L'amica Stefania oggi ci passa un'idea semplice e crativa per sfruttare un grigio pomeriggio di pioggia, in casa col suo pupo di poco più di un anno.
Ci siamo divertiti a creare dei libricini (che ora sono i suoi preferiti) con cartoncino e immagini stampate da internet...
Si possono fare come volete, e dell'argomento che il bimbo preferisce (noi es abbiamo "i trattori di Cristian" "le moto di Cristian" ......)
Li abbiamo fatti io e lui quando pioveva, e una volta pronti lui me li portava, si sedeva in braccio e io gli raccontavo la storia che avevamo creato....
Insomma, un ottimo modo x passare una giornata di brutto tempo in casa, e un passatempo anche quando mangia o prima di andare a letto....
Aggiungo solo che mi viene in mente che questi libricini si possono creare anche ritagliando immagini dalle vecchie riviste....ora non vedo l'ora che piova per buttarmi nel progetto insieme a Gaia!
Conforto, suggerimenti, idee e segnalazioni di ogni genere, condivise da mamme mantovane per mamme , neomamme e "pre-mamme" in cerca di...qualcosa!
martedì 23 aprile 2013
lunedì 22 aprile 2013
Racconto di un Parto fantastico
Di Valentina Galli (Asola - Agosto 2012)
Il mio parto: tutto qua? La consapevolezza è tutto!
Ciao Irene, ecco il mio racconto del parto, come me lo ricordo.
Spero sia incoraggiante per qualche mamma, perché so che di racconti brutti mentre si è incinta se ne ascoltano all'infinito. Perché tutti si prodigano nel terrorizzare le mamme in attesa? Si divertono? Mah... Solo una simpatica signora, mamma di un amico, giustamente verso la fine mi disse: "cara non ti devi preoccupare... Tu guardati intorno e pensa che sono passati tutti da lì!". Non proprio tutti, ma il concetto è chiaro. ;)
Torniamo al racconto. L'attesa è stata tranquillissima, a parte lo stress da lavoro, che ho prolungato fino all'8 mese. Niente da rilevare dai vari controlli. A parte la glicemia alta nei primi esami, tutto nella norma. Sono andata al consultorio di paese e ho deciso di partorire ad Asola. Abito a metà strada tra Mantova e Asola, però ho sentito tanti brutti racconti su Mantova, mentre ad Asola pare che seguano le raccomandazioni per un parto NATURALE e RISPETTATO, come voglio io. In più c'è la possibilità di partorire in acqua!
Ho frequentato il corso di Accompagnamento alla nascita da Cecilia Tosato (www.nascitarmonica.com) e mi si è aperto un mondo che da sola avrei faticato a trovare, ma sento che è mio. Ho letto un mucchio di libri e sono piena di informazioni. Gli amici e il marito mi prendono in giro per il mio linguaggio tecnico. Il marito sul parto non teme più che possa succedere qualcosa di brutto a me e a Riccardo, ma piuttosto che qualcosa non vada come io VOGLIO che vada. Teme che faccia una crisi nel caso.
Eh si, perché ho le idee molto chiare su tutto. Poteva essere controproducente, ma invece è stato fondamentale!
Quindi consiglio n.1: mai affidarsi ciecamente ai dottori e alla sanità, soprattutto sul parto che è una cosa che compete alla natura, alla mamma e al bambino!!
Consiglio n.2: mai recarsi all'ospedale per partorire senza il piano del parto.
Consiglio n.3: difendere con le unghie e con i denti la propria privacy almeno nelle prime 2 ore dopo il parto. Dire al papa' che mandi via tutti. È forse il momento più importante della vita di tuo figlio. Arriva da un altro mondo, dove deve stare se non tra le braccia della sua mamma, a cercare il seno e ad abituarsi pian piano alla novità?
Speravo che Riccardo anticipasse di qualche giorno, ma invece arriva il fatidico giorno del termine senza che succeda nulla. Da un mese sento dei dolorini tipo mestruazioni. L'utero si prepara, dicono. Però la pancia non si è mai abbassata, eh! Vorrei andare da tutti quelli che mi dicevano che ero indietro perché la pancia era alta a far vedere che così è rimasta fino alla fine! E anche la storia delle lune è una bufala, almeno per me. L'ho chiesto in ospedale quando ho fatto la cartella clinica e mi hanno detto che i bambini nascono tutti i giorni..
Dormivo tipo 12 ore al giorno. I 16 kg in più cominciavano a pesare sul serio! Prendevo il sole. Così il Ricky si rinforzava le ossa, dicevo a chi mi mostrava perplessità.
Mangiavo montagne di ciliegie. L'albero era pieno, non le lavavo nemmeno. Con buona pace dei fanatici dell'amuchina o del bicarbonato. Ragazze, siamo serie: ho vissuto coi gatti per 20 anni come fossero miei fratelli e in 33 anni non ho preso la toxo, dovevo prenderla in 9 mesi in cui di gatti non ne vedevo nemmeno l'ombra?!?!?!? Io me ne sono fregata. Da qualche parte avevo letto che lavare con amuchina o bicarbonato non è che in automatico preserva dalla contaminazione. La cosa fondamentale è non mangiare la terra su cui un eventuale gatto killer abbia fatto pipì o cacca negli unici 15 giorni della sua breve vita in cui sia eventualmente malato di toxo. Insomma, anche mangiando l'insalata dell'orto una possibilità su un milione. La carne cruda e i salumi però non li mangiavo. Non mi piacciono.
