giovedì 18 aprile 2013

Perchè leggere e informarsi?




Un manuale lungo una vita
Ci si potrebbe chiedere perché mai leggere dei libri sul parto, sull’allattamento, sulla cura sulla psicologia e sull’allevamento dei bambini. Ho conosciuto donne che sostenevano di non voler leggere nulla per “non farsi influenzare”, perché volevano seguire il loro istinto. Il problema è che comunque sei influenzata, anche se non leggi dei libri. Si viene influenzati dalle aspettative e credenze della gente, dai bombardamenti dei media,  dalle pubblicità che ti fanno credere indispensabili materiali di consumo che indispensabili non sono (come il girello, lo sterilizzatore, la stanzetta del neonato…) che ti fanno credere che un bambino affezionato al suo biberon sia più psicologicamente sano di uno affezionato alla mamma e alle sue tette. Ci sono donne che si rifiutano di informarsi ma poi guardano programmi come SOS Tata, che danno ottimi consigli a volte ma a volte pessimi, secondo il mio parere (leggendo libri, ho potuto avere dei termini di paragone). C’è l’immagine stereotipata del bambino col ciuccio in bocca, nel passeggino, che indossa un paio di piccoli jeans o vestitini tanto belli quanto scomodi per i suoi movimenti, il bambino che “impara” a dormire da solo nel lettino abbracciato a un pupazzo, imparando a fingere che quello sia la sua mamma…e le persone di fronte a queste immagini generalmente sorridono commosse…a me fanno un po’ tristezza invece. Vedo un bimbo-bambolotto, vestito con abiti non pensati per la sua comodità ma per l’effetto scenico che hanno sugli adulti (in fondo è l’adulto che sborsa i soldi!), vedo bambini che si sono dovuti accontentare di surrogati materni quali il biberon o il pupazzetto, perché la loro mamma non c’è o non vuole concedergli il contatto fisico che loro richiedono, o nella quantità che loro richiedono.
Bhe, non credo che questo significhi “seguire l’istinto materno”, al contrario, credo significhi rinunciare a mettere in discussione le aspettative della società, non chiedersi perché a volte una regola da seguire “per il bene di tuo figlio” fa stare male sia te che tuo figlio. Non approfondire.
Ma qui si tratta della cosa più importante del mondo: i bambini. Il nostro futuro. Meriteranno un po’ di approfondimento gli argomenti che riguardano la loro salute psicofisica?
Bhe, Il mio istinto mi diceva che non sapevo nulla di bambini e che non volevo fermarmi ad ubbidire ciecamente ai consigli della televisione, dei conoscenti o dei medici. Volevo sapere il perché quei consigli erano ritenuti quelli giusti per crescere un bambino, volevo risalire alla fonte. Così ho intrapreso una vera e propria ricerca antropologico-pedagogica. Credo di aver letto più di una trentina di libri . In alcuni di questi ho trovato la risposta a uno dei miei dubbi più grandi: perché nei paesi industrializzati, nella nostra società moderna insomma, l’uomo ha disimparato a partorire (terrore del parto) ad allattare (com’è che solo le madri occidentali non hanno il latte??) e a prendersi cura dei bambini ascoltandoli e osservandoli e non applicando semplicemente un manuale uguale per tutti,(visto che nessun bambino è uguale all’altro). Perché abbiamo perso completamente fiducia nel nostro corpo e nella perfezione con cui Dio, o l’evoluzione se si vuole, ha creato sia madre che bambino? Perché è tutto così difficile insomma?
