sabato 20 aprile 2013

Contatto fisico e Approccio ad alto contatto


L’approccio ad alto contatto è quello che ho adottato io. Significa che:
-         si risponde sempre prontamente al pianto del bambino
-         si prende il bambino in braccio ogni volta che lo richiede
-         si dorme nella stessa stanza col bambino (a letto assieme o anche solo in camera assieme)
-         si allatta a richiesta
-         il bambino è accudito da più persone, non solo dalla madre (tutte persone in linea con questo approccio)
Questo approccio si contrappone a quello a basso contatto. Quello per intenderci che chiede che il bambino venga preso in braccio il meno possibile, anche se piange, che dorma da solo e mangi ad orari stabiliti, che venga adagiato in “contenitori” invece che preso in braccio e che impari a sostituire la madre con surrogati materni (ciuccio, copertina, pupazzino ecc.)
Bhe, non riesco ad immaginare che inferno sarebbe stato scegliere il secondo approccio per il carattere che ha dimostrato Gaia. E’ necessario però aggiungere una cosa: l’ approccio ad alto contatto sarebbe comunque stato molto difficile se non avessi avuto un supporto indispensabile: la fascia. Il primo libro che ho letto dopo la nascita di Gaia è stato “Portare i piccoli” di Esther Weber e quindi ci sono particolarmente affezionata. Mi ha convinto l’idea che, in linea con la mia scoperta di essere un mammifero, il mio cucciolo abbia i bisogni di un animaletto e sia semplicemente puro istinto. Quindi non fa “i capricci”…è solo che il suo DNA gli dice che se viene lasciato solo e non urla come un pazzo morirà di sicuro. Il pianto dei bambini è paura di morire.
E’ un cucciolo si, ma non tutti i cuccioli di mammiferi hanno gli stessi istinti. I gattini ad esempio sono dei nidiacei, ovvero hanno bisogno di fare poche poppate, e stanno bene se lasciati a tenersi caldo tutti insieme, così la mamma può andare a caccia mentre loro se ne stanno zitti. I cavalli invece sono nidifughi, ovvero come nascono si alzano in piedi e seguono la madre ovunque. Il cucciolo d’uomo con l’attento studio effettuato da questa autrice risulta essere un portato passivo. Ovvero non un koala, che si aggrappa alla madre con le sue forze e se ne va in giro con lei (portato attivo), ma un cucciolo che è fatto apposta per stare addosso a sua madre, ma ha bisogno di essere sorretto perché da solo non riesce a restare aggrappato.
Abbracciata questa filosofia, a seguito anche di un incontro informativo sull’uso della fascia a cui avevo partecipato quando ancora ero incinta, ho atteso che Gaia compisse un mese per iniziare ad usarla. Margherita, una mia amica con una bimba di un anno, venne a casa mia a mostrarmi nuovamente come legare la fascia e così…mi buttai. All’inizio era un po’ strano, non ero certa che avrei padroneggiato lo strumento, ma Gaia sembrava apprezzare e mi è bastato insistere ad esercitarmi per qualche giorno per acquisire sicurezza. Ne è valsa davvero la pena perché fino a quel momento Gaia l’avevo tenuta solo con le braccia e ora mi si stavano staccando!! Dei dolori alla schiena, in alto, che non presagivano nulla di buono. E Gaia aveva appena un mese!!
Con la fascia tutti i dolori sparirono e anche ora che lei pesa 10 kg, l’ho passata sul fianco e sulla schiena ok, ma il mal di schiena non lo soffro assolutamente ne finora l’ho mai sofferto. Gaia dimostra di aver un gran bisogno di contatto fisico, lo ricerca spesso. Ed è una gioia poterla accontentare ogni volta che vuole venire in braccio, senza fatica. I primi mesi ricordo che mi sedevo sempre a tavola con la bambina che dormiva nella fascia e le mangiavo sulla testa e i miei suoceri mi guardavano con pietà e mi dicevano ”…ma perchè non la metti giù?” Pensando che io fossi scomoda, che facessi fatica. E io sconsolata non riuscivo a fargli capire che a me andava bene così, che non era un problema, anzi, quella era la soluzione al mio problema, perché se cercavo di metterla giù la bambina si svegliava subito piangendo e allora addio cena, mentre se me la tenevo addosso eravamo entrambe contente e io non ero affatto affaticata, era come mangiare quando ancora avevo il pancione, tutto qui. Solo che non mi facevano male le costole finalmente! Ecco forse l’unica cosa era che avevo lo stomaco un po’ compresso, ma ripeto, sul piano della bilancia i benefici erano troppi paragonati ai piccoli disagi.
Inoltre devo aggiungere che il fatto di essermi portata addosso la bambina per tutti questi mesi mi ha conferito una tonicità muscolare a livello di braccia gambe e glutei che prima della gravidanza non ho mai avuto!! E’ stato come fare un allenamento progressivo di tonificazione muscolare. Altro che palestra, non sono mai stata così asciutta e soda.
Comunque con questa scelta non voglio dire che il passeggino l’ovetto e la sdraietta sono da demonizzare eh? Gaia sta nel passeggino volentieri quando io non ci sono e a volte ci sta volentieri anche quando io ci sono, però è lei a scegliere, è questo l’importante. Che non le venga imposto niente, che i suoi bisogni vengano sempre ascoltati. Non l’ho messa nella fascia perché non volevo metterla nel passeggino, l’ho messa nella fascia perché nel passeggino piangeva, voleva stare in braccio e io sapevo che non erano capricci, ma vero terrore di essere perduta, era bisogno di contatto. Ora che nel passeggino ci sta volentieri in braccio ci viene molto meno, ma le coccole sono sempre le coccole…non gliele si può mica negare!

