto perché da quel momento loro hanno fatto un passo indietro e io mi sono sentita davvero rispettata come madre. Ha funzionato alla grande.
Prima di fare quella “cena con discorso” ai parenti anche io avevo cercato di fermare le loro critiche in altri modi, prendendoli separatamente uno ad uno, alzando anche i toni a volte, ma non aveva sortito nessun effetto. E’ stato solo mettendoli tutti insieme e facendogli capire che i loro tentativi di aiutarmi mi erano più nocivi che utili, che è cambiato tutto. Anche perchè mettendoli tutti insieme e facendo un discorso generico ho evitato lo scontro diretto con le specifiche persone a cui quel discorso era diretto.
Un discorso a parte va fatto per il  marito/compagno, il papà del bambino. Lui è necessario che sostenga o per lo meno non ti intralci in queste decisioni la mamma, altrimenti è davvero dura farcela. Ho avuto la fortuna di avere sempre mio marito a supportarmi.

giovedì 18 aprile 2013

Perchè leggere e informarsi?




Un manuale lungo una vita
Ci si potrebbe chiedere perché mai leggere dei libri sul parto, sull’allattamento, sulla cura sulla psicologia e sull’allevamento dei bambini. Ho conosciuto donne che sostenevano di non voler leggere nulla per “non farsi influenzare”, perché volevano seguire il loro istinto. Il problema è che comunque sei influenzata, anche se non leggi dei libri. Si viene influenzati dalle aspettative e credenze della gente, dai bombardamenti dei media,  dalle pubblicità che ti fanno credere indispensabili materiali di consumo che indispensabili non sono (come il girello, lo sterilizzatore, la stanzetta del neonato…) che ti fanno credere che un bambino affezionato al suo biberon sia più psicologicamente sano di uno affezionato alla mamma e alle sue tette. Ci sono donne che si rifiutano di informarsi ma poi guardano programmi come SOS Tata, che danno ottimi consigli a volte ma a volte pessimi, secondo il mio parere (leggendo libri, ho potuto avere dei termini di paragone). C’è l’immagine stereotipata del bambino col ciuccio in bocca, nel passeggino, che indossa un paio di piccoli jeans o vestitini tanto belli quanto scomodi per i suoi movimenti, il bambino che “impara” a dormire da solo nel lettino abbracciato a un pupazzo, imparando a fingere che quello sia la sua mamma…e le persone di fronte a queste immagini generalmente sorridono commosse…a me fanno un po’ tristezza invece. Vedo un bimbo-bambolotto, vestito con abiti non pensati per la sua comodità ma per l’effetto scenico che hanno sugli adulti (in fondo è l’adulto che sborsa i soldi!), vedo bambini che si sono dovuti accontentare di surrogati materni quali il biberon o il pupazzetto, perché la loro mamma non c’è o non vuole concedergli il contatto fisico che loro richiedono, o nella quantità che loro richiedono.
Bhe, non credo che questo significhi “seguire l’istinto materno”, al contrario, credo significhi rinunciare a mettere in discussione le aspettative della società, non chiedersi perché a volte una regola da seguire “per il bene di tuo figlio” fa stare male sia te che tuo figlio. Non approfondire.
Ma qui si tratta della cosa più importante del mondo: i bambini. Il nostro futuro. Meriteranno un po’ di approfondimento gli argomenti che riguardano la loro salute psicofisica?
Bhe, Il mio istinto mi diceva che non sapevo nulla di bambini e che non volevo fermarmi ad ubbidire ciecamente ai consigli della televisione, dei conoscenti o dei medici. Volevo sapere il perché quei consigli erano ritenuti quelli giusti per crescere un bambino, volevo risalire alla fonte. Così ho intrapreso una vera e propria ricerca antropologico-pedagogica. Credo di aver letto più di una trentina di libri . In alcuni di questi ho trovato la risposta a uno dei miei dubbi più grandi: perché nei paesi industrializzati, nella nostra società moderna insomma, l’uomo ha disimparato a partorire (terrore del parto) ad allattare (com’è che solo le madri occidentali non hanno il latte??) e a prendersi cura dei bambini ascoltandoli e osservandoli e non applicando semplicemente un manuale uguale per tutti,(visto che nessun bambino è uguale all’altro). Perché abbiamo perso completamente fiducia nel nostro corpo e nella perfezione con cui Dio, o l’evoluzione se si vuole, ha creato sia madre che bambino? Perché è tutto così difficile insomma?
La risposta illuminante è stata questa. Una gatta, che sia selvatica o che sia domestica, che non abbia mai visto un’altra gatta allattare e prendersi cura della prole, sarà comunque in grado di farlo, per istinto. Una scimmia no. Scimpanzé e gorilla che in cattività non hanno mai VISTO allattare e curare la prole non saranno capaci di far sopravvivere il loro cucciolo. Perché i primati questi comportamenti li IMPARANO, così come un bambino impara a camminare perché vede gli altri farlo. Un bambino che cresce tra i lupi non imparerà a camminare. Ne consegue che chi pensa di non informarsi sulla cura della prole pensando di “seguire l’istinto” resterà deluso perché non esiste questo istinto in natura per noi. Chi non ha altri modelli di riferimento se non quelli disponibili divulgati dai media arriverà naturalmente alla conclusione che il biberon è più evoluto della tetta, (perché i produttori di latte in polvere non ci guadagnano nulla se il bambino succhia dal seno), che il parto è un problema da affrontare e non una tappa fondamentale della sessualità di una donna, (il terrorismo fa molto skoop) che e inconsapevolmente divulgherà a sua volta queste credenze