Insomma conducevo una vita perfetta. Sapevo che poi non sarebbe mai più stata così "perfetta", ma lo stesso non potevo più aspettare. E così pur non credendoci vado a documentarmi su internet sui metodi naturali per indurre l'inizio del tavaglio. Mi decido per quello più semplice: fare sesso col marito, che suo malgrado accetta anche se non molto convinto, vista la scarsa attrattiva data dal pancione. È da 9 mesi che gli dico che deve approfittare di questo periodo in cui ho l'ormone impazzito, perché poi rimpiangerà... L'ha capito solo dopo 6 mesi dal parto...
So che non è stato quello, ma di fatto il mattino dopo quando mi sveglio per fare pipì, mi rendo conto che esce acqua inodore e incolore proprio da lì! Quando si rompono le acque dicono che esce tanta acqua tutta in una volta. Nel mio caso no, quindi mi rimane il dubbio... Era il tappo? Mi sembrava troppo liquido. Aspetto un po' a casa, ogni tanto ho qualche contrazione, ma niente di che. Quando bagno tutto l'assorbente mi decido ad andare all'ospedale.
Una volta li anche l'ostetrica di turno è scettica: "ma come di solito arrivano con un asciugamano tra le gambe!" Io avevo lo slip sottile e un microassorbente...
Mi hanno detto di venire se si rompevano le acque e così ho fatto! Avrei voluto rimanere a casa in realtà! Avevo già paura che l'essere all'ospedale rallentasse il tutto e infatti non sentivo nemmeno più le blande contrazioni di prima. Ho sempre pensato: ma se già è complicato andare in bagno quando non si è a casa propria, come può essere partorire in mezzo a sconosciuti?!
Vabe, comunque avevo ragione, si erano rotte le acque, quindi mi tocca restare in ospedale, con la cena alle 17 e la sveglia alle 6. Addio ai sogno di travaglio a casa fino alla fine. Pero' almeno si era mosso qualcosa.
Ho iniziato subito a questionare, perché non volevo mi facessero l'iniezione di antibiotico. Poi il dottore ha contrattato: le concediamo di aspettare che il travaglio inizi naturalmente per 48 ore invece che per le 24 standard, però l'antibiotico è necessario. Amen. Almeno ho preso tempo, il parto indotto era una delle mie più grandi paure!!
Così passo una giornata in ospedale ad annoiarmi. Posso ancora leggere il Vanity, ho una sala parto tutta per me in attesa che liberino il letto. Alla sera prima di dormire mi scende la depressione. Non so se siano gli ormoni o vedere altre mamme che già allattano. O sentire i pianti disperati dei bimbi appena nati nelle altre stanze. Così va a finire che mi stanco, penso, non dormo e al momento giusto non avrò più forze. Uffa. A peggiorare le cose in piena notte arriva una mamma che in mezz'ora va e torna dalla sala parto. Ho scoperto poi che era alla terza figlia!
Quando finalmente riesco ad addormentarmi ricominciano le contrazioni. Non è ancora travaglio, l'utero continua a prepararsi. In pratica non era ancora in fase di dilatazione ma di ammorbidimento. Sarà, ma ogni mezz'ora mi sembrava di morire. Non riuscivo a stare a letto, mi alzavo e andavo in bagno. L'ostetrica che poi mi ha assistito mi ha assicurato che quelle contrazioni li sono peggio del vero travaglio, perché non si produce ancora l'anestetico naturale che allevia il dolore. Ed era vero.
Al mattino dopo sono ancora in fase di stallo, forse col sesso abbiamo disturbato un po' il Ricky, ma lui non era pronto...
Ma invece il suo giorno era arrivato!
Con l'arrivo del papà e l'intervento del l'ostetrica che poi mi ha assistito (si chiama Giusy e lavora ad Asola, fantastica) alle 8,30 è iniziato il travaglio vero e proprio e alle 12,44 è nato!!
Mi stavo lagnando che non avevo dormito, che avevo queste contrazioni, ma a più di 24 ore dalla rottura delle acque ancora non succedeva nulla ecc.. Giusy mi dice: non preoccuparti. Adesso insegno a tuo marito un massaggio alle caviglie che fa produrre l'ossitocina naturale e se non funziona lo mando a prendere dei chiodi di garofano e facciamo un decotto. È stato come un mantra, mi sono sentita protetta, sicura e a casa. E non sarà un caso che dopo 5 minuti di massaggio sono iniziate le contrazioni regolari ogni 4 minuti!!
Quindi consiglio n.4: invocare la propria buona stella, che mi capìti un'ostetrica giusta per me. Con lei devo entrare in sintonia e sarà lei a toccare mio figlio per prima.
Consiglio n.5: evitare come la peste i ginecologi. Se loro devono intervenire vuol dire che qualcosa sta andando storto.
Consiglio n.6: non farsi portare una brioche dal futuro papà prima di iniziare il travaglio. Io ho vomitato tutto alle prime contrazioni.
Il travaglio vero e proprio è poi avvolto in una nube mistica. È vero che si dimentica e lo ricordo addirittura con nostalgia!
Ero coricata sul fianco in un grande letto e tra una contrazione e l'altra mi addormentavo, mentre il marito fino all'ultimo armeggiava col cellulare. Non mi ascoltava, avevo detto che non ce la facevo, che rinnegavo tutto e volevo il cesareo. Ma l'avevo istruito bene. Sapeva che gli avrei tagliato la gola dopo, se fossero intervenuti in qualche modo medicalmente. Il mio piano del parto prevedeva: no a tutto. Episiotomia, ossitocina sintetica, analgesici, epidurale, cesareo, manovre varie. Non volevo che intervenissero a meno di gravi problemi o pericolo di vita. Anche sul monitoraggio avevo da ridire. Infatti la povera Giusy ogni tanto me lo appoggiava alla pancia, ma senza mettere quella cintura scomoda, perché non lo volevo.