venerdì 19 aprile 2013

Difendersi dai consigli non richiesti



Passo per una trasgressiva un pò fricchettona ma sinceramente ho imparato a non badarci, perchè questo è l’unico modo per vivere serenamente la mia maternità. Non ho la presunzione di dire che le mamme che non fanno come me sbagliano, ogni mamma è diversa, ogni bimbo è diverso e quindi ognuna deve trovare la propria “formula” della felicità. Io ho trovato la mia e non me la lascio togliere da nessuno.
Il problema della gente che si fa gli affari tuoi è l’unico vero problema che ho riscontrato nella mia esperienza finora.
Ho differenziato due casistiche: disapprovazione degli estranei e disapprovazione di parenti/persone a cui sei affettivamente legata.
Io ho risolto così.
Estranei: fregarsene e andare per la propria strada (la gente tanto non capisce,non posso pretendere che capiscano tutti, concentriamoci quindi solo sulle persone a cui siamo legati affettivamente). Esempio, dialogo tipo con la mia vicina di casa “Dorme nel lettino?” “Dorme benissimo, nel lettone con noi!” “Aaah! Che viziatella!” “No, no, è una scelta.” “Ah.” “Si chiama Approccio ad Alto Contatto. Ne siamo entusiasti!”. Questo di solito fa ammutolire l’estraneo di turno.
Parenti/persone a cui vuoi bene: io ho risolto il problema così. Gaia aveva 2 mesi e io non ne potevo più di piangere la notte a causa della pressione esercitata dalle critiche dei famigliari. Ho invitato tutta la famiglia al completo a cena (ho comprato le lasagne, col cavolo che riuscivo a cucinare) mi sono alzata e ho fatto un discorso al termine del quale la mia bambina si è profusa in gridolini di approvazione, come se avesse percepito che la mia tensione andava finalmente sciogliendosi. Il mio breve discorso faceva pressappoco così “Da quando è nata Gaia, le uniche notti che ho passato piangendo sono state quelle dei giorni in cui mi sono sentita giudicata nel mio ruolo di madre. Del giudizio della gente non mi sono mai preoccupata, ma il giudizio di parenti e persone a cui voglio bene ha un grosso impatto su di me e mi ferisce molto….io so che tipo di madre voglio essere e se dovessi avere dei dubbi vi assicuro che non esiterò a chiedervi aiuto e consiglio. Ma se ciò non avviene, ho bisogno che d’ora in avanti voi semplicemente mi diate fiducia e rispettiate le mie scelte senza intervenire. Ho bisogno di questo ora da voi, altrimenti questi bellissimi momenti che sono i primi mesi di vita della mia bambina rischiano di essere rovinati. So che mi volete bene quindi vi prego, aiutatemi ad essere serena. ” E poi avevo comprato una copia di un libro che ho consegnato a ognuno di loro. Era il libro “Besame Mucho” di Carlos Gonzales ma qualunque libro mi avesse ispirata sarebbe stato uguale, tanto il libro è solo un simbolo, è servito per sancire meglio il concetto. Sono abbastanza sicura che nessuno l’abbia poi letto, ma l’obbiettivo è stato comunque raggiunto perché da quel momento loro hanno fatto un passo indietro e io mi sono sentita davvero rispettata come madre. Ha funzionato alla grande.
Prima di fare quella “cena con discorso” ai parenti anche io avevo cercato di fermare le loro critiche in altri modi, prendendoli separatamente uno ad uno, alzando anche i toni a volte, ma non aveva sortito nessun effetto. E’ stato solo mettendoli tutti insieme e facendogli capire che i loro tentativi di aiutarmi mi erano più nocivi che utili, che è cambiato tutto. Anche perchè mettendoli tutti insieme e facendo un discorso generico ho evitato lo scontro diretto con le specifiche persone a cui quel discorso era diretto.
Un discorso a parte va fatto per il  marito/compagno, il papà del bambino. Lui è necessario che sostenga o per lo meno non ti intralci in queste decisioni la mamma, altrimenti è davvero dura farcela. Ho avuto la fortuna di avere sempre mio marito a supportarmi.

Racconto di uno Splendido Parto

di Elisa  (Mantova - Gennaio 2012).

Cara Irene, ecco le pagine del mio diario che raccontano della nascita di Viola.