La risposta illuminante è stata questa. Una gatta, che sia selvatica o che sia domestica, che non abbia mai visto un’altra gatta allattare e prendersi cura della prole, sarà comunque in grado di farlo, per istinto. Una scimmia no. Scimpanzé e gorilla che in cattività non hanno mai VISTO allattare e curare la prole non saranno capaci di far sopravvivere il loro cucciolo. Perché i primati questi comportamenti li IMPARANO, così come un bambino impara a camminare perché vede gli altri farlo. Un bambino che cresce tra i lupi non imparerà a camminare. Ne consegue che chi pensa di non informarsi sulla cura della prole pensando di “seguire l’istinto” resterà deluso perché non esiste questo istinto in natura per noi. Chi non ha altri modelli di riferimento se non quelli disponibili divulgati dai media arriverà naturalmente alla conclusione che il biberon è più evoluto della tetta, (perché i produttori di latte in polvere non ci guadagnano nulla se il bambino succhia dal seno), che il parto è un problema da affrontare e non una tappa fondamentale della sessualità di una donna, (il terrorismo fa molto skoop) che e inconsapevolmente divulgherà a sua volta queste credenze

La mia situazione, non posso negarlo, parte con degli ottimi presupposti. Possiamo permetterci una colf, ho dei genitori fantastici e dei suoceri bravissimi e disponibili, ho un marito spettacolare. Non tutte le mamme sono così fortunate, me ne rendo conto. Però credo che qualunque mamma, se vuole, ha accesso alle informazioni che ho trovato io e che servono per potersi “confezionare” la propria formula della felicità, basta non fermarsi al “si fa così” detto da qualcuno, e scegliere di essere artefici della propria serenità, dalla quale dipende poi quella del nostro bimbo.
Alcuni libri resteranno sempre nella mia biblioteca privata. Sono stati un sostegno importante e una fonte di informazioni e di consigli che ho sperimentato su Gaia e ho quindi potuto selezionare i comportamenti che con lei funzionavano bene, facilitandomi la vita.
Mi hanno fatto capire che i miei dubbi, timori e sensazioni erano condivisi da molte altre persone. Per me sono stati essenziali per mantenere la mia autostima. Ma nessuno di essi è per me una “Bibbia”. Io ho assimilato, elaborato, riassunto e composto un mosaico di informazioni, idee e filosofie di pensiero.
Non applico un “manuale”. Ho “creato” il mio e ne sono molto felice.
Sono consapevole che è solo l’inizio, la mia bimba è piccola e la vita lunga.
Ma, si dice, chi ben comincia…

Aiuti per affrontare travaglio e parto.


Tratti dal libro La Gioia del parto, di Ina May Gaskin.


-         Il Calore: Fare un bagno caldo (solo se non si sono rotte le acque). Tenere i muscoli rigidi è molto difficile quando ci si trova nell’acqua calda.
-         Una borsa d’acqua calda all’altezza dei reni sarà di grande sollievo
-         Un massaggio sulla schiena sul collo e sulle gambe. Scuotendo i muscoli di natiche e cosce si riesce ad ottenere un metodo efficace di rilassamento per molte donne in travaglio. Questo metodo viene applicato istintivamente in diverse parti del mondo, il che indica il valore universale di questa tecnica.
-         Movimento e forza di gravità: fare una passeggiata, muoversi, camminare. Generalmente le posizioni e le attività scelte dalla partoriente per alleviare il dolore sono proprio quelle che favoriscono il travaglio o mettono il feto nella posizione giusta per il parto e migliorano la circolazione. Il movimento aiuta la dilatazione della cervice durante la prima fase del travaglio. Le posizioni comuni sono sedersi, inginocchiarsi, stare in piedi, accovacciarsi o mettersi a quattro zampe.
-         Bere: bere molto può prevenire la disidratazione e inoltre stimola il movimento mandandoti spesso in bagno. Stare sedute sul wc inoltre rilassa la muscolatura pelvica e aumenta la pressione del bambino sulla cervice e la discesa nel canale del parto.
-         Respiro: respirare lentamente e profondamente a bocca aperta. Respirare a fondo e lentamente può cambiare le sensazioni corporee della donna, così come i suoi pensieri. Provoca un generale rilassamento dei muscoli del corpo, specialmente quelli del pavimento pelvico oltre ad essere utile per l’espansione polmonare che aumenta la disponibilità di ossigeno per madre e bambino.
-         La componente sessuale del parto: i benefici che tecniche come la stimolazione dei capezzoli apportano all’andamento del travaglio sono di gran lunga superiori al rischio di provocare imbarazzo in chi vi osserva. La stimolazione dei capezzoli è uno dei migliori metodi per far ripartire un travaglio bloccato o accelerarne uno in corso poiché stimola la produzione di ossitocina naturale.