Per mettermi a mio agio mi ha subito abbassato le tapparelle (era il 15 giugno), ha messo una bella musica rilassante, mi ha chiesto se gradivo il profumo dell'arancia (?!?!?), che in aromaterapia è energizzante. Poi mi massaggiava, mi rassicurava senza badare troppo alle mie proteste, mi lasciava in pace il più possibile. In circa 3 ore sono arrivata alla dilatazione completa. Le contrazioni sono dure, ma mi concentravo a respirare lentamente e in un attimo sparivano. Mi veniva freddo subito dopo e mi addormentavo.
Quando è venuto il momento delle spinte io non percepivo nulla. È stata Giusy a propormi di mettermi in piedi o sul water per vedere se sentivo le spinte. Io ho scelto il water. Scherziamo? Di stare in piedi non avevo la forza. Anche sul water mi addormentavo, appoggiata a un cuscino.
Quando finalmente ho iniziato a sentire che qualcosa si muoveva mi è salita la rabbia e la frenesia. Adesso basta, è ora che tu esca di qui!!!
Così ho iniziato a spingere e a urlare con tutta la mia forza, sovrumana in quel momento. Abbiamo cambiato posizione, prima a terra sulle ginocchia appoggiata al letto e aggrappata a mio marito e poi, ma sì, la vasca! È stato il marito a ricordarselo! La Giusy non sapeva se avrebbe fatto in tempo a riempirla, il Ricky avanzava inesorabile.
Ormai ero galvanizzata, le spinte non fanno male come le contrazioni. Sentivo solo un piccolo bruciore a miss Patata (poi mi ha dato un solo punto).
Le ultime 4 spinte, sempre in ginocchio, aggrappata a una corda, le ho fatte nella vasca, così il Ricky è nato in acqua. Bello e comodo. Ti senti finalmente leggera. Poi lui non sente la botta fredda quando esce.
Quando me l'ha porto lui mi guardava negli occhi. Non ha mai pianto, sembrava davvero curioso di capire dov'era capitato. Me lo sono appoggiata sulla pancia, ancora immersi nell'acqua e attaccati tramite il cordone. Era tutto bianco di vernice caseosa, così le prime cose che gli ho detto sono state: "ciao Ricky, siamo un po' bruttini, eh?!" :). E intanto al Papi scendeva una lacrimuccia.
Poi tutti avvolti negli asciugamani caldi ci hanno aiutato a sdraiarci nel letto. Io ero piena di forza, come se mi fossi appena svegliata da un sonno ristoratore. Gli ormoni erano già in azione. In quel momento mi è scattato un amore folle e uno stato di benessere totale. Felicità allo stato puro.
Per far uscire la placenta non ho voluto l'ossitocina, è bastata una piccola spinta senza dolore, ma stando in piedi. Il Ricky era ancora attaccato alla sua placenta. È stato il Papi dopo 3 ore a tagliare il cordone. Lui è rimasto buono buono appoggiato alla mia pancia, tra i seni, aveva già l'istinto di ciucciare.
Dopo 3 ore l'abbiamo affidato alle infermiere del nido, non potevo sottrarlo alle 2 ore (inutili) in incubatrice. Per fortuna ha dormito.
Nei 3 giorni seguenti l'ho tenuto in braccio il più possibile. L'ho lasciato al nido solo per andare in bagno o farmi la doccia. Non ho portato il ciuccio per non interferire con l'allattamento e nel piano per il nido mi ero raccomandata di non somministrargli latte artificiale.
Il resto fa parte di un altro capitolo, basti sapere che l'allattamento si è avviato bene, ha iniziato ad aumentare già all'ospedale e lo allattero' ad oltranza anche dopo i 6 mesi. Poi ha pianto pochissimo, zero coliche.
In conclusione la mia buona stella mi ha aiutato, ma diciamo che considero vero il detto: aiutati che il ciel ti aiuta!
Il cosiddetto empowerment. Funziona! Se affronti il parto con le idee chiare, sapendo ciò che ti aspetta, credendo nelle tue forze e avendo fiducia nel bimbo che sta per nascere, alla fine ti vien davvero da dire: tutto qua?
Adesso capisco perché fino a 50 anni fa li facevano tranquillamente a casa, beate loro! ;)
Il mio parto: tutto qua? La consapevolezza è tutto!
Ciao Irene, ecco il mio racconto del parto, come me lo ricordo.
Spero sia incoraggiante per qualche mamma, perché so che di racconti brutti mentre si è incinta se ne ascoltano all'infinito. Perché tutti si prodigano nel terrorizzare le mamme in attesa? Si divertono? Mah... Solo una simpatica signora, mamma di un amico, giustamente verso la fine mi disse: "cara non ti devi preoccupare... Tu guardati intorno e pensa che sono passati tutti da lì!". Non proprio tutti, ma il concetto è chiaro. ;)
Torniamo al racconto. L'attesa è stata tranquillissima, a parte lo stress da lavoro, che ho prolungato fino all'8 mese. Niente da rilevare dai vari controlli. A parte la glicemia alta nei primi esami, tutto nella norma. Sono andata al consultorio di paese e ho deciso di partorire ad Asola. Abito a metà strada tra Mantova e Asola, però ho sentito tanti brutti racconti su Mantova, mentre ad Asola pare che seguano le raccomandazioni per un parto NATURALE e RISPETTATO, come voglio io. In più c'è la possibilità di partorire in acqua!