La mia situazione, non posso negarlo, parte con degli ottimi presupposti. Possiamo permetterci una colf, ho dei genitori fantastici e dei suoceri bravissimi e disponibili, ho un marito spettacolare. Non tutte le mamme sono così fortunate, me ne rendo conto. Però credo che qualunque mamma, se vuole, ha accesso alle informazioni che ho trovato io e che servono per potersi “confezionare” la propria formula della felicità, basta non fermarsi al “si fa così” detto da qualcuno, e scegliere di essere artefici della propria serenità, dalla quale dipende poi quella del nostro bimbo.
Alcuni libri resteranno sempre nella mia biblioteca privata. Sono stati un sostegno importante e una fonte di informazioni e di consigli che ho sperimentato su Gaia e ho quindi potuto selezionare i comportamenti che con lei funzionavano bene, facilitandomi la vita.
Mi hanno fatto capire che i miei dubbi, timori e sensazioni erano condivisi da molte altre persone. Per me sono stati essenziali per mantenere la mia autostima. Ma nessuno di essi è per me una “Bibbia”. Io ho assimilato, elaborato, riassunto e composto un mosaico di informazioni, idee e filosofie di pensiero.
Non applico un “manuale”. Ho “creato” il mio e ne sono molto felice.
Sono consapevole che è solo l’inizio, la mia bimba è piccola e la vita lunga.
Ma, si dice, chi ben comincia…

Capricci o bisogni? Come si affronta il pianto del bambino.



Io…che mi ero ripromessa “mia figlia non la farò piangere mai!”. Ebbene, ho dovuto ammettere che a volte la mia bambina non avevo modo di farla smettere. Dopo averle provate tutte, tenerla in braccio e offrirle il seno cullandola era davvero l’ultima risorsa, anche se evidentemente inefficace. I bambini piangono, ho scoperto. L’ho chiamata “nostalgia di Paradiso” perché ancora oggi non so spiegarmela diversamente. Gaia, per i primi due mesi ogni sera si faceva un’oretta di pianto inconsolabile, attaccandosi e staccandosi continuamente dal seno. Non erano coliche, non era per il latte, non era il pannolino, non era il freddo ne il caldo…sembrava più nostalgia di qualcosa. Secondo me le mancava l’utero e quella pace perfetta, quell’assenza di bisogni corporali e di sensazioni fisiche. Dopo due mesi si è arresa: non poteva tornare là dentro. E ha smesso di piangere senza apparente motivo la sera.
E Gaia quando piange tira giù i vetri eh? Mica come quei bambini le cui mamme mi dicono “eh, piange sempre..” Poi li sento e…Piange??? Quello ti sembra un pianto?? Ma tu non lo sai cosa è un pianto di neonato allora!! Gaia era la campionessa indiscussa fin dal nido dell’ospedale!