38° SETTIMANA
Questa settimana è iniziata in modo interessante, con alcune notti un po’ movimentate tra visite notturne al bagno, doloretti tipo premestruali accompagnato da pancione indurito, le cosiddette contrazioni preparatorie insomma. Sono felice che ci siano queste novità. Però il sonno è profondo e molto riposante. Dormo meglio ora che al 7° mese!
Alla fine di questa settimana c’è la luna piena, chissà se è il tuo treno o se magari aspetterai il prossimo, la luna nuova del 24 dicembre…o magari te ne infischi delle lune e fai di testa tua!
Questa settimana ho concluso le ultime “commissioni”: le pratiche con l’ospedale per la raccolta del sangue del cordone ombelicale, ho ritirato i risultati delle ultime analisi del sangue e del tampone vaginale (negativo!!che bello, ora se mi si rompono le acque so che non ho fretta di andare in ospedale) e ultima visita con la Ollago, che ci ha confermato che va tutto benissimo e che sei già scesa (lo sospettavo visto che devo fare pipì ogni ora e che invece lo stomaco e le costole sono molto più a loro agio! Inoltre quasi ogni giorno sento ogni tanto una pressione lievemente dolorosa, in fondo al pancione:la tua testolina che pesa). Sei intorno ai 3 kg, ne troppo grande  ne troppo piccola, giusta insomma, come d’altronde sei sempre stata.
Insomma, è tutto pronto e tu puoi davvero arrivare da un momento all’altro. Sono un po’ agitata anche se non lo ammetto con nessuno, e mi è venuto in mente che questa mia celata agitazione potrebbe ostacolare l’avvio del travaglio, il che non va bene. Se mi chiedo: “Allora: se il travaglio partisse adesso? Come ti sentiresti?” e mi viene da pensare che mi sentirei più agitata che felice e penserei che non sono ancora pronta, perché devo mettere a posto la contabilità di casa, finire di scrivere una lettera a tuo padre (sto preparando una lettera per lui per il giorno del parto), impacchettare i regali di Natale, pulire il mouse del PC che non funziona bene…tutte scuse insomma. Quindi mi sono ripromessa di mettere a posto tutte queste formalità oggi stesso, così poi non ho più alibi e devo ammettere che sono davvero pronta e decidermi ad inviarti messaggi di “via libera”! Ho letto da qualche parte che il dolore del parto è funzionale proprio al fatto che altrimenti la mamma arriva a un punto tale di simbiosi che altrimenti farebbe fatica ad accettare la separazione che comporta la nascita del bambino. Credo ci sia del vero.
Tuo padre invece non sta più nella pelle, non vede l’ora che tu nasca! Io ovviamente spero che tu nasca entro la 41° settimana perché vorrei proprio evitare l’induzione, ma non ho tutta sta fretta di sentir iniziare il travaglio…anche se dovrei essere molto più tranquilla a riguardo. I dolori già dovrei conoscerli visto che da quando ho 13 anni ho dei dolori mestruali molto forti e avere un minimo di esperienza per saperli affrontare abbastanza bene, e poi il fatto che la Chiara (amica ostetrica) sia disponibile a venire ad assisterci durante il travaglio è molto rassicurante e mi permette di non farmi prendere dal panico di correre all’ospedale di Pieve, che tra l'altro dista un'ora da Mantova. Meglio restare a casa il più a lungo possibile. Forse le mie insicurezze riguardano più che altro la durata del travaglio, perché sono “allenata” a sopportare circa 4 ore, ma non so se davanti a 8-12 ore di travaglio sarò altrettanto brava. Però per lo meno questa volta è un dolore costruttivo, con un fine ben preciso che mi motiva molto alla sopportazione. Comunque devo dire che ho molta fiducia in te. Per come ho potuto conoscerti finora mi sei sembrata una bimba con le idee molto chiare, hai passato nove mesi a testa in giù, come se fossi sempre stata consapevole del tuo obbiettivo, ti sei allenata con singhiozzi e ginnastica, come una piccola atleta, ma hai anche sopportato con molta pazienza questa mamma che non si è molto risparmiata in fatiche e attività, hai guidato me e papà nel nostro rapporto con te, dimostrando il tuo interesse per le nostre carezze, per le nostre attenzioni verso di te. Insomma, so che sarai la mia piccola guida anche nel travaglio e nel parto. Dovrei solo abbandonarmi a te, a cui sembra che il tuo angelo custode abbia dato le istruzioni per uscire di lì, affidarmi a ciò che c’è in serbo per noi. Con tutte le preghiere che hanno accompagnato la nostra gravidanza, davvero non dovrei far altro che affidarmi ciecamente!
Giovedì era festa, L’Immacolata, e io e papà siamo andati al nostro ristorante preferito, Giallo Zucca, a cena. E’ il ristorante dove siamo andati quando abbiamo scoperto la gravidanza e dove abbiamo scelto il tuo nome quindi ci è piaciuto tornare lì ora che manca poco al tuo arrivo. E’ forse una delle ultime cenette che faremo noi due insieme, prima del tuo arrivo, anzi, speriamo che sia proprio l’ultima: ormai devi proprio raggiungerci qua fuori, Viola! Non parliamo che di te!