Ho frequentato il corso di Accompagnamento alla nascita da Cecilia Tosato (www.nascitarmonica.com) e mi si è aperto un mondo che da sola avrei faticato a trovare, ma sento che è mio. Ho letto un mucchio di libri e sono piena di informazioni. Gli amici e il marito mi prendono in giro per il mio linguaggio tecnico. Il marito sul parto non teme più che possa succedere qualcosa di brutto a me e a Riccardo, ma piuttosto che qualcosa non vada come io VOGLIO che vada. Teme che faccia una crisi nel caso.
Eh si, perché ho le idee molto chiare su tutto. Poteva essere controproducente, ma invece è stato fondamentale!
Quindi consiglio n.1: mai affidarsi ciecamente ai dottori e alla sanità, soprattutto sul parto che è una cosa che compete alla natura, alla mamma e al bambino!!
Consiglio n.2: mai recarsi all'ospedale per partorire senza il piano del parto.
Consiglio n.3: difendere con le unghie e con i denti la propria privacy almeno nelle prime 2 ore dopo il parto. Dire al papa' che mandi via tutti. È forse il momento più importante della vita di tuo figlio. Arriva da un altro mondo, dove deve stare se non tra le braccia della sua mamma, a cercare il seno e ad abituarsi pian piano alla novità?
Speravo che Riccardo anticipasse di qualche giorno, ma invece arriva il fatidico giorno del termine senza che succeda nulla. Da un mese sento dei dolorini tipo mestruazioni. L'utero si prepara, dicono. Però la pancia non si è mai abbassata, eh! Vorrei andare da tutti quelli che mi dicevano che ero indietro perché la pancia era alta a far vedere che così è rimasta fino alla fine! E anche la storia delle lune è una bufala, almeno per me. L'ho chiesto in ospedale quando ho fatto la cartella clinica e mi hanno detto che i bambini nascono tutti i giorni..
Dormivo tipo 12 ore al giorno. I 16 kg in più cominciavano a pesare sul serio! Prendevo il sole. Così il Ricky si rinforzava le ossa, dicevo a chi mi mostrava perplessità.
Mangiavo montagne di ciliegie. L'albero era pieno, non le lavavo nemmeno. Con buona pace dei fanatici dell'amuchina o del bicarbonato. Ragazze, siamo serie: ho vissuto coi gatti per 20 anni come fossero miei fratelli e in 33 anni non ho preso la toxo, dovevo prenderla in 9 mesi in cui di gatti non ne vedevo nemmeno l'ombra?!?!?!? Io me ne sono fregata. Da qualche parte avevo letto che lavare con amuchina o bicarbonato non è che in automatico preserva dalla contaminazione. La cosa fondamentale è non mangiare la terra su cui un eventuale gatto killer abbia fatto pipì o cacca negli unici 15 giorni della sua breve vita in cui sia eventualmente malato di toxo. Insomma, anche mangiando l'insalata dell'orto una possibilità su un milione. La carne cruda e i salumi però non li mangiavo. Non mi piacciono.
Insomma conducevo una vita perfetta. Sapevo che poi non sarebbe mai più stata così "perfetta", ma lo stesso non potevo più aspettare. E così pur non credendoci vado a documentarmi su internet sui metodi naturali per indurre l'inizio del tavaglio. Mi decido per quello più semplice: fare sesso col marito, che suo malgrado accetta anche se non molto convinto, vista la scarsa attrattiva data dal pancione. È da 9 mesi che gli dico che deve approfittare di questo periodo in cui ho l'ormone impazzito, perché poi rimpiangerà... L'ha capito solo dopo 6 mesi dal parto...
So che non è stato quello, ma di fatto il mattino dopo quando mi sveglio per fare pipì, mi rendo conto che esce acqua inodore e incolore proprio da lì! Quando si rompono le acque dicono che esce tanta acqua tutta in una volta. Nel mio caso no, quindi mi rimane il dubbio... Era il tappo? Mi sembrava troppo liquido. Aspetto un po' a casa, ogni tanto ho qualche contrazione, ma niente di che. Quando bagno tutto l'assorbente mi decido ad andare all'ospedale.
Una volta li anche l'ostetrica di turno è scettica: "ma come di solito arrivano con un asciugamano tra le gambe!" Io avevo lo slip sottile e un microassorbente...
Mi hanno detto di venire se si rompevano le acque e così ho fatto! Avrei voluto rimanere a casa in realtà! Avevo già paura che l'essere all'ospedale rallentasse il tutto e infatti non sentivo nemmeno più le blande contrazioni di prima. Ho sempre pensato: ma se già è complicato andare in bagno quando non si è a casa propria, come può essere partorire in mezzo a sconosciuti?!
Vabe, comunque avevo ragione, si erano rotte le acque, quindi mi tocca restare in ospedale, con la cena alle 17 e la sveglia alle 6. Addio ai sogno di travaglio a casa fino alla fine. Pero' almeno si era mosso qualcosa.
Ho iniziato subito a questionare, perché non volevo mi facessero l'iniezione di antibiotico. Poi il dottore ha contrattato: le concediamo di aspettare che il travaglio inizi naturalmente per 48 ore invece che per le 24 standard, però l'antibiotico è necessario. Amen. Almeno ho preso tempo, il parto indotto era una delle mie più grandi paure!!
Così passo una giornata in ospedale ad annoiarmi. Posso ancora leggere il Vanity, ho una sala parto tutta per me in attesa che liberino il letto. Alla sera prima di dormire mi scende la depressione. Non so se siano gli ormoni o vedere altre mamme che già allattano. O sentire i pianti disperati dei bimbi appena nati nelle altre stanze. Così va a finire che mi stanco, penso, non dormo e al momento giusto non avrò più forze. Uffa. A peggiorare le cose in piena notte arriva una mamma che in mezz'ora va e torna dalla sala parto. Ho scoperto poi che era alla terza figlia!