Ho letto davvero di tutto,dai libri del genere “soggioghiamo questi piccoli tiranni” ai libri “curiamo i bambini coi fori di Bach” (dai libri di SOS Tata a quelli di Il Bambino naturale) per potermi fare una mia idea e…. Ha vinto la fiducia in me stessa. E ha vinto l’empatia con mia figlia.
Non ho trovato una Bibbia, ma ho selezionato una decina di libri che mi sono sembrati davvero di buon senso e mi hanno incoraggiata ad applicare quello che già sentivo dentro di me. Senza bisogno di usare necessariamente pannolini lavabili (ottima cosa per chi ha un pargolo che permette di raggiungere la lavatrice con una certa agilità...la mia no) ne tantomeno decidere di considerare questi poveri piccoli extraterrestri che approdano tra le nostre braccia, dei mostri di egoismo da cui doverci difendere o degli ignoranti a cui dover “insegnare a vivere”. Io trovo invece che i neonati siano dei piccoli "animaletti" saggi.

Ho scelto che tipo di mamma volevo essere: una mamma portatrice (senza demonizzare il passeggino, che a volte Gaia apprezza), una mamma allattante (tuttora a richiesta), una mamma riposata (ho scelto il sonno condiviso)…insomma volevo essere una mamma che non aveva nulla di cui lamentarsi!
Premetto che la mia bimba è MOLTO esigente. Lo è stato fin dall’inizio. MOLTO, MOLTO esigente. Eppure non ho nulla di cui lamentarmi. Dormiamo entrambe benissimo, visto che ho sempre assecondato il suo bisogno di contatto. Non litigo con lei perchè vuole stare sempre in braccio, la infilo semplicemente nella fascia ogni qual volta lo richiede. Non litigo con lei per farla mangiare, ignoro totalmente le “curve di crescita” e dove mia figli ci si collochi, semplicemente la lascio mangiare quanto vuole quando la siedo a tavola con noi e la lascio poppare quanto e quando vuole ogni volta che lo richiede. Ho fatto così da sempre e semplicemente…funziona. Io sono serena e lei è felice e sempre più sicura di se, equilibrata, indipendente.
Mi dispiace per quelle mamme che impazziscono cercando di imporre dei ritmi ai loro bebè che non volgiono saperne…è più semplice per tutti se semplicemente li si asseconda. Tanto è solo un periodo che poi passerà…
Quando qualcuno mi dice “che pazienza che hai con quella bambina,ma come fai??” o “Ti fai mettere sotto eh?”. No, io non mi sento inzerbinata a mia figlia! La differenza sta nell’occhio di chi guarda. Io vedo una creatura che non può parlare, è prigioniera di un corpo che non può ancora controllare, preda di sensazioni fisiche o emotive a lei sconosciute e a me incomunicabili, a volte dolorose. Se io fossi nei suoi panni e tentassi di chiedere aiuto o anche solo mi lamentassi sarei forse una persona “capricciosa” o “viziata”??
Non direi proprio. Non basta che la bambina sia sazia e pulita per essere certi che “non le manca niente”. Quanti bisogni abbiamo noi oltre a quello di mangiare ed essere puliti? Prova tu a stare per un giorno disteso a letto, da solo, senza avere il controllo del tuo corpo e senza poter comunicare i tuoi pensieri o le tue paure a chi ti nutre e ti mantiene pulito. Piangerei anche io!
Quindi quando la mia bambina piange e le accorro in aiuto non penso “Uff! come devo essere paziente con te figlia mia! Che fastidi che mi dai!Che capricciosa che sei!” ma penso “Chissà cosa vorresti dirmi, quale è il motivo del tuo turbamento spero di riuscire a capirlo e se non lo capisco ti farò capire che almeno ti sono vicina. So che per te è dura ma sappi almeno che non sei sola.”.
Non è pazienza la mia, è empatia. Anche se avviene decine di volte al giorno.
Vorrei che le mamme che si lamentano tanto capissero che il problema spesso lo creiamo noi, non i bimbi. E la mia bimba è un vulcano e quando piange tira giù i muri!!