Alle ore 16:00 dello stesso giorno in cui ti scrivevo qui sopra, dopo aver impacchettato i regali di Natale e scritto la lettera a papà, mi si sono rotte le acque mentre mi accingevo a preparare una torta (ma non ne avevo granchè voglia stranamente…). Come se mi fossi fatta la pipì addosso. Sono corsa in bagno e asciugandomi ho riscontrato un liquido rosato. “Carlo…mi sa che mi si sono rotte le acque” ho detto a papà, che stava giocando con l’Xbox e ha subito salutato i suoi amici dalla cuffietta “Ragazzi, vi saluto, ho l’Elisa che sta poco bene!”. In realtà io stavo benissimo, nessuna contrazione ancora. Rimanendo seduta sul water ho chiamato la Chiara che mi ha risposto subito, dicendo che sarebbe venuta a controllare se si trattava davvero della rottura delle acque. Intanto papà, eccitato ma controllato, ha iniziato a fare mente locale delle cose che c’erano da fare. Io intanto mi dicevo “ma no dai, vedrai che non si sono rotte le acque, sarà un falso allarme…non sto mica per partorire…”. La Chiara è arrivata quasi subito e con uno stick ha controllato se si trattatava di liquido amniotico e lo stick è risultato positivo. Allora visto che ancora non avevo contrazioni ci ha detto che sarebbe tornata dopo un’oretta e ha dato incarico a papà di monitorare le contrazioni in caso cominciassero. Di lì a poco sono cominicati a venirmi gli ormai familiari dolori tipo mestruali. Mi sono sistemata in sala, sul divano, papà ha acceso le luci basse, ha messo su il mio CD di musica rilassante per il travaglio e si è seduto con me registrando con cronometro alla mano la distanza tra una contrazione e l’altra e la durata. Dopo un’oretta è tornata la Chiara, trovandomi in evidente travaglio. Io ero davvero rilassata, era fantastico poter fare il travaglio a casa mia, con Chiara e papà, in quell’atmosfera calma. Tra l’altro il dolore sembrava essere davvero gestibilissimo, quando arrivava la contrazione alzavo un dito e papà faceva partire il cronometro, respiravo profondamente e affrontavo l’onda, che in quello che mi sembrava pochi secondi si spegneva completamente, facendomi tornare totalmente in me, sorridente, e riprendevo a chiacchierare con i miei compagni di avventura. Tutto questo era molto diverso da ciò che finora avevo vissuto come dolori mestruali: 4 ore ininterrotte di dolore all’apice della contrazione, niente pause. Il travaglio era stupendo a confronto! Il dolore vero durava solo pochi istanti per poi scomparire totalmente lasciandomi mezza addormentata. E intanto pensavo “sarà meglio che io cerchi di dormire tra una contrazione e l’altra, sicuramente andrò avanti per tutta la notte e forse anche oltre!” però in realtà non ci riuscivo. Guardavo Chiara e Carlo e mi dispiaceva che loro fossero lì probabilmente ad annoiarsi e chissà per quanto tempo, anche se loro continuavano a ripetermi di non preoccuparmi.
A un certo momento durante una contrazione ho sentito di dovermi accovacciare per terra, dove papà aveva steso un asciugamano (per fortuna) e ho avuto una grande perdita di liquido limpido, che la Chiara ha costatato essere di nuovo liquido amniotico. Risalita sul divano tra una contrazione e l’altra ho anche avuto bisogno di vomitare un paio di volte nel catino che avevo previsto mi sarebbe proprio servito per questo scopo. Ero felice di aver vomitato perché sapevo che questo avrebbe accelerato il travaglio e inoltre vomitare mi dava anche sollievo. Come era sempre successo in anni di dolori mestruali d’altronde.
Stavo in ginocchio, accovacciata contro lo schienale del divano e oscillare il bacino quando arrivava la contrazione era di grande aiuto e sollievo.
Io continuavo a dirmi che sicuramente sarebbe stata lunga…insomma, i dolori veri dovevano ancora arrivare no? Invece no. Erano quelli. Dopo un lasso di tempo indefinito che poi ho saputo essere un paio di ore di travaglio la Chiara mi ha visitatat e detto che se ero d’accordo secondo lei si poteva partire per l’ospedale. Io ho pensato “ma come, di già? no…io volevo fare tutto il travaglio a casa…” però guardando la faccia di papà ho capito che per non farlo preoccupare era meglio partire. Io comunque ero serenissima, sentivo che stava andando tutto bene e avevo fiducia in tutto quello che il mio corpo e tu stavate facendo ed ero sorpresa che fosse tutto così affrontabile, sarei rimasta tranquillamente a casa, chi aveva bisogno dell’ospedale? Mentre papà preparava l’auto io e Chiara siamo salite su in camera. L’idea era quella di farmi un bagno caldo prima di partire. Papà aveva riempito la vasca di acqua bollente ma mentre me ne accorgevo mi è arrivata giusto una contrazione quindi mi sono infilata comunque nella vasca, con l’acqua che scottava. Devo dire che però quella temperatura era fantastica per tenerci in ammollo il pancione e mi ha dato davvero molto sollievo dall’inguine in su! Non appena è finita la contrazione però ho detto “aprite di botto l’acqua fredda!” Avevo tutta la pelle rossa ah ah! Si stava davvero bene nell’acqua comunque e credo che quel bagno abbia davvero aiutato perché quando sono uscita dalla vasca le contrazioni erano davvero molto ravvicinate, tanto che dopo che Chiara mi ha aiutata a rivestirmi, ogni due passi che facevo mi dovevo accucciare a quattro zampe per affrontarle. Abbiamo raggiunto l’ascensore nel quale sono entrata gattonando, con grandi risate di tutti noi tre! Raggiunto il piano terra sono salita in auto che papà aveva riempito con coperte e cuscini e ho trovato la posizione a me più comoda, seduta dritta tra i sedili posteriori e quelli anteriori, un po’ in sospensione, perché appoggiare l’osso sacro sul sedile mi dava molto fastidio. La Chiara a ogni contrazione mi massaggiava vigorosamente la schiena a livello lombare, dandomi tanto solievo. Le luci dei semafori e degli alberi di Natale per strada erano come più vivide, era stranissimo guardare il paesaggio. Papà guidava ed ero felice di vederlo calmo. Verso la fine del viaggio ho cominciato a sentire il bisogno di spingere. Siamo arrivati all’ospedale di Pieve dove mi hanno subito visitata e constatato una dilatazione di 9 cm. L’ostetrica era davvero antipatica e si è arrabbiata perché dovevamo arrivare prima a sua avviso. Io ero felicissima invece di aver fatto tutto il travaglio a casa mia! Era perfetto essere arrivati in ospedale giusto per il parto. Sono stata subito portata in sala parto dove ancora una volta ero completamente serena, zen direi, era come se nella sala ci fossimo solo io Carlo e Chiara, non me ne fregava nulla dell’ostetrica arrabbiata e ho finito per collaborare con le sue richieste lasciandomi mettere il monitoraggio fetale e desistendo dalle mie speranze di mettermi in una posizione di mia scelta per il parto. C'era però una ginecologa bionda, gentilissima, che ricordo ha abbassato le luci e l'ho ringraziata perchè mi faceva piacerestare nella penombra. Ad ogni modo tutto è andato benissimo, Carlo mi era accanto e Chiara mi rassicurava sul fatto che mi sembrasse di non fare progressi mentre invece la tua testolina a ogni spinta avanzava. Infatti dopo circa 45 minuti sei scivolata fuori senza ne tuoi pianti ne mie grida e con un regalo: nessuna lacerazione. Quando ti ho vista mi sono stupita che i miei sforzi avessero permesso il passaggio di tutto quel popò di bimba, mi eri sembrata molto più piccola mentre uscivi. Eri di colore violaceo, con un viso rilassato e tanti capelli neri e nella poca lucidità del momento ho pensato “ecco Viola! È normale che sia di questo colore, è Viola!”. Ho guardato papà che in quel momento scoppiava a piangere per la felicità e ci siamo baciati.