Quando finalmente riesco ad addormentarmi ricominciano le contrazioni. Non è ancora travaglio, l'utero continua a prepararsi. In pratica non era ancora in fase di dilatazione ma di ammorbidimento. Sarà, ma ogni mezz'ora mi sembrava di morire. Non riuscivo a stare a letto, mi alzavo e andavo in bagno. L'ostetrica che poi mi ha assistito mi ha assicurato che quelle contrazioni li sono peggio del vero travaglio, perché non si produce ancora l'anestetico naturale che allevia il dolore. Ed era vero.
Al mattino dopo sono ancora in fase di stallo, forse col sesso abbiamo disturbato un po' il Ricky, ma lui non era pronto...
Ma invece il suo giorno era arrivato!
Con l'arrivo del papà e l'intervento del l'ostetrica che poi mi ha assistito (si chiama Giusy e lavora ad Asola, fantastica) alle 8,30 è iniziato il travaglio vero e proprio e alle 12,44 è nato!!
Mi stavo lagnando che non avevo dormito, che avevo queste contrazioni, ma a più di 24 ore dalla rottura delle acque ancora non succedeva nulla ecc.. Giusy mi dice: non preoccuparti. Adesso insegno a tuo marito un massaggio alle caviglie che fa produrre l'ossitocina naturale e se non funziona lo mando a prendere dei chiodi di garofano e facciamo un decotto. È stato come un mantra, mi sono sentita protetta, sicura e a casa. E non sarà un caso che dopo 5 minuti di massaggio sono iniziate le contrazioni regolari ogni 4 minuti!!
Quindi consiglio n.4: invocare la propria buona stella, che mi capìti un'ostetrica giusta per me. Con lei devo entrare in sintonia e sarà lei a toccare mio figlio per prima.
Consiglio n.5: evitare come la peste i ginecologi. Se loro devono intervenire vuol dire che qualcosa sta andando storto.
Consiglio n.6: non farsi portare una brioche dal futuro papà prima di iniziare il travaglio. Io ho vomitato tutto alle prime contrazioni.
Il travaglio vero e proprio è poi avvolto in una nube mistica. È vero che si dimentica e lo ricordo addirittura con nostalgia!
Ero coricata sul fianco in un grande letto e tra una contrazione e l'altra mi addormentavo, mentre il marito fino all'ultimo armeggiava col cellulare. Non mi ascoltava, avevo detto che non ce la facevo, che rinnegavo tutto e volevo il cesareo. Ma l'avevo istruito bene. Sapeva che gli avrei tagliato la gola dopo, se fossero intervenuti in qualche modo medicalmente. Il mio piano del parto prevedeva: no a tutto. Episiotomia, ossitocina sintetica, analgesici, epidurale, cesareo, manovre varie. Non volevo che intervenissero a meno di gravi problemi o pericolo di vita. Anche sul monitoraggio avevo da ridire. Infatti la povera Giusy ogni tanto me lo appoggiava alla pancia, ma senza mettere quella cintura scomoda, perché non lo volevo.
Per mettermi a mio agio mi ha subito abbassato le tapparelle (era il 15 giugno), ha messo una bella musica rilassante, mi ha chiesto se gradivo il profumo dell'arancia (?!?!?), che in aromaterapia è energizzante. Poi mi massaggiava, mi rassicurava senza badare troppo alle mie proteste, mi lasciava in pace il più possibile. In circa 3 ore sono arrivata alla dilatazione completa. Le contrazioni sono dure, ma mi concentravo a respirare lentamente e in un attimo sparivano. Mi veniva freddo subito dopo e mi addormentavo.
Quando è venuto il momento delle spinte io non percepivo nulla. È stata Giusy a propormi di mettermi in piedi o sul water per vedere se sentivo le spinte. Io ho scelto il water. Scherziamo? Di stare in piedi non avevo la forza. Anche sul water mi addormentavo, appoggiata a un cuscino.
Quando finalmente ho iniziato a sentire che qualcosa si muoveva mi è salita la rabbia e la frenesia. Adesso basta, è ora che tu esca di qui!!!
Così ho iniziato a spingere e a urlare con tutta la mia forza, sovrumana in quel momento. Abbiamo cambiato posizione, prima a terra sulle ginocchia appoggiata al letto e aggrappata a mio marito e poi, ma sì, la vasca! È stato il marito a ricordarselo! La Giusy non sapeva se avrebbe fatto in tempo a riempirla, il Ricky avanzava inesorabile.
Ormai ero galvanizzata, le spinte non fanno male come le contrazioni. Sentivo solo un piccolo bruciore a miss Patata (poi mi ha dato un solo punto).
Le ultime 4 spinte, sempre in ginocchio, aggrappata a una corda, le ho fatte nella vasca, così il Ricky è nato in acqua. Bello e comodo. Ti senti finalmente leggera. Poi lui non sente la botta fredda quando esce.
Quando me l'ha porto lui mi guardava negli occhi. Non ha mai pianto, sembrava davvero curioso di capire dov'era capitato. Me lo sono appoggiata sulla pancia, ancora immersi nell'acqua e attaccati tramite il cordone. Era tutto bianco di vernice caseosa, così le prime cose che gli ho detto sono state: "ciao Ricky, siamo un po' bruttini, eh?!" :). E intanto al Papi scendeva una lacrimuccia.
Poi tutti avvolti negli asciugamani caldi ci hanno aiutato a sdraiarci nel letto. Io ero piena di forza, come se mi fossi appena svegliata da un sonno ristoratore. Gli ormoni erano già in azione. In quel momento mi è scattato un amore folle e uno stato di benessere totale. Felicità allo stato puro.