-         La legge dello sfintere: i travagli che non portano a un parto normale dopo un ragionevole spazio di tempo sono spesso rallentati o bloccati a causa di mancanza di intimità, paura o stimolazione della parte sbagliata del cervello della donna in travaglio. Gli sfinteri (bocca, ano, vagina) come ogni muscolo involontario, sono condizionati dalle emozioni, funzionano meglio in un’atmosfera rilassata, nell’intimità e in un luogo privato. Non reagiscono a un comando tipo “Spingi!” o “Rilassa!”. Si possono chiudere all’improvviso se un soggetto si arrabbia, viene spaventato o umiliato, perché alti livelli di adrenalina non favoriscono l’apertura degli sfinteri, talvolta li bloccano addirittura. Lo stato di rilassamento della mascella è direttamente correlato alla capacità della cervice della vagina e dell’ano di aprirsi completamente. Una delle migliori forme di analgesia è il sorriso o ancora meglio, la risata. “dico spesso che la parte bassa del nostro corpo funziona meglio quando quella alta (la mente) si diverte. E’ stupefacente come lavori meglio quando pensiamo a lei con umorismo e affetto piuttosto che con terrore e vergogna.”
-         La bocca: Se ho i muscoli del viso contratti, incoraggiami a rilassarli e ad aprire la bocca, rilassare la bocca aiuta a rilassare la cervice. “Le donne le cui bocche sono rilassate e aperte durante il travaglio e il parto raramente incorrono in lacerazioni. Questo effetto viene rafforzato se si emette anche un suono, sufficientemente basso da far vibrare la cassa toracica, al movimento dell’espirazione.” Non tutte le donne sono delle cantanti professioniste ma ognuna può intonare qualcosa mentre sta per partorire. Emettere suoni bassi con la bocca è utile al rilassamento. “L’ostetrica mi disse “Ok, bene così, sono suoni positivi, vai benone”. Tra una contrazione e l’altra cantavo “Omm, omm” un suono rilassante emesso a gola aperta. L’ostetrica a un certo punto mi suggerì di prendere un bel respiro e far vibrare le mie labbra come una pernacchia, come il verso del cavallo, perché era impossibile che la cervice rimanesse chiusa facendo questo movimento con la bocca.” Le donne che hanno provato questa tecnica quando hanno dolori mestruali l’hanno trovata estremamente utile per alleviare il dolore.
-         Baciarsi produce ossitocina. “Un’ostetrica suggerì a me e mio marito di baciarci durante le contrazioni, diceva che per lei era stato veramente utile durante i suoi parti.”
-         Connessione mente-corpo: Ricordare alla donna che il bambino sente la sua forza e anche la sua angoscia. Molto spesso una madre giunge a capire che non ha nulla da perdere parlando positivamente. Allora potrebbe dire a sua marito quanto gli vuole bene per esempio. “Non ho mai visto la cervice di nessuna donna rimanere serrata e inflessibile al suono di parole dolci e positive”.
-         Non respingere le contrazioni. Ogni contrazione, specialmente le più forti, avvicinano al momento del parto, sono quindi positive e devono quindi essere “desiderate” non temute. Non vanno affrontate come “contrazioni uterine” ma come “sensazioni interessanti che richiedono tutta la tua attenzione”. Una donna che soffre forti dolori mestruali è già, in qualche misura, allenata e ciò la dovrebbe aiutare a partorire senza essere terribilmente spaventata dal dolore in se stesso.
-         Visualizzare l’utero come una caverna inondata dall’oceano. Ogni onda che entra nella caverna viene poi spazzata via dalla bassa marea. Cerca di arrenderti a queste ondate e lasciati cullare.
-         L’uomo è un mammifero ed è in grado di affrontare un parto come qualunque altro grosso mammifero esistente sulla terra. Realizzare durante il travaglio questa verità aiuta ad affrontare con istintualità questa esperienza.
-         “Focalizzare l’attenzione su tutte le altre donne del mondo che si trovavano in travaglio come me non mi faceva sentire sola.”
-         “Mi resi conto che dovevo focalizzare la mia attenzione sul rimanere aperta. L’ostetrica mi disse di avere fiducia nel mio corpo che non avrebbe mai fatto nulla che non potesse sostenere.”