Elisa

giovedì 18 aprile 2013

Perchè leggere e informarsi?




Un manuale lungo una vita
Ci si potrebbe chiedere perché mai leggere dei libri sul parto, sull’allattamento, sulla cura sulla psicologia e sull’allevamento dei bambini. Ho conosciuto donne che sostenevano di non voler leggere nulla per “non farsi influenzare”, perché volevano seguire il loro istinto. Il problema è che comunque sei influenzata, anche se non leggi dei libri. Si viene influenzati dalle aspettative e credenze della gente, dai bombardamenti dei media,  dalle pubblicità che ti fanno credere indispensabili materiali di consumo che indispensabili non sono (come il girello, lo sterilizzatore, la stanzetta del neonato…) che ti fanno credere che un bambino affezionato al suo biberon sia più psicologicamente sano di uno affezionato alla mamma e alle sue tette. Ci sono donne che si rifiutano di informarsi ma poi guardano programmi come SOS Tata, che danno ottimi consigli a volte ma a volte pessimi, secondo il mio parere (leggendo libri, ho potuto avere dei termini di paragone). C’è l’immagine stereotipata del bambino col ciuccio in bocca, nel passeggino, che indossa un paio di piccoli jeans o vestitini tanto belli quanto scomodi per i suoi movimenti, il bambino che “impara” a dormire da solo nel lettino abbracciato a un pupazzo, imparando a fingere che quello sia la sua mamma…e le persone di fronte a queste immagini generalmente sorridono commosse…a me fanno un po’ tristezza invece. Vedo un bimbo-bambolotto, vestito con abiti non pensati per la sua comodità ma per l’effetto scenico che hanno sugli adulti (in fondo è l’adulto che sborsa i soldi!), vedo bambini che si sono dovuti accontentare di surrogati materni quali il biberon o il pupazzetto, perché la loro mamma non c’è o non vuole concedergli il contatto fisico che loro richiedono, o nella quantità che loro richiedono.
Bhe, non credo che questo significhi “seguire l’istinto materno”, al contrario, credo significhi rinunciare a mettere in discussione le aspettative della società, non chiedersi perché a volte una regola da seguire “per il bene di tuo figlio” fa stare male sia te che tuo figlio. Non approfondire.
Ma qui si tratta della cosa più importante del mondo: i bambini. Il nostro futuro. Meriteranno un po’ di approfondimento gli argomenti che riguardano la loro salute psicofisica?
Bhe, Il mio istinto mi diceva che non sapevo nulla di bambini e che non volevo fermarmi ad ubbidire ciecamente ai consigli della televisione, dei conoscenti o dei medici. Volevo sapere il perché quei consigli erano ritenuti quelli giusti per crescere un bambino, volevo risalire alla fonte. Così ho intrapreso una vera e propria ricerca antropologico-pedagogica. Credo di aver letto più di una trentina di libri . In alcuni di questi ho trovato la risposta a uno dei miei dubbi più grandi: perché nei paesi industrializzati, nella nostra società moderna insomma, l’uomo ha disimparato a partorire (terrore del parto) ad allattare (com’è che solo le madri occidentali non hanno il latte??) e a prendersi cura dei bambini ascoltandoli e osservandoli e non applicando semplicemente un manuale uguale per tutti,(visto che nessun bambino è uguale all’altro). Perché abbiamo perso completamente fiducia nel nostro corpo e nella perfezione con cui Dio, o l’evoluzione se si vuole, ha creato sia madre che bambino? Perché è tutto così difficile insomma?
La risposta illuminante è stata questa. Una gatta, che sia selvatica o che sia domestica, che non abbia mai visto un’altra gatta allattare e prendersi cura della prole, sarà comunque in grado di farlo, per istinto. Una scimmia no. Scimpanzé e gorilla che in cattività non hanno mai VISTO allattare e curare la prole non saranno capaci di far sopravvivere il loro cucciolo. Perché i primati questi comportamenti li IMPARANO, così come un bambino impara a camminare perché vede gli altri farlo. Un bambino che cresce tra i lupi non imparerà a camminare. Ne consegue che chi pensa di non informarsi sulla cura della prole pensando di “seguire l’istinto” resterà deluso perché non esiste questo istinto in natura per noi. Chi non ha altri modelli di riferimento se non quelli disponibili divulgati dai media arriverà naturalmente alla conclusione che il biberon è più evoluto della tetta, (perché i produttori di latte in polvere non ci guadagnano nulla se il bambino succhia dal seno), che il parto è un problema da affrontare e non una tappa fondamentale della sessualità di una donna, (il terrorismo fa molto skoop) che e inconsapevolmente divulgherà a sua volta queste credenze