Per far uscire la placenta non ho voluto l'ossitocina, è bastata una piccola spinta senza dolore, ma stando in piedi. Il Ricky era ancora attaccato alla sua placenta. È stato il Papi dopo 3 ore a tagliare il cordone. Lui è rimasto buono buono appoggiato alla mia pancia, tra i seni, aveva già l'istinto di ciucciare.
Dopo 3 ore l'abbiamo affidato alle infermiere del nido, non potevo sottrarlo alle 2 ore (inutili) in incubatrice. Per fortuna ha dormito.
Nei 3 giorni seguenti l'ho tenuto in braccio il più possibile. L'ho lasciato al nido solo per andare in bagno o farmi la doccia. Non ho portato il ciuccio per non interferire con l'allattamento e nel piano per il nido mi ero raccomandata di non somministrargli latte artificiale.
Il resto fa parte di un altro capitolo, basti sapere che l'allattamento si è avviato bene, ha iniziato ad aumentare già all'ospedale e lo allattero' ad oltranza anche dopo i 6 mesi. Poi ha pianto pochissimo, zero coliche.
In conclusione la mia buona stella mi ha aiutato, ma diciamo che considero vero il detto: aiutati che il ciel ti aiuta!
Il cosiddetto empowerment. Funziona! Se affronti il parto con le idee chiare, sapendo ciò che ti aspetta, credendo nelle tue forze e avendo fiducia nel bimbo che sta per nascere, alla fine ti vien davvero da dire: tutto qua?
Adesso capisco perché fino a 50 anni fa li facevano tranquillamente a casa, beate loro! ;)
Pasta al Salmone e Asparagi
Il problema quotidiano di preparare a pranzo un pasto che sia rapido (mio marito deve scappare al lavoro), sano e possibilmente accessibile anche alla mia quasi duenne oggi per lo meno è risolto.
Ho cotto a vapore per 20 minuti due filetti di salmone (comprato all' IN's di cerese: costa poco e sono già belli che puliti, disliscati e surgelati) e due mazzi di asparagi. L'ho fatto col Bimby (generoso e apprezzatissimo regalo di nozze) perchè è molto comodo in questo caso, ma ovvimente qualunque altro metodo di cottura va bene.
Fatto soffrittino con la cipolla, aggiunto il salmone tagliato a bocconcini e gli asparagi tagliati a pezzetini, un cucchiaio di ricotta fresca presa sabato mattina al Mercato Contadino lungo il Rio, in centro a Mantova...un pizzico di sale e "Buttiamo la pasta!"
E tutta la famiglia ha mangiato di gusto.
Bhe, in reltà Maia ha così apprezzato il sugo che ha mangiato solo quello...si vede che stamattina con la nonna aveva mangiato abbastanza carboidrati sottoforma di ricciola e ora voleva un pò di verdure e proteine.
NDR
per bimbi sotto l'anno e/o sdentatini, il sughetto si può frullare ed ecco pronta una buonissima pappa.
NDR
il nostro Pediatra, Dr. Leggeri, avverte che è meglio preferire pesce azzurro rispetto ad altro pesce e soprattutto rispetto alla carne, che andrebbe possibilmente mangiata solo raramente. Tuttavia io amo così tanto il salmone che ogni tanto in alternativa cucino quello... però, perchè no, questo sughino si potrebbe fare anche con qualche aliciotta al posto del salmone!
Ho cotto a vapore per 20 minuti due filetti di salmone (comprato all' IN's di cerese: costa poco e sono già belli che puliti, disliscati e surgelati) e due mazzi di asparagi. L'ho fatto col Bimby (generoso e apprezzatissimo regalo di nozze) perchè è molto comodo in questo caso, ma ovvimente qualunque altro metodo di cottura va bene.
Fatto soffrittino con la cipolla, aggiunto il salmone tagliato a bocconcini e gli asparagi tagliati a pezzetini, un cucchiaio di ricotta fresca presa sabato mattina al Mercato Contadino lungo il Rio, in centro a Mantova...un pizzico di sale e "Buttiamo la pasta!"
E tutta la famiglia ha mangiato di gusto.
Bhe, in reltà Maia ha così apprezzato il sugo che ha mangiato solo quello...si vede che stamattina con la nonna aveva mangiato abbastanza carboidrati sottoforma di ricciola e ora voleva un pò di verdure e proteine.
NDR
per bimbi sotto l'anno e/o sdentatini, il sughetto si può frullare ed ecco pronta una buonissima pappa.
NDR
il nostro Pediatra, Dr. Leggeri, avverte che è meglio preferire pesce azzurro rispetto ad altro pesce e soprattutto rispetto alla carne, che andrebbe possibilmente mangiata solo raramente. Tuttavia io amo così tanto il salmone che ogni tanto in alternativa cucino quello... però, perchè no, questo sughino si potrebbe fare anche con qualche aliciotta al posto del salmone!
domenica 21 aprile 2013
Valigia per il parto
Ecco l'elenco della mia valigia per l'ospedale.
Non ho utilizzato tutto quello che ho portato, ma nel più ci sta il meno...ed ero certa di non aver dimenticato niente!!