-         Udire qualcuno che dice che sta andando tutto per il verso giusto fa realmente sentire meglio. Frasi come “Stai ancora facendo progressi!” e “Sono certo che ce la farai” sono di enorme aiuto. “Era seduta sul letto tra le braccia di suo marito. Lui le sussurrava nell’orecchio che era meravigliosa lei fu certa di aver sentito aprirsi la cervice dopo aver udito quelle parole. Chiese al marito di ripetere quelle parole e lei sentì ancora la cervice che si apriva. Presto la cervice fu completamente dilatata e la donna partorì. Cosa c’è di più liberatorio per un padre in attesa di sapere che le sue parole piene di amore possono essere in grado di dare forza ed energia alla sua compagna per facilitarle il parto?”. “ Quante volte ho visto gli occhi di una donna spalancarsi per lo spavento per il potere delle contrazioni. Quando vedo quegli occhi so quali sono le parole che possono0 alleviare quel tipo di paura: Non ti preoccupare, non ho visto mai nessuna esplodere o dividersi a metà, uscirà solo il bambino, il tuo corpo è molto saggio, spinge fuori solo quello che deve uscire. Ciò che accade è che con il sollievo e la gratitudine arriva un’ondata di endorfine, oppiacei naturali.” “Portare un bambino in grembo deve essere privo di pericoli per le donne civilizzate quanto lo è per le selvagge!”.
-         Se la dilatazione subisce un arresto, incoraggiare a dire qualcosa di positivo. “Cominciai a dire “Penso di farcela” e poi ”So che ce la posso fare” “Posso aprirmi ancora di un centimetro” “Voglio solo aprirmi”e il bambino entrò nel canale da parto. Il parto è la prova che mente e corpo sono una cosa sola. Nel momento in cui la mia bocca si è aperta e ha lasciato uscire parole positive anche il collo dell’utero si è dilatato molto più che in precedenza.” “Dopo un po’ la visitai per vedere a che punto era la dilatazione e lei mi disse “Voglio solo lasciare uscire questo bambino”. Mentre diceva queste parole la cervice si dilatò di altri due centimetri sotto le mie dita. Fantastico pensai che si riesca a dire al proprio corpo esattamente cosa si vuole e che si riesca ad ottenerlo”
-         “Quando le contrazioni si fecero più forti mi suggerì di guardare qualcuno negli occhi.Le ostetriche hanno avuto fiducia in me e nel mio corpo e in loro non ho visto gli sguardi corrucciati e preoccupati, non pensavano che ero troppo lenta.”
-         “E’ importante ricordare che i nostri corpi devono essere progettati piuttosto bene altrimenti come si spiega che vi siano così tanti esseri umani anche in paesi del terzo mondo?”
-         Il dolore del parto: Quando ci si ferisce e si sente dolore il messaggio del dolore è “Vattene via!” oppure “Difenditi!”. Il Messaggio mandato dal dolore del parto è completamente differente. Dice: “Rilassa i tuoi muscoli pelvici. Lasciati andare, arrenditi. Segui la marea, non combatterla perché è più grande di te”. Durante una contrazione potrebbe capitare di sentirsi terribilmente lacerate ma i modi calmi e comprensivi e le parole di chi assiste possono comunicare che non c’è nessuna lacerazione in atto. La coscienza di ciò in questi momenti è così rassicurante  che spesso è possibile percepire il dolore che diminuisce o le proprie capacità di sopportazione che aumentano. “Sono le donne che fanno del loro meglio per venire incontro alle contrazioni e lavorare con loro che mi sembrano più portate ad avere un parto orgasmico”. La cosa interessante del dolore del parto è che si tratta di un dolore nitido, una volta che l’esperienza si è conclusa non c’è più, accade senza causare alcun danno al corpo. La donna che partorisce senza interventi chiude i conti con il dolore quando il bambino nasce.
-          “Lo sgabello da parto mi è stato utile per accelerare la discesa del bambino”
-         L’uso dell’epidurale aumenta i rischi di lacerazioni del perineo, il ricorso all’episiotomia, uso di ventosa e parto cesareo. Per questo è utile incoraggiare la donna a fidarsi delle sue capacità per poter evitare l’epidurale. L’utilizzo appropriato dell’epidurale è indicato nei seguenti casi: parto cesareo, travaglio abortivo, sofferenza fisica percepita come intollerabile in travaglio, fobia del travaglio, motivi medico-internistici che sconsigliano lo stress da travaglio.
-         Quando una donna arriva a dire frasi come “Non ce la faccio più” è sicuramente giuta al termine della dilatazione. Pertanto il travaglio è ormai avviato alla conclusione.
-         Non bisogna desiderare di spingere durante il travaglio, il parto non è un avvenimento atletico. E’ il corpo a dirti quando è il momento di spingere. Anticipare le spinte fa solo perdere energie essenziali facendoti arrivare esausta al momento delle vere spinte.
-         Anche se suona brutto, il vomito ha una sua funzione: un forte conato di vomito spinge in avanti il collo dell’utero facendo scivolare il bambino verso il basso. Di solito avviene poco prima che arrivi il moneto delle spinte.
-         Il perineo: la natura in tutte le sue azioni, intende adattare i suoi mezzi a un fine e il perineo non è certamente stato creato per essere lacerato. La maggior parte delle donne è ben equipaggiata per fare figli senza la più piccola lacerazione, ovviamente con un aiuto appropriato, una buona preparazione, una giusta atmosfera e riguardo nei loro confronti.
-         “43 delle prime 50 nascite che abbiamo assistito sono avvenute senza lacerazioni o episiotomia. Le 7 donne che avevano avuto bisogno di punti avevano avuto solo piccole lacerazioni.” “Judy mi aveva insegnato che una donna riesce a incrementare la larghezza della sua vagina durante il parto, dirigendo la sua attenzione nella giusta direzione, la fiducia di aprirsi” “Gli uomini danno per scontato che il loro organo sessuale possa diventare grosso e poi tornare piccolo senza alcun danno. Gli organi genitali delle donne hanno capacità simili, la differenza è che la congestione vascolare dell’uomo è a lui visibile, quella della donna no.”
-         Ridere durante il momento di incoronamento rilassa il perineo ed evita lacerazioni. “Quella risata, nel massimo momento di incoronamento rilassò il perineo al punto che nonostante la sensazione di bruciore che sentiva e una testa di 38 cm di diametro riuscì a partorire senza neanche un graffio.”
-         “Non mi lacerai ne mi fecero l’episiotomia. L’ostetrica aveva usato dell’olio caldo per massaggiarmi il perineo mentre stavo incoronando. Io poi avevo cercato di rimanere rilassata mentre partorivo. Tenendo faccia e muscoli del collo rilassati ed emettendo dei piccoli suoni ci riuscii grazie anche all’incoraggiamento e alle rassicurazioni delle ostetriche.”
-         Quando la testa del bambino sta per uscire cercate di rallentare il più possibile le vostre spinte.
-         “Alcune donne usano stimolare il clitoride mentre il bambino emerge. Questo atto sembra incrementare la vasodilatazione della vagina il che spiega come io non abbia mai assistito alla benché minima lacerazione nelle donne che hanno usato questo metodo di rilassamento durante il parto.”

Capricci o bisogni? Come si affronta il pianto del bambino.



Io…che mi ero ripromessa “mia figlia non la farò piangere mai!”. Ebbene, ho dovuto ammettere che a volte la mia bambina non avevo modo di farla smettere. Dopo averle provate tutte, tenerla in braccio e offrirle il seno cullandola era davvero l’ultima risorsa, anche se evidentemente inefficace. I bambini piangono, ho scoperto. L’ho chiamata “nostalgia di Paradiso” perché ancora oggi non so spiegarmela diversamente. Gaia, per i primi due mesi ogni sera si faceva un’oretta di pianto inconsolabile, attaccandosi e staccandosi continuamente dal seno. Non erano coliche, non era per il latte, non era il pannolino, non era il freddo ne il caldo…sembrava più nostalgia di qualcosa. Secondo me le mancava l’utero e quella pace perfetta, quell’assenza di bisogni corporali e di sensazioni fisiche. Dopo due mesi si è arresa: non poteva tornare là dentro. E ha smesso di piangere senza apparente motivo la sera.
E Gaia quando piange tira giù i vetri eh? Mica come quei bambini le cui mamme mi dicono “eh, piange sempre..” Poi li sento e…Piange??? Quello ti sembra un pianto?? Ma tu non lo sai cosa è un pianto di neonato allora!! Gaia era la campionessa indiscussa fin dal nido dell’ospedale!

Ho letto davvero di tutto,dai libri del genere “soggioghiamo questi piccoli tiranni” ai libri “curiamo i bambini coi fori di Bach” (dai libri di SOS Tata a quelli di Il Bambino naturale) per potermi fare una mia idea e…. Ha vinto la fiducia in me stessa. E ha vinto l’empatia con mia figlia.
Non ho trovato una Bibbia, ma ho selezionato una decina di libri che mi sono sembrati davvero di buon senso e mi hanno incoraggiata ad applicare quello che già sentivo dentro di me. Senza bisogno di usare necessariamente pannolini lavabili (ottima cosa per chi ha un pargolo che permette di raggiungere la lavatrice con una certa agilità...la mia no) ne tantomeno decidere di considerare questi poveri piccoli extraterrestri che approdano tra le nostre braccia, dei mostri di egoismo da cui doverci difendere o degli ignoranti a cui dover “insegnare a vivere”. Io trovo invece che i neonati siano dei piccoli "animaletti" saggi.

Ho scelto che tipo di mamma volevo essere: una mamma portatrice (senza demonizzare il passeggino, che a volte Gaia apprezza), una mamma allattante (tuttora a richiesta), una mamma riposata (ho scelto il sonno condiviso)…insomma volevo essere una mamma che non aveva nulla di cui lamentarsi!
Premetto che la mia bimba è MOLTO esigente. Lo è stato fin dall’inizio. MOLTO, MOLTO esigente. Eppure non ho nulla di cui lamentarmi. Dormiamo entrambe benissimo, visto che ho sempre assecondato il suo bisogno di contatto. Non litigo con lei perchè vuole stare sempre in braccio, la infilo semplicemente nella fascia ogni qual volta lo richiede. Non litigo con lei per farla mangiare, ignoro totalmente le “curve di crescita” e dove mia figli ci si collochi, semplicemente la lascio mangiare quanto vuole quando la siedo a tavola con noi e la lascio poppare quanto e quando vuole ogni volta che lo richiede. Ho fatto così da sempre e semplicemente…funziona. Io sono serena e lei è felice e sempre più sicura di se, equilibrata, indipendente.
Mi dispiace per quelle mamme che impazziscono cercando di imporre dei ritmi ai loro bebè che non volgiono saperne…è più semplice per tutti se semplicemente li si asseconda. Tanto è solo un periodo che poi passerà…
Quando qualcuno mi dice “che pazienza che hai con quella bambina,ma come fai??” o “Ti fai mettere sotto eh?”. No, io non mi sento inzerbinata a mia figlia! La differenza sta nell’occhio di chi guarda. Io vedo una creatura che non può parlare, è prigioniera di un corpo che non può ancora controllare, preda di sensazioni fisiche o emotive a lei sconosciute e a me incomunicabili, a volte dolorose. Se io fossi nei suoi panni e tentassi di chiedere aiuto o anche solo mi lamentassi sarei forse una persona “capricciosa” o “viziata”??
Non direi proprio. Non basta che la bambina sia sazia e pulita per essere certi che “non le manca niente”. Quanti bisogni abbiamo noi oltre a quello di mangiare ed essere puliti? Prova tu a stare per un giorno disteso a letto, da solo, senza avere il controllo del tuo corpo e senza poter comunicare i tuoi pensieri o le tue paure a chi ti nutre e ti mantiene pulito. Piangerei anche io!
Quindi quando la mia bambina piange e le accorro in aiuto non penso “Uff! come devo essere paziente con te figlia mia! Che fastidi che mi dai!Che capricciosa che sei!” ma penso “Chissà cosa vorresti dirmi, quale è il motivo del tuo turbamento spero di riuscire a capirlo e se non lo capisco ti farò capire che almeno ti sono vicina. So che per te è dura ma sappi almeno che non sei sola.”.
Non è pazienza la mia, è empatia. Anche se avviene decine di volte al giorno.
Vorrei che le mamme che si lamentano tanto capissero che il problema spesso lo creiamo noi, non i bimbi. E la mia bimba è un vulcano e quando piange tira giù i muri!!

Alimentazione nel periodo dello svezzamento



Non capisci quanto è delicato questo step finchè non lo raggiungi, ovvero intorno ai 6 mesi di vita del bimbo. Poi ecco di nuovo tutti che ti saltano addosso, pediatra in prima linea, pronti a darti i più disparati consigli, e a metterti fretta per farti interrompere l’allattamento, come fosse una cosa di cui vergognarsi.
Un’altra volta, mamme che ti chiedono “ma la tua mangia la pappa??” con il terrore negli occhi e capisci che per loro ogni pasto è una battaglia.
La soluzione è sempre la stessa: osserva il tuo bambino, fidati di lui  e non ascoltare altro. Perché in effetti questo step in realtà non è per niente delicato come tutti ti vogliono far pensare. Basta qualche accorgimento e sempre una buona osservazione sul bambino, al resto ci pensa la natura, come ci ha sempre pensato finora.
Il mio obbiettivo principale non era che la bambina smettesse di ciucciare il latte per mangiare il cibo vero,(sono sempre rimasta consapevole che il cibo vero era comunque sempre meno sano e nutriente di una bella poppata, ma che comunque la bambina un giorno preferirà il cibo) ne che mangiasse grandi quantità di pappa, (visto che so che lo stomaco del bambino è piccolissimo), il mio obbiettivo principale era che Gaia entrasse in buon rapporto col cibo, lo ritenesse un’esperienza interessante e piacevole.
Volevo prima di tutto proteggerla dai disturbi alimentari.
Così ho sempre fatto in modo che Gaia fin dai primi mesi stesse seduta nel seggiolone a tavola con noi, con qualche giochino davanti, guardandoci mangiare. Se piangeva me la tenevo sulle ginocchia e la attaccavo al seno, continuando tranquillamente a mangiare. A 5 mesi ha cominciato a dimostrare il suo interesse per quello che avevamo nel piatto, e così sono iniziati i primi assaggi. Poi le prime pappe. Sempre con un unico imperativo: “non insistere”. Gaia attendeva l’ora della pappa con gioia, era un bellissimo gioco per lei. Assaggiava di tutto, mangiava poco, quasi niente, ma il momento del pasto era un momento di serenità, un momento piacevole da passare col papà e la mamma. Prima e dopo ogni pasto voleva una bella ciucciata di latte. Ero entusiasta.
Compiuti i sei mesi l’ho portata dal pediatra per una visita di controllo. C’era un’assistente del pediatra, forse ostetrica, che si occupava di dare informazioni inerenti allo svezzamento. Il colloquio è stato pressappoco questo (coi miei pensieri tra parentesi):
Assistente: Allora, come va con la pappa? Mangia?
Io: Si! E’ felicissima! Prima vuole la tetta, poi le do la pappa e poi ciuccia ancora un po’ la tetta.
A: Ma no!! Signora, così la SOVRALIMENTA! Non deve darle il seno, solo la pappa!
I: (allibita) Ma…se non le do il seno scoppia a piangere, non credo che mangerebbe. Guardi che io faccio l’allattamento a richiesta…
A: Ma non c’entra, altrimenti mangia troppo! E quanta pappa le da?? Quanti grammi?
I: ma, non so…(tra quello che se ne vola in giro e quello che rimane nella ciotola…che ne so quanta roba va giù??e poi chissenefrega?tanto di più non posso dargliene perché piange, di meno non posso dargliene perché piange…mangerà quello di cui ha bisogno no??)…mmmhh…una ciotolina?
A: Una ciotolina???! Guardi, pesiamo la bambina e vediamo…
I: (si, vediamo, vediamo brutta idiota, “vediamo che danni ho fatto”, scommetto che la bambina è persino magra.)
A: Ah. No…il peso va bene fortunatamente…è addirittura sotto la media.
I: (si, “fortunatamente” eh? Ora mi dirà che non mangia abbastanza? Mio Dio, ma la serenità di quante madri ha rovinato questa ignorante?)
Arrivata a casa era ora di pranzo. Giusto per curiosità ho provato a mettere Gaia a tavola senza prima darle la ciuccia. Pianto a dirotto. Col cavolo che mangiava la pappa. Quindi l’ho presa subito in braccio, ciucciata e poi pappa. Al diavolo gli splendidi consigli del pediatra. La mia priorità rimane la serenità della bambina e l’instaurarsi di un buon rapporto col cibo.
Ci sono alcuni bei libri sullo svezzamento che ho letto, in particolare ho apprezzato “Io mi svezzo da solo” e “Svezzamento passo per passo” e naturalmente ”Il mio bambino non mi mangia”.Ognuno dice cose lievemente diverse, quindi come al solito io ho letto di tutto e poi ho applicato quello che facevano al caso mio. Gaia ha fin da subito assaggiato di tutto oltre alla pappa. Per “di tutto” intendo ovviamente cibi sani, niente dolci, salumi, fritti, formaggi o cose troppo salate, niente zucchero bianco. E per certi cibi ho aspettato qualche mese in più e ne ho dato piccoli assaggi all’inizio, perché a rischio allergia (uova, latte vaccino e derivati, fragole, frutti di mare).
Sono stati gli unici accorgimenti che ho adottato, oltre al fatto di usare preferibilmente carne e verdura bio per le sue pappe. Mai usato omogeneizzati industriali, tutto fatto in casa.
Per il resto mi sono lasciata guidare della sua curiosità. A oggi a pranzo mangia la sua pappa e poi viene sulle mie gambe a spiluccare dal mio piatto e alla sera invece mangia solo la pappa perché io e mio marito ceniamo dopo che lei è andata a nanna. Per le merende ama sgranocchiarsi un pezzetto di pane o un biscotto senza zucchero o un po’ di frutta fresca o secca e poi ovviamente c’è il mio latte. Ci sono giorni che mangia come un torello e giorni in cui non mangia quasi nulla. Va comunque bene, non insisto mai, anche se non vuole mangiare. Lei fa perfettamente capire quando non ne vuole più.
Il suo peso non mi interessa, vedo che lei è piena di energie e questo è quello che conta. So che è più alta della media ma di peso medio e va bene così, è una bimba snella e sanissima.

Rapporto col Pediatra

Avendo finora avuto una bimba sanissima non ho mai frequentato molto il pediatra se non per qualche controllo. Comunque il punto è questo. Il pediatra è un medico. Come la gravidanza non è una malattia, il bambino non è automaticamente un paziente. A meno che ovviamente non sia malato e allora si che mi affiderò alle cure del pediatra. Se alla domanda “il mio bambino è sano?” mi sento rispondere di sì, basta. Non mi occorre sapere altro da un pediatra. Perchè il pediatra non è uno specialista di accudimento della prole. Ogni pediatra ha idee e consigli diversi da elargire, il che significa che non c’è nulla di scientifico in ciò che un pediatra ti può dire in merito a come prendersi cura di un bambino SANO. Quindi, mi rivolgo allo specialista delle malattie infantili se mia figlia è malata. Se è sana, sta bene, è vivace…non ha bisogno di essere portata dal pediatra! Io non vado a farmi una lastra alle gambe ogni tanto per controllare se sono rotte, no? Certe mamme riuscirebbero comunque a sentirsi in colpa, ma io so che ci sono pediatri che sono d’accordo con me. Io al mio pediatra non chiedo nulla di argomenti che non lo competono (quale l’alimentazione della mia bambina sana, dove dorme la mia bambina sana, quante volte la prendo in braccio…ecc). Sarebbero affari suoi tanto quanto darmi consigli sulla mia relazione con mio marito.
Di recente ho finalmente trovato un pediatra a Mantova (ma so anche ce ce n'è più di uno) con cui mi sono trovata in perfetta sintonia: il Dr. Leggeri. Ne parlo in un apposito articolo (Pediatri che rispettano i bambini)