La mia situazione, non posso negarlo, parte con degli ottimi presupposti. Possiamo permetterci una colf, ho dei genitori fantastici e dei suoceri bravissimi e disponibili, ho un marito spettacolare. Non tutte le mamme sono così fortunate, me ne rendo conto. Però credo che qualunque mamma, se vuole, ha accesso alle informazioni che ho trovato io e che servono per potersi “confezionare” la propria formula della felicità, basta non fermarsi al “si fa così” detto da qualcuno, e scegliere di essere artefici della propria serenità, dalla quale dipende poi quella del nostro bimbo.
Alcuni libri resteranno sempre nella mia biblioteca privata. Sono stati un sostegno importante e una fonte di informazioni e di consigli che ho sperimentato su Gaia e ho quindi potuto selezionare i comportamenti che con lei funzionavano bene, facilitandomi la vita.
Mi hanno fatto capire che i miei dubbi, timori e sensazioni erano condivisi da molte altre persone. Per me sono stati essenziali per mantenere la mia autostima. Ma nessuno di essi è per me una “Bibbia”. Io ho assimilato, elaborato, riassunto e composto un mosaico di informazioni, idee e filosofie di pensiero.
Non applico un “manuale”. Ho “creato” il mio e ne sono molto felice.
Sono consapevole che è solo l’inizio, la mia bimba è piccola e la vita lunga.
Ma, si dice, chi ben comincia…

Aiuti per affrontare travaglio e parto.


Tratti dal libro La Gioia del parto, di Ina May Gaskin.