“Insegnare” a vivere al bambino


Il concetto di “insegnare al bambino” ad abituarsi a una determinata cosa secondo me è assolutamente deleterio. Quando qualcuno mi diceva “dovresti insegnargli a dormire anche un pò nel passeggino..” io sospiravo…nessuno capiva? Io non posso “insegnare” proprio un bel niente a una neonata…posso PROPORLE una cosa e vedere come reagisce, questo si. Se la accetta, benone. Ma se me la rifiuta che faccio? La obbligo? Certo, potrei obbligarla, è ovvio che poi cederebbe, che altro fare? urlerebbe così forte e per così tanto tempo da sfinirsi e crollare addormentata nel passeggino…e magari a furia di insistere imparerebbe anche a non piangere più e ad addormentarsi da sola nel passeggino, non ne dubito. Ma altrettanto fermamente non dubito che farebbe così non perché scoprirebbe che addormentarsi da sola nel passeggino è piacevole ma perché si arrenderebbe all’evidenza del fatto che se anche piange, perchè il suo istinto le dice che è in pericolo di morte, nessuno la soccorrerà, nessuno la capisce (si chiama “estinzione graduale”). Insegnerei a mia figlia che ci sono per lei solo quando voglio io, non quando è lei che ha bisogno di me.
E’ questa la madre che voglio essere?
E questa sarebbe una vittoria per me? Per me no, anzi, mi sentirei un’egoista e mi si spezzerebbe il cuore. Usciremmo sconfitte tutte e due. Quindi preferisco aspettare che sia lei ad accettare le cose. Gliele posso proporre ogni tanto, ma se lei le rifiuta, nessuna forzatura. Sono io l’adulta, sono io che vado incontro a lei. Perché sicuramente prima o poi lei sarà pronta a fare quel passo di sua spontanea volontà e allora si che sarà una vittoria per entrambe. Non avrei mai pensato di poterla mettere a letto la sera e tornare giu in cucina per mangiare da sola con mio marito eppure anche quel giorno è arrivato. L'ho portata in facia per circa un anno e poi un girono è stata lei a indicarmi il passeggino (lo utilizzava solo con le altre persone, mai con me)  e non ha più voluto uscire in fascia. Così arriverà piano piano anche tutto il resto. Perché litigarci ora a discapito della serenità di tutti?

Potere e responsabilità.



Oggi dico con certezza che non giudicherò mai più un genitore con la leggerezza con cui lo facevo prima di essere madre a mia volta.