BORSA PER LA DEGENZA IN OSPEDALE:
- 3 camicie da notte
- 4 mutandine
- vestiti per il ritorno a casa
- 2 reggiseni
- 2 paia calzini
- assorbenti
- vestaglia
- golfino
- beauty (spazzolino, dentifricio, detergente doccia, crema viso, crema corpo, spazzola, shampo e balsamo)
- accappatoio tessuto sintetico
- asciugamano x bimba
- 5 body cotone
- 5 tutine cotone
- 5 paia calzine
- 6 bavaglini
- libro
- un rotolo di pannocarta per fae il bidet
- caricabatteria cellulare
- pancera
- mutandine a rete usa e getta
- fogli copriwater
- tappi per orecchie
BORSA PER IL PARTO
- Piano di Parto
- Vestiario x raggiungere l’ospedale: tuta, accappatoio spugna, coperta, telo plastica, catino x vomito, scarpe ginnastica.
- Mutandine usa e getta di rete e assorbenti
- macchina fotografica con carica batterie
- panno x il viso
- burro di cacao
- bottiglia di acqua
- succhi di frutta
- elastico x capelli
- calze di lana
- piccolo stereo con CD
- pantofole e ciabatte di gomma
- olio mandorle
- biscotti, cioccolata, barrette energetiche
- soldi, documento d’identità, tessera sanitaria e cellulare
- cartella degli esami clinici
- prima vestizione bimba: body, tutina, calzine, camicino di seta, cuffia, pannolino
- fazzoletti
- kit per raccolta campione cordonale
- copertina bimba
- 2 sacchetti riscaldanti
BORSA PER IL RITORNO A CASA
- navicella omologata auto
- sacco bimba
- cappotto
Separazione. La prova del fuoco.
Ansia da separazione. Dicono che compare verso i 5 mesi e va avanti fino a circa i 2 anni. Gaia credo l’abbia avuta fin dal primo giorno di vita. (Anche oggi, che ormai ha 20 mesi muoversi all’interno della casa con agilità è un’utopia. Appena lascio la stanza in cui lei si trova comincia a lamentarsi e si butta all’inseguimento.) Mi sono quindi fin da subito sentita di doverla rassicurare sul fatto che la mamma ci sarà sempre quando lei ne avrà bisogno.
Ma partiamo dall’inizio.
Prima del parto pensavo “devo dimostrare che non sono una scansafatiche, che non è che adesso perché divento madre al diavolo tutto e mi annullo per questo esserino delizioso” e ponderavo di tornare al lavoro quando Gaia avesse avuto 4-6 mesi.
Gaia aveva solo pochi giorni e io cominciavo a realizzare che questo esserino delizioso non chiedeva che io mi annullassi per lei, semplicemente aveva davvero bisogno di me. Ma, cosa ancor più grave, io avevo bisogno di lei perché lei era parte del mio corpo. Mi era davvero difficile separarmene se non (raramente) per il tempo di una doccia.
Se poi è capitato che qualche volenterosa nonna in un magico momento riuscisse a portarla a fare un giro addormentata in carrozzina, io dopo i primi 5 minuti in cui godevo del tempo concesso a me stessa venivo pervasa da un senso di attesa…immaginavo la mia bambina piangente mentre la nonna di turno correva verso casa spingendo la carrozzina,”perché la nonna di turno, corre subito a casa se la bambina si mette a piangere,vero??Non la farà mica piangere, passeggiando serenamente facendo finta di niente??” e a quel pensiero sentivo il latte gocciolarmi addosso.
Avevo la sensazione che tutti volessero separarmi da lei, mi sentivo assediata alle volte. Come se fosse una cosa “sbagliata” o “morbosa” il fatto che stessimo insieme 24 ore su 24. Sembrava una cosa che disturbava tutti, tranne me e Gaia. Probabilmente la gente lo faceva pensando di togliermi un fastidio, di farmi riposare, invece la verità è che le volte che io acconsentivo lo facevo più per loro che per me, perché separarmi dalla piccola non era affatto rilassante ma piuttosto doloroso perché ero certa che lei se ne sarebbe "lamentata" (e così puntualmente era). E per “lamentata” intendo lacrimoni e singhiozzi da farsi soffocare…no, non potevo permettere che soffrisse così. Perciò stavo bene solo quando lei era sotto i miei occhi. Che sofferenza all’inizio per me acconsentire alle richieste dei parenti di lasciargli la bambina per qualche minuto, per dimostrare che davvero non mi volevo separare dalla bambina per LEI e non per mio puro egoismo. Un po’ alla volta ci sono arrivati tutti e mi hanno creduta: "è una mammona!". Solo in un’ occasione mi sono sentita rispondere con un sorriso mentre Gaia era presa dai singhiozzi “Bhe, così si fa i polmoni!”. (Sono rimasta a bocca aperta e mi sono subito ripresa la bambina.)
Quindi ho vissuto i primi mesi con un senso un po’ di “invasione” quando qualcuno cercava di separarci. Io non avevo bisogno di nessuno per badare a lei, ero ben felice di fare tutto io e soffrivo queste continue visite e proposte di tenere in braccio la bambina, il starle addosso…fortunatamente lei non se ne accorgeva quasi. A volte mi veniva una voglia di scappare via con lei, lontano da tutti, mio marito escluso ovviamente.
Impensabile tornare al lavoro, mi venivano i brividi a immaginare il giorno in cui l’avrei lasciata nelle mani (seppur amorevolissime) di qualcun altro che non fossi io o suo padre. Qualcuno che non la conosceva come noi, che non sapeva quanto era fragile affettivamente, che non sapeva cosa la faceva calmare, quali trucchi funzionavano per distrarla e che probabilmente non era disposto come me ad assecondarla in tutti i suoi bisogni, soprattutto quello di stare in braccio. Sarei rimasta a casa con lei per sempre. Ma quando Gaia compì 6 mesi tutto divenne molto, molto..troppo impegnativo. Cominciai a capire che non ce la facevo più, lei ora mi chiedeva più di quanto non potessi dare. Le mie energie ora non bastavano. E cominciai a desiderare di poter avere qualche ora al giorno in cui non dover essere concentrata su di lei, perché fino a quel momento la mia concentrazione su di lei era completa, per tutte le ore di veglia che avevo e un po’ anche durante il sonno, perché era questo che lei mi richiedeva, senza sconti. Andavo a letto con lei la sera e mi risvegliavo con lei la mattina.