-         Il Calore: Fare un bagno caldo (solo se non si sono rotte le acque). Tenere i muscoli rigidi è molto difficile quando ci si trova nell’acqua calda.
-         Una borsa d’acqua calda all’altezza dei reni sarà di grande sollievo
-         Un massaggio sulla schiena sul collo e sulle gambe. Scuotendo i muscoli di natiche e cosce si riesce ad ottenere un metodo efficace di rilassamento per molte donne in travaglio. Questo metodo viene applicato istintivamente in diverse parti del mondo, il che indica il valore universale di questa tecnica.
-         Movimento e forza di gravità: fare una passeggiata, muoversi, camminare. Generalmente le posizioni e le attività scelte dalla partoriente per alleviare il dolore sono proprio quelle che favoriscono il travaglio o mettono il feto nella posizione giusta per il parto e migliorano la circolazione. Il movimento aiuta la dilatazione della cervice durante la prima fase del travaglio. Le posizioni comuni sono sedersi, inginocchiarsi, stare in piedi, accovacciarsi o mettersi a quattro zampe.
-         Bere: bere molto può prevenire la disidratazione e inoltre stimola il movimento mandandoti spesso in bagno. Stare sedute sul wc inoltre rilassa la muscolatura pelvica e aumenta la pressione del bambino sulla cervice e la discesa nel canale del parto.
-         Respiro: respirare lentamente e profondamente a bocca aperta. Respirare a fondo e lentamente può cambiare le sensazioni corporee della donna, così come i suoi pensieri. Provoca un generale rilassamento dei muscoli del corpo, specialmente quelli del pavimento pelvico oltre ad essere utile per l’espansione polmonare che aumenta la disponibilità di ossigeno per madre e bambino.
-         La componente sessuale del parto: i benefici che tecniche come la stimolazione dei capezzoli apportano all’andamento del travaglio sono di gran lunga superiori al rischio di provocare imbarazzo in chi vi osserva. La stimolazione dei capezzoli è uno dei migliori metodi per far ripartire un travaglio bloccato o accelerarne uno in corso poiché stimola la produzione di ossitocina naturale.
-         La legge dello sfintere: i travagli che non portano a un parto normale dopo un ragionevole spazio di tempo sono spesso rallentati o bloccati a causa di mancanza di intimità, paura o stimolazione della parte sbagliata del cervello della donna in travaglio. Gli sfinteri (bocca, ano, vagina) come ogni muscolo involontario, sono condizionati dalle emozioni, funzionano meglio in un’atmosfera rilassata, nell’intimità e in un luogo privato. Non reagiscono a un comando tipo “Spingi!” o “Rilassa!”. Si possono chiudere all’improvviso se un soggetto si arrabbia, viene spaventato o umiliato, perché alti livelli di adrenalina non favoriscono l’apertura degli sfinteri, talvolta li bloccano addirittura. Lo stato di rilassamento della mascella è direttamente correlato alla capacità della cervice della vagina e dell’ano di aprirsi completamente. Una delle migliori forme di analgesia è il sorriso o ancora meglio, la risata. “dico spesso che la parte bassa del nostro corpo funziona meglio quando quella alta (la mente) si diverte. E’ stupefacente come lavori meglio quando pensiamo a lei con umorismo e affetto piuttosto che con terrore e vergogna.”
-         La bocca: Se ho i muscoli del viso contratti, incoraggiami a rilassarli e ad aprire la bocca, rilassare la bocca aiuta a rilassare la cervice. “Le donne le cui bocche sono rilassate e aperte durante il travaglio e il parto raramente incorrono in lacerazioni. Questo effetto viene rafforzato se si emette anche un suono, sufficientemente basso da far vibrare la cassa toracica, al movimento dell’espirazione.” Non tutte le donne sono delle cantanti professioniste ma ognuna può intonare qualcosa mentre sta per partorire. Emettere suoni bassi con la bocca è utile al rilassamento. “L’ostetrica mi disse “Ok, bene così, sono suoni positivi, vai benone”. Tra una contrazione e l’altra cantavo “Omm, omm” un suono rilassante emesso a gola aperta. L’ostetrica a un certo punto mi suggerì di prendere un bel respiro e far vibrare le mie labbra come una pernacchia, come il verso del cavallo, perché era impossibile che la cervice rimanesse chiusa facendo questo movimento con la bocca.” Le donne che hanno provato questa tecnica quando hanno dolori mestruali l’hanno trovata estremamente utile per alleviare il dolore.
-         Baciarsi produce ossitocina. “Un’ostetrica suggerì a me e mio marito di baciarci durante le contrazioni, diceva che per lei era stato veramente utile durante i suoi parti.”
-         Connessione mente-corpo: Ricordare alla donna che il bambino sente la sua forza e anche la sua angoscia. Molto spesso una madre giunge a capire che non ha nulla da perdere parlando positivamente. Allora potrebbe dire a sua marito quanto gli vuole bene per esempio. “Non ho mai visto la cervice di nessuna donna rimanere serrata e inflessibile al suono di parole dolci e positive”.
-         Non respingere le contrazioni. Ogni contrazione, specialmente le più forti, avvicinano al momento del parto, sono quindi positive e devono quindi essere “desiderate” non temute. Non vanno affrontate come “contrazioni uterine” ma come “sensazioni interessanti che richiedono tutta la tua attenzione”. Una donna che soffre forti dolori mestruali è già, in qualche misura, allenata e ciò la dovrebbe aiutare a partorire senza essere terribilmente spaventata dal dolore in se stesso.
-         Visualizzare l’utero come una caverna inondata dall’oceano. Ogni onda che entra nella caverna viene poi spazzata via dalla bassa marea. Cerca di arrenderti a queste ondate e lasciati cullare.
-         L’uomo è un mammifero ed è in grado di affrontare un parto come qualunque altro grosso mammifero esistente sulla terra. Realizzare durante il travaglio questa verità aiuta ad affrontare con istintualità questa esperienza.
-         “Focalizzare l’attenzione su tutte le altre donne del mondo che si trovavano in travaglio come me non mi faceva sentire sola.”
-         “Mi resi conto che dovevo focalizzare la mia attenzione sul rimanere aperta. L’ostetrica mi disse di avere fiducia nel mio corpo che non avrebbe mai fatto nulla che non potesse sostenere.”
-         Udire qualcuno che dice che sta andando tutto per il verso giusto fa realmente sentire meglio. Frasi come “Stai ancora facendo progressi!” e “Sono certo che ce la farai” sono di enorme aiuto. “Era seduta sul letto tra le braccia di suo marito. Lui le sussurrava nell’orecchio che era meravigliosa lei fu certa di aver sentito aprirsi la cervice dopo aver udito quelle parole. Chiese al marito di ripetere quelle parole e lei sentì ancora la cervice che si apriva. Presto la cervice fu completamente dilatata e la donna partorì. Cosa c’è di più liberatorio per un padre in attesa di sapere che le sue parole piene di amore possono essere in grado di dare forza ed energia alla sua compagna per facilitarle il parto?”. “ Quante volte ho visto gli occhi di una donna spalancarsi per lo spavento per il potere delle contrazioni. Quando vedo quegli occhi so quali sono le parole che possono0 alleviare quel tipo di paura: Non ti preoccupare, non ho visto mai nessuna esplodere o dividersi a metà, uscirà solo il bambino, il tuo corpo è molto saggio, spinge fuori solo quello che deve uscire. Ciò che accade è che con il sollievo e la gratitudine arriva un’ondata di endorfine, oppiacei naturali.” “Portare un bambino in grembo deve essere privo di pericoli per le donne civilizzate quanto lo è per le selvagge!”.
-         Se la dilatazione subisce un arresto, incoraggiare a dire qualcosa di positivo. “Cominciai a dire “Penso di farcela” e poi ”So che ce la posso fare” “Posso aprirmi ancora di un centimetro” “Voglio solo aprirmi”e il bambino entrò nel canale da parto. Il parto è la prova che mente e corpo sono una cosa sola. Nel momento in cui la mia bocca si è aperta e ha lasciato uscire parole positive anche il collo dell’utero si è dilatato molto più che in precedenza.” “Dopo un po’ la visitai per vedere a che punto era la dilatazione e lei mi disse “Voglio solo lasciare uscire questo bambino”. Mentre diceva queste parole la cervice si dilatò di altri due centimetri sotto le mie dita. Fantastico pensai che si riesca a dire al proprio corpo esattamente cosa si vuole e che si riesca ad ottenerlo”
-         “Quando le contrazioni si fecero più forti mi suggerì di guardare qualcuno negli occhi.Le ostetriche hanno avuto fiducia in me e nel mio corpo e in loro non ho visto gli sguardi corrucciati e preoccupati, non pensavano che ero troppo lenta.”
-         “E’ importante ricordare che i nostri corpi devono essere progettati piuttosto bene altrimenti come si spiega che vi siano così tanti esseri umani anche in paesi del terzo mondo?”
-         Il dolore del parto: Quando ci si ferisce e si sente dolore il messaggio del dolore è “Vattene via!” oppure “Difenditi!”. Il Messaggio mandato dal dolore del parto è completamente differente. Dice: “Rilassa i tuoi muscoli pelvici. Lasciati andare, arrenditi. Segui la marea, non combatterla perché è più grande di te”. Durante una contrazione potrebbe capitare di sentirsi terribilmente lacerate ma i modi calmi e comprensivi e le parole di chi assiste possono comunicare che non c’è nessuna lacerazione in atto. La coscienza di ciò in questi momenti è così rassicurante  che spesso è possibile percepire il dolore che diminuisce o le proprie capacità di sopportazione che aumentano. “Sono le donne che fanno del loro meglio per venire incontro alle contrazioni e lavorare con loro che mi sembrano più portate ad avere un parto orgasmico”. La cosa interessante del dolore del parto è che si tratta di un dolore nitido, una volta che l’esperienza si è conclusa non c’è più, accade senza causare alcun danno al corpo. La donna che partorisce senza interventi chiude i conti con il dolore quando il bambino nasce.
-          “Lo sgabello da parto mi è stato utile per accelerare la discesa del bambino”
-         L’uso dell’epidurale aumenta i rischi di lacerazioni del perineo, il ricorso all’episiotomia, uso di ventosa e parto cesareo. Per questo è utile incoraggiare la donna a fidarsi delle sue capacità per poter evitare l’epidurale. L’utilizzo appropriato dell’epidurale è indicato nei seguenti casi: parto cesareo, travaglio abortivo, sofferenza fisica percepita come intollerabile in travaglio, fobia del travaglio, motivi medico-internistici che sconsigliano lo stress da travaglio.
-         Quando una donna arriva a dire frasi come “Non ce la faccio più” è sicuramente giuta al termine della dilatazione. Pertanto il travaglio è ormai avviato alla conclusione.
-         Non bisogna desiderare di spingere durante il travaglio, il parto non è un avvenimento atletico. E’ il corpo a dirti quando è il momento di spingere. Anticipare le spinte fa solo perdere energie essenziali facendoti arrivare esausta al momento delle vere spinte.
-         Anche se suona brutto, il vomito ha una sua funzione: un forte conato di vomito spinge in avanti il collo dell’utero facendo scivolare il bambino verso il basso. Di solito avviene poco prima che arrivi il moneto delle spinte.
-         Il perineo: la natura in tutte le sue azioni, intende adattare i suoi mezzi a un fine e il perineo non è certamente stato creato per essere lacerato. La maggior parte delle donne è ben equipaggiata per fare figli senza la più piccola lacerazione, ovviamente con un aiuto appropriato, una buona preparazione, una giusta atmosfera e riguardo nei loro confronti.
-         “43 delle prime 50 nascite che abbiamo assistito sono avvenute senza lacerazioni o episiotomia. Le 7 donne che avevano avuto bisogno di punti avevano avuto solo piccole lacerazioni.” “Judy mi aveva insegnato che una donna riesce a incrementare la larghezza della sua vagina durante il parto, dirigendo la sua attenzione nella giusta direzione, la fiducia di aprirsi” “Gli uomini danno per scontato che il loro organo sessuale possa diventare grosso e poi tornare piccolo senza alcun danno. Gli organi genitali delle donne hanno capacità simili, la differenza è che la congestione vascolare dell’uomo è a lui visibile, quella della donna no.”
-         Ridere durante il momento di incoronamento rilassa il perineo ed evita lacerazioni. “Quella risata, nel massimo momento di incoronamento rilassò il perineo al punto che nonostante la sensazione di bruciore che sentiva e una testa di 38 cm di diametro riuscì a partorire senza neanche un graffio.”
-         “Non mi lacerai ne mi fecero l’episiotomia. L’ostetrica aveva usato dell’olio caldo per massaggiarmi il perineo mentre stavo incoronando. Io poi avevo cercato di rimanere rilassata mentre partorivo. Tenendo faccia e muscoli del collo rilassati ed emettendo dei piccoli suoni ci riuscii grazie anche all’incoraggiamento e alle rassicurazioni delle ostetriche.”
-         Quando la testa del bambino sta per uscire cercate di rallentare il più possibile le vostre spinte.
-         “Alcune donne usano stimolare il clitoride mentre il bambino emerge. Questo atto sembra incrementare la vasodilatazione della vagina il che spiega come io non abbia mai assistito alla benché minima lacerazione nelle donne che hanno usato questo metodo di rilassamento durante il parto.”