Appena diventi madre sembra che tutti cerchino di farti capire che non sei capace di fare la mamma, che devi imparare, e a tale scopo si sentono in dovere di elargirti un sacco di buoni consigli su come si fa, dando per scontato che si fa in un solo modo: il loro. Altrimenti sbagli.
La verità è che tu (e/o il padre del bimbo, in certi casi) sarai sempre la maggior esperta mondiale di tuo figlio, (anche se all’inizio non lo pensi) e semplicemente l’unica cosa che occorre imparare è proprio questa verità.
Cercheranno di farti credere che tuo figlio non è stato affidato a te, ma è stato affidato ai medici, agli "esperti" e che sei una pazza a non consegnarti a loro ad occhi chiusi. Non è vero. Tu hai il potere di concedere agli altri l'"accesso" a tuo figlio, che è stato affidato a te e a tuo marito. Nessuno ha il diritto di intervenire su tuo figlio senza il tuo consenso, ne a giudicarti, in ospedale come a casa.
Il senso di responsabilità è grande ma, come per il prendere marito e per decidere di avere un figlio, per crescerlo ci vuole a volte un pizzico di incoscienza. Col senno di poi ringrazio i miei “momenti di incoscienza” in cui ho rifiutato consigli provenienti da ostetrica, pediatra o psicologo di turno perché ho deciso di seguire invece il buon senso e l’istinto.
Mi riferisco a scelte come ad esempio quella di fare il travaglio nella serenità di casa mia, invece che correre subito in ospedale, ed opporsi al fatto che la bambina fosse allontanata da me, chiusa in una culla termica, per due ore dopo il parto(Motivazione: la mamma è troppo fredda per poter scaldare il neonato). Sapevo invece che le ore successive al parto sono le più importanti per il bonding e per l’avvio dell’allattamento. Mi riferisco alla scelta di rifiutare aggiunte di latte artificiale offerte dalle ostetriche, correndo il rischio di far patire la fame alla bimba a detta loro e più avanti di gestire l’introduzione delle pappe nella dieta di mia figlia seguendo i consigli di due pediatri di cui avevo letto i libri invece che quelli del pediatra affibiatoci dalla ASL.
E’ dura fare il contrario di quello che ti dice “il dottore”, prendersi la responsabilità di ciò che questo potrebbe comportare. L’autorità del camice è sempre una grossa influenza.
Tuttavia a volte l’ho fatto, ho preferito credere nelle informazioni che avevo scovato fuori dall’ospedale o dallo studio pediatrico, più inclini a ciò che sentivo d’istinto e nonostante/grazie a ciò la mia bambina è in ottima salute e psicologicamente equilibrata. Ne deriva che dubito che potrei dire lo stesso se avessi acconsentito sempre a tutto ciò che si aspettavano che facessi. Non demonizzo la categoria, ho sempre avuto massima fiducia nella sanità finora. Ma purtroppo per quanto riguarda gravidanza, parto, puerperio e maternità ho riscontrato grosse carenze e incoerenze nell’assistenza ai “pazienti” SANI. Altra storia è l’assistenza medica in casi di patologie, nel qual caso, benedetti i medici che possono salvare delle vite.
L’allenamento è durato molti mesi ma oggi io sono una persona molto diversa rispetto a quella che ero alla nascita di mia figlia. Ho gli occhi pieni della mia bambina e finalmente non vedo altro, la pressione della società, dei parenti, dei medici mi scivola addosso senza lasciare traccia. So che devo molto a mio marito, che mi ha lasciato carta bianca.

A proposito di “potere e responsabilità” mi viene in mente anche un altro frangente in cui la scelta di attuare o non attuare un tuo intervento utilizzando la tua autorità di madre può fare la differenza. In genere capita coi parenti più stretti ma a volte anche con perfetti sconosciuti: una persona dice o fa una cosa con o a tuo figlio che tu disapprovi o che ti infastidisce. Fortunatamente mi capita davvero molto di rado perché le persone che interagiscono con Gaia ormai riconoscono la mia autorità e raramente si permettono di  agire senza prima consultarmi (e per questo ho un grande sentimento di gratitudine verso di loro). Tuttavia può sempre capitare la persona invadente, che non riconoscendo i limiti dettati dal rispetto altrui (limiti sia “fisici” che “verbali”si intende) aggredisce tuo figlio con uno slancio di entusiasmo che gratifica solo chi lo fa, lasciando il genitore irritato e il bambino contrariato se non piangente. Ho assistito a una scena pochi giorni fa: un’amica con il bimbo in carrozzina, ci siamo incontrate per strada e ci siamo messe a chiacchierare. Io non tocco mai i bambini altrui, mi limito a salutarli sorridendogli, mi sembra più rispettoso perché non sono dei bambolotti ma delle persone e io per loro sono una sconosciuta, quindi come non gradirei se uno sconosciuto mi si avvicinasse accarezzandomi la guancia evito anche io di farlo agli altri, a prescindere dall’età. Comunque, stavamo chiacchierando e arriva una signora che saluta la mia amica e si fionda sul passeggino ad accarezzare le guance e le mani del bimbo. Io osservavo l’espressione tirata della mia amica. Dopo un po’ la signora saluta e se ne va. La mia amica mi guarda e mi dice “odio quando me lo toccano! Ma scusa, proprio in faccia gli doveva mettere le mani? E poi le manine se le mette in bocca!”. Io l’ho rassicurata sul fatto che era capitato anche a me, al supermercato, una signora dopo essersi coperta la bocca e aver emesso un sonoro starnuto ha visto Gaia seminascosta nella fascia e mi si è gettata addosso, utilizzando la stessa mano per tirare verso il basso il lembo della fascia e scoprire il viso alla bambina. Mi ero tirata indietro con un balzo e avevo avvertito la signora che la bambina quel lembo di tessuto lo succhiava quindi non era il caso di toccarlo. Ma la maggior parte delle volte, capisco la mia amica…semplicemente si tace e si stringono i pugni. Perché hai paura di offendere, perché hai paura di essere giudicata iperprotettiva. E’ giusto farsi dei riguardi e distinguere gli episodi in cui è meglio lasciar correre, perché “non è grave” o perché “anche io prima di avere figli/essermi informata facevo come loro”, dagli episodi in cui invece “si passa il limite”. Per me, lo starnuto e l’invadenza di cui eravamo state vittime era stata… “troppo”. In genere però se qualcuno si avvicinava con modi più garbati ero più disponibile a frenare i nervi, la gente a volte coi bebè ha delle reazioni istintive e non si ferma a pensare cosa ne può pensare il bebè o la mamma. Forse anche io prima di avere Gaia toccavo la manina a bimbi sconosciuti. Ma non ricordo perché non mi sono mai interessati granchè i bimbi prima, ne avevo mai pensato che potessero avere delle opinioni sulle persone che li avvicinavano.
Ad ogni modo, il mio parametro di giudizio per differenziare le situazioni troppo invadenti da quelle invadenti ma sopportabili è guardare Gaia, la sua espressione, i suoi gesti in risposta all’evento. Se sorride, o per lo meno è serena, tutto bene, a meno che non stia accadendo qualcosa di potenzialmente “insano” (le stanno offrendo dei dolci o le stanno starnutendo in faccia) non interverrò. Se invece ha un’aria preoccupata o ansiosa, mi guarda , mi si stringe addosso o peggio ancora inizia a piangere …quello è il segnale che devo intervenire, è il suo SOS. Devo difenderla, anche se la persona a cui farò sentire la mia autorità materna ci rimarrà male. Devo far sapere a Gaia che sono dalla sua parte, non le sorrido cercando di farle credere che l’ "invadente” di turno va assecondato, piuttosto assecondo mia figlia. Allora fermo tutto, mi riprendo in braccio la bambina nel caso già non lo fosse, e spiego all’invadente, con gentilezza che no, Gaia non ama essere presa in braccio dagli estranei, no, Gaia non ama chi le sta troppo adosso, no, Gaia non ama quando le si parla ”a voce troppo alta”si, Gaia è una bambina ipersensibile, è una mammona, meglio ignorarla perchè continuare a girarle intono dicendo “cucicù” mentre lei gira la testa dall’altra parte evidentemente la infastidisce. Cose ovvie, ma la gente a volte ha bisogno che le vengano spiegate.
Io sono il tramite di mia figlia per relazionarsi col mondo, se per codardia le facessi mancare la mia protezione nel momento del bisogno, a chi potrebbe mai rivolgersi? Imparerà che deve sopportare le invadenze e i soprusi della gente? Io non desidero questo, ma piuttosto che impari tramite il mio esempio a reagire, sempre con garbo, per difendere i suoi spazi fisici ed affettivi e a mediare con la gente spiegando i suoi bisogni.