Si, sparatemi! Amo stare con mia figlia e amo sapere che lei ama stare con me. A volte sembra vogliano farlo sembrare un crimine, questo, nella società di oggi, invece che un normale istinto materno. “Bisogna mandare i bambini al nido così socializzano…” ma se hanno tanta smania di socializzare, perché quando si vedono al parco non salutano la mamma e gattonano via coi loro amichetti? Forse perché non sono ancora pronti per questo passo? Solo ora che si avvicina ai due anni Gaia riesce a godere della compagnia di altri bimbi... il termine "giocare con altri bimbi" è ancora lontano però.
Per cercare sollievo dalle mie ansie mi sono buttata a capofitto nella lettura di un libro irrinunciabile “Lavorare e allattare si può”, della Leche Ligue (lega materna per l'allattamento).
E’ arrivato settembre, il momento per me di tornare al lavoro. I bambini a 9 mesi dicono che sono all’apice dell’ansia da separazione. Sono state due settimane tremende, la prima di “prove” e la seconda invece di dura realtà lavorativa. Lì per lì mi sono maledetta per aver dato la mia parola di rientrare al lavoro (sebbene una generosa proroga mi fosse già stata concessa! in teoria dovevo rientrare a giugno), ma almeno avevo scelto di rientrare part-time, solo 4 ore al giorno.
Avrei preferito che Gaia si staccasse da me dolcemente, coi suoi ritmi, invece di doverla forzare. A oggi non so ancora bene se dopotutto è stata la cosa migliore o se fosse stato meglio rimandare il mio rientro al lavoro quando Gaia avesse compiuto 1 anno. Ma forse sarei impazzita prima.... Non so. L'unico consiglio che mi sento di dare riguardo a questo argomento è di NON decidere mai la data del rientro prima di avere il bambino tra le braccia. Magari no, ma magari cambia tutto.
Comunque, tornando al racconto, Gaia per i primi 2 giorni della seconda settimana ha urlato tutto il suo terrore di abbandono per tutto il tempo in cui io sono mancata, un’esperienza straziante per tutti: lei, me, nonna e babysitter. Poi dal terzo giorno ha cominciato ad adattarsi, migliorando ogni giorno che passava, fino ad arrivare a sorridermi e farmi ciao ciao con la manina quando la saluto ed esco di casa. E’ stata la cosa più difficile della mia vita “abbandonarla” per qualche ora, sapendola piangente. Per me una rinascita avere qualche ora al giorno in cui non dovermi preoccupare di controllare in che guai si stesse cacciando, ma una tortura sapere che lei invece non stava affatto bene senza di me. Anche qui ho sentito addosso i giudizi…”eh, è abituata a stare sempre in braccio alla mamma, attaccata alla tetta…” come se Gaia fosse la prima bambina a lamentarsi dell’assenza della mamma. Come se il fatto che il cucciolo stia con la mamma fosse una condizione creata artificialmente e non piuttosto una predisposizione biologica di tutte le specie di mammiferi. Gaia non ha mai voluto il ciuccio ne alcun tipo di surrogato materno (pupazzetto, copertina ecc), perché non ne ha bisogno: lei ha sempre avuto la mamma. Ma questo, come sospettavo, non significava che aveva bisogno del seno 24 ore su 24. A 9 mesi ormai mangiava di tutto. Era più un problema di sicurezza, si sentiva al sicuro solo con me. Non per niente il famoso "Attaccamento sicuro" di Bowlby è la base di un sano rapporto tra madre e figlio. Consolante. Un pò amara come consolazione, ma...consolante.
Ma presto ha imparato che anche con la nonna non si sta male. Mia suocera è molto brava a farla giocare e ora si diverte come una pazza.
Comunque ammetto che in quei duri due giorni di pianto le mie certezze hanno vacillato, mi sono chiesta se non fosse vero che soffriva così perché l’avevo assecondata dandole tutta la mamma che aveva sempre chiesto, senza cercare mai di allontanarla da me e forse questo ora poteva crearle maggiori difficoltà di separazione. Invece i tempi sono stati gli stessi di quelli di qualunque altro bambino. Ancora una volta ero felice di vedere che le mie scelte erano state sagge dopotutto, la bambina era comunque più sicura di se di quanto non sospettassi. Certo, basta che cambi il tempo o che un dentino faccia capolino sulla gengiva per metterla di pessimo umore, ma paradossalmente sono i giorni in cui benedico ancora di più il fatto di poter “staccare” per qualche ora, lasciandola alla nonna! Quando invece ci sono i giorni “di buona”, in cui è un angelo di collaborazione e buonumore…bhe, non la lascerei a nessuno al mondo e devo ammettere che ne sono un po’ gelosa.
Però sono felice che abbia la nonna invece di doverla portare al nido. La nonna, se si ha la fortuna di avere una suocera o una madre brave come le mie, è davvero il massimo secondo me perchè non lo fa per lavoro ma per puro piacere. Così Gaia rimane nel suo ambiente, a casa sua, e quando è stufa la nonna la porta al parco e là conosce altri bambini e se vuole interagisce con loro. Comunque mi rendo conto che non tutti hanno la possibilità (o la volontà) di affidare i bambini ai nonni, mi ritengo fortunata